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Una nuova sfida

Oggi al Medico di Medicina Generale si chiede di divenire il protagonista della prevenzione e delle patologie croniche, un'evoluzione che rappresenta una sfida culturale e organizzativa. "Con una battuta potremmo dire che dalla "sanità ingrata" si arriva alla "sanità integrata"", riflette Brignoli; "dopo essere stato un po' dimenticato il Medico di base diviene il perno dei nuovi approcci sanitari e questo richiede al Medico un cambiamento organizzativo profondo". Medea elenca alcuni di questi cambiamenti che si diffonderanno in futuro: "Visite per appuntamento, orari di apertura ampi, una segretaria che segue gli aspetti burocratici e che magari ricorda al paziente le visite programmate da tempo, la disponibilità in studio di alcuni presidi diagnostici e soprattutto delle conoscenze per interpretarne i risultati".
Probabilmente tutto questo incentiverà i medici di medicina generale che oggi nella stragrande maggioranza dei casi lavorano ciascuno nel suo studio, ad abbracciare la medicina di gruppo, cioè a unire l'attività di più MMG in grandi studi condivisi.

Medicina di gruppo
"Fare medicina di gruppo non vuol dire spezzare il rapporto personale di fiducia tra il paziente e il "suo medico"", avverte Brignoli, medico di Medicina Generale a Palazzolo sull'Oglio, "ma solo riempire questo rapporto di contenuti e di servizi". "Sul piano culturale, il Medico di Medicina Generale dovrà seguire più da vicino standard precisi, le cosiddette linee guida, che lo aiuteranno a fare meglio quello che ha sempre fatto", riflette Medea, 45 anni, Medico di Medicina Generale a Calcinato. La sfida lanciata dal disease management, vale a dire dalla gestione della patologia presa nel suo complesso e non per singolo caso, ricade anche sull'Ospedale. "Dobbiamo iniziare a parlare linguaggi comuni. Fino a ieri l'Ospedale operava come se al di fuori dei suoi cancelli non vi fosse nulla e nemmeno il medico di base collaborava a uno scambio di informazioni", commenta Medea. Un cambiamento culturale deve avvenire anche nell'opinione pubblica.
"Tutti guardiamo i serial Tv che inneggiano agli Ospedali e ai Pronto soccorso americani", riflette ironico Medea; "arriva un paziente in ambulanza con una gamba in cancrena e in tre minuti organizzano un'amputazione perfetta. Nel serial però non si spiega come ha fatto quel paziente ad arrivare alla cancrena. La risposta è che negli Stati Uniti ci saranno anche Ospedali efficientissimi, ma la primary care non esiste e i - cattivi - risultati si vedono".

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Ultima modifica: marzo 2002

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