Il grasso lavora, e resiste
Le nostre idee sul grasso (tessuto adiposo, per essere più precisi) sono cambiate ra-dicalmente negli ultimi tempi: quello che ieri veniva visto semplicemente come un deposito per l'energia in eccesso è oggi considerato un organo alla pari del pancreas e della tiroide che partecipa attivamente al controllo del metabolismo.
In che modo? Non tutto è ancora chiaro. Sicuramente producendo una serie di ormoni tra i quali la resistina, una molecola che nei topi induce l'insulinoresistenza.
Ciò che vale nei topi vale anche per gli esseri umani? Se è così un farmaco potrebbe essere sviluppato visto che le molecole tipo PPARg/RXR sembrano agire proprio inibendo la resistina e riducendo l'insulinoresistenza.
La storia della resistina e dei suoi antagonisti è solo all'inizio, ma potrebbe rivelarsi una nuova frontiera della terapia farmacologica del diabete.
Pressione sotto pressione
L'ipertensione è un frequente "compagno di viaggio" del diabete.
Tre studi apparsi sul British Medical Journal e basati su trial di lungo termine condotti dal gruppo che ha "firmato" il famoso UKPDS sottolineano la necessità di curare l'ipertensione almeno quanto il diabete stesso.
Abbassando la pressione arteriosa l'incidenza di complicanze si riduce infatti del 24% a parità di qualità nell'autocontrollo.
Farmaci da tempo in uso come Beta-bloccanti e ACE-inibitori appaiono al riguardo egualmente efficaci.
Glicemia: misurarla a 30 anni
"Diagnostichiamo il diabete con un ritardo che va da 6 a 10 anni" ha affermato Jaime Davidson, copresidente di una commissione incaricata dall'American College of endocrinology di creare delle linee guida per la diagnosi del diabete. Secondo Davidson, lo screening del diabete si impone già "nel mezzo del cammin di nostra vita", come diceva Dante, vale a dire tra i 30 e i 45 anni.
Per popolazioni a rischio si intendono persone sovrappeso o che svolgono una ridotta attività fisica, figli o nipoti di persone che hanno avuto il diabete e donne che hanno avuto il diabete in gravidanza.
Anticipare il controllo è necessario sia perché il diabete di tipo 2 tende a presentarsi sempre più presto nel corso della vita sia perché la soglia oltre la quale si può parlare di diabete è stata ridotta.
Le armi: dieta ed esercizio
È costato circa 170 milioni di dollari (circa 400 miliardi di lire, 200 milioni di euro) lo studio (Diabetes Prevention Program) finanziato dai National Institutes of Health americani, dall'American Diabetes Association e da altre istituzioni pubbliche e private, che ha coinvolto per 3 anni 3.243 persone di età compresa tra i 25 e gli 85 anni, in sovrappeso e con ridotta tolleranza al glucosio, una condizione che spesso precede il diabete.
I partecipanti sono stati assegnati in maniera casuale a uno di questi gruppi: il primo gruppo ha previsto energici e sostanziali interventi sugli stili di vita (riduzione del 7% del peso, dieta a basso contenuto di grassi, attività fisica per 2,5 ore settimanali; il secondo una cura a base di ipoglicemizzanti orali tradizionali (metformina); il terzo un semplice placebo. Nel primo gruppo, che non utilizzava nessun farmaco, si è vista una riduzione del 58% del rischio di sviluppare il diabete, nel secondo del 31%. La differenza di efficacia tra i due gruppi è risultata ancora più evidente nei pazienti di età inferiore ai 60 anni e meno "rotondi". Dieta ed esercizio fisico sono importanti perché migliorano la sensibilità all'azione dell'insulina.
Ultima modifica: marzo 2002
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