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Ho appuntamento con l'infermiera

Al Centro di Diabetologia del Polo Sanitario di Colorno, nel distretto sanitario territoriale di Parma, è stato avviato un Ambulatorio educazionale infermieristico, un esperimento nel quale le infermiere gestiscono in autonomia un percorso educazionale per i pazienti diabetici.

Da sinistra: Cristina Cimicchi responsabile della UOS Ambulatori Diabetologici presso il Dipartimento cure primarie del Distretto sanitario di Parma, Tiziana Risolo (in verde) e Paola Saccò
 
«La persona con diabete, questo è noto, spesso intrattiene con il personale infermieristico un dialogo privilegiato, complementare ma diverso da quello che svolge con il medico», esordisce Maria Cristina Cimicchi responsabile della UOS Ambulatori Diabetologici presso il Dipartimento cure primarie del Distretto sanitario di Parma. All'infermiera si fanno domande o si chiede di risolvere problemi che si ha timore di sottoporre al diabetologo. «Ci siamo chiesti: visto la buona empatia comunicativa che si è riusciti a instaurare con i pazienti, perché non creare un ambulatorio educazionale con l’obiettivo di migliorare la gestione della malattia e rendere più consapevole e partecipe il paziente in tutto il percorso?» spiega Tiziana Risolo, infermiera presso il Servizio di diabetologia di Colorno diretto da Carlo Percudani, dove è nato, all'inizio del 2008, il progetto 'Ambulatorio educazionale infermieristico'. «Il progetto è nato proprio dall'analisi dei bisogni del paziente e dalla constatazione di numerose lacune nella gestione quotidiana dell’autocontrollo glicemico, del trattamento insulinico e delle modifiche dello stile di vita. Partito a livello sperimentale, visti i positivi risultati, la gestione completamente infermieristica dell’ambulatorio ha motivato l’implementazione dell’attività educativa, racconta la Risolo che descriverà la progettazione del percorso educativo nella sua tesi di Master per coordinamento.

Perché io sono qui?
Non si tratta solo di impreparazione 'tecnica'. «Se parliamo di persone che da poco accedono al servizio specialistico, la prima domanda non sempre posta è "Ma perché io sono qui?". Molte persone non capiscono perché devono cambiare le loro abitudini e seguire terapie farmacologiche a fronte di una malattia che non dà sintomi e non crea problemi», racconta Tiziana Risolo.
«A questo si aggiunge la difficoltà a riconoscere l'ipoglicemia o a praticare correttamente l'iniezione di insulina», aggiunge la Dr.ssa Cimicchi che fa parte del Direttivo della Sezione regionale AMD Emilia Romagna. «Queste informazioni erano sicuramente state date al paziente dal medico ma dobbiamo tener conto che spesso, nel dialogo con il medico, il paziente è 'nel pallone' deve assorbire molteplici informazioni e insieme lo shock di una diagnosi o di un aggravamento della situazione o di una nuova terapia».
Occorre quindi una attività importante di rinforzo delle informazioni. Concretamente l'Ambulatorio diabetologico è articolato su tre giornate settimanali, l’attività educativa è sempre parallela alla gestione clinica.

Un carretto di idee male affastellate
Quando ci sono pazienti che appaiono più disorientati e in peggiore controllo metabolico, le infermiere effettuano un intervento educativo individuale orientato sulle problematiche emergenti richiamando il paziente e coinvolgendo, se necessario, anche i familiari. Vengono previsti eventuali 'rinforzi' educativi programmati a secondo della risposta ottenuta.
In ogni modo un check-up 'informativo' viene fornito a tutti i pazienti in corso di preparazione pre-visita «cerchiamo di capire cosa sa questa persona del suo diabete», spiega Paola Saccò, infermiera professionale del Team di Colorno «l'infermiera che ha seguito questa fase accompagna poi il paziente nello studio del diabetologo e assiste alla visita. In questo modo, quando la visita termina, la persona torna nell’ambulatorio dell'infermiera e, insieme a lei, passa in rassegna tutte le informazioni e le prescrizioni fornite dal medico nel corso della visita. In questa sede, se necessario, forniamo il necessario addestramento all'uso del lettore della glicemia o a tutto quello che prevede un trattamento insulinico». «La persona con diabete esce dall'incontro con il medico con un 'carretto' carico di idee affastellate: l'infermiere lo aiuta a riordinare il carico», esemplifica Maria Cristina Cimicchi.
Se la visita prevede la prescrizione dell'autocontrollo glicemico, l'infermiera non solo sceglie lo strumento più idoneo e addestra il paziente all'utilizzo «ma dà al paziente un appuntamento per un controllo, registrato tramite il centro Unico di Prenotazioni, da lì a una settimana, si chiede al paziente di portare un diario e di raccontare le eventuali difficoltà che ha trovato nell'esecuzione dell'automonitoraggio. Se invece la persona deve iniziare con l'insulina, allora prevediamo due o tre appuntamenti nelle settimane a seguire. Nel corso di queste visite non solo rafforziamo le conoscenze e la motivazione, ma rispondiamo ai tanti quesiti posti dal paziente, aiutandolo e seguendolo nel programma educativo, incoraggiando tutti i suoi progressi e senza mai colpevolizzare gli insuccessi che richiedono sicuramente un’analisi e una ripartenza da zero, specifica Tiziana Risolo. L'ambulatorio infermieristico ha programmato la sua attività di rinforzo un giorno alla settimana ma è a disposizione con accesso diretto per le persone che necessitano di un dialogo con le infermiere, per ricevere risposte alle loro problematiche.

Protocolli condivisi
«Una delle particolarità di questa sperimentazione è data dal fatto che le infermiere sono in grado di gestire un trattamento con insulina, adeguando i dosaggi al target definito dal medico sulla base di uno specifico algoritmo che abbiamo condiviso», puntualizza Maria Cristina Cimicchi, «questi protocolli prevedono le situazioni in cui è previsto l’intervento del medico, per le modifiche sostanziali della terapia».
L'esperimento è stato avviato da alcuni mesi e i primi risultati saranno valutati nella primavera prossima e presentati al Convegno Nazionale AMD di Rossano Calabro. «La nostra impressione è che ci sia stato un miglioramento dei valori della glicata, nella correzione delle ipoglicemie e nella diminuzione del peso. Molto probabilmente cercheremo di estendere questo modello o almeno i principi, alle infermiere che lavorano nelle case di riposo del distretto e a chi segue a domicilio le persone con diabete», conclude Maria Cristina Cimicchi.

Ultima modifica: novembre 2010

 
 
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