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Perché portiamo il diabete in piazza
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Emanuele Bosi, responsabile dell'Unità di Diabetologia
ed endocrinologia dell'Istituto scientifico Ospedale San
Raffaele di Milano, da lui coordinato.

Perché portiamo il diabete in piazza

Il 14 novembre, Giornata Mondiale del Diabete, è 'celebrato' in tutta Italia con una serie di manifestazioni ed eventi. Obiettivo: sensibilizzare la popolazione sulla necessità di diagnosticare in anticipo e curare con impegno questa diffusa e importante patologia.

Anche in Italia il 14 novembre sarà un giorno diverso. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, le due principali Società scientifiche italiane, sostenute dalle Aziende farmaceutiche e dalle Associazioni dei pazienti hanno deciso di 'parlare di diabete in piazza'. Il 'Diabetes Day' vedrà manifestazioni e conferenze stampa a Roma così come in molte città d'Italia, e pagine sui quotidiani. L'aspetto più vistoso sarà lo 'screening' gratuito della glicemia. Organizzatore del Diabetes Day è un comitato denominato Diabete Italia, coordinato tra gli altri da Emanuele Bosi, responsabile dell'Unità di Diabetologia ed endocrinologia dell'Istituto scientifico Ospedale San Raffaele di Milano e composto da membri della Associazione medici diabetologi e della Società italiana di diabetologia.

Perché andare 'in piazza' a parlare di diabete?
Perché sentiamo nostro dovere come Medici creare una maggiore sensibilità, diciamo anche 'preoccupazione' verso questo problema che è forse sottovalutato. Le persone con il diabete di tipo 2 in Italia sono circa 2,5 milioni. E aumentano continuamente: siamo davanti a una vera epidemia. Nel 2000 l'Organizzazione Mondiale della Sanità stimava che 151 milioni di persone nel mondo avessero il diabete. Per il 2010 la previsione è di 221 milioni: una crescita del 46% in soli dieci anni.

Si conoscono le cause di questo aumento?
Sì: il cambiamento nelle abitudini alimentari e nello stile di vita. Una dieta ad elevato apporto calorico e la sedentarietà sono alla base del diabete e di tutta una serie di condizioni: l'obesità, l'ipertensione, l'iperlipidemia che sono spesso associate al diabete.

E poi c'è la popolazione che invecchia...
Certo anche questo conta. Ma bisogna sfatare il mito del diabete di tipo 2 come 'malattia degli anziani'. È vero che sopra i 65 anni una persona su sette ha il diabete, ma vediamo le prime forme di diabete di tipo 2 comparire intorno ai 40 anni, spesso perfino negli adolescenti! Questo è grave perché i danni del diabete sono proporzionali alla durata della malattia.

E quanti di loro non lo sanno?
Almeno un terzo. Il diabete non dà sintomi: né dolori né disturbi. Eppure basta un esame semplicissimo della glicemia almeno per far suonare un campanello. Tanto prima si conosce il problema, tanto più è facile intervenire.

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Ultima modifica: ottobre 2002

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