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Preparati alla visita

Arrivare preparati alla visita e fornire al Diabetologo tutte le informazioni necessarie. Così il paziente può trarre veramente il meglio dagli incontri periodici con il Team che lo segue, ottenendo il massimo supporto possibile.

 
ANGELO VENEZIA, Responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia e Malattie metaboliche dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera.

Da molti anni il diabetologo si interroga su come migliorare il dialogo con il paziente. La ragione è semplice: la gestione quotidiana del diabete è un compito che solo il paziente può affrontare. Il Medico e la sua squadra possono fornire le informazioni giuste, verificare i risultati, parlarne con il paziente, correggere il tiro, ma in campo c’è la persona a giocare la sua partita. Il dialogo quindi è un momento centrale. Angelo Venezia, 30 anni di esperienza trascorsi tra Medicina Interna e Diabetologia, già presidente della sezione lucana della Società Italiana di Diabetologia, attualmente referente AMD per la Basilicata, è d’accordo su tutto questo ma non rinuncia a lanciare una sua provocazione: “Peccato però che si rifletta molto su cosa deve fare il Medico e poco su quel che dovrebbe fare il paziente per migliorare questo dialogo”.
Esistono infatti spazi di miglioramento importanti in questa direzione: “in linea generale è raro che il paziente arrivi preparato a un incontro che giunge spesso dopo una lunga attesa e che pure è un evento preziosissimo per la sua vita”, nota Venezia che nel suo lavoro, come responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, incontra ogni anno diverse migliaia di pazienti.

Cosa portano con sé i pazienti che si recano alle visite periodiche di diabetologia?
I pazienti portano al medico una serie di dati glicemici, se va bene. Questi numeri spesso esprimono una grande variabilità: nella stessa fascia oraria trovo un giorno 140, il giorno dopo 180 mg/dl di glicemia, il giorno dopo magari 200 o 110…..Da soli questi numeri non significano molto. La glicemia è infatti la risultante di una serie di fattori, alcuni fisiologici come il cibo, l’esercizio fisico, i farmaci, le malattie intercorrenti, il ciclo mestruale e la pubertà, oppure altri di natura psico-sociale come l’adolescenza, l’ansia, la depressione, le difficoltà di apprendimento, i problemi scolastici e di lavoro, fattori parentali e familiari, i comportamenti ribelli.

Questo si sa.
Lo si sa ma non sempre il paziente ci ragiona. Stamattina una signora anziana mi dice: “dottore, ma come mai ci sono dei giorni che la glicemia prima di pranzo è alta, mentre in altri giorni è normale?” Le ho risposto con una domanda: “Signora ma Lei cosa fa durante la mattinata?” e Lei stessa si è data la risposta da sola”delle volte vado a fare la spesa al mercato e altre volte no”.

E allora per interpretare il dato glicemico, cosa bisogna fare?
Occorre associare al dato glicemico le situazioni che lo hanno probabilmente determinato. Il diario va benissimo ma per ogni giornata vanno scritti non solo i numeri e la terapia farmacologica ma anche cosa si è mangiato e soprattutto l’esercizio fisico. I dati glicemici insomma vanno contestualizzati.

Qualcuno potrebbe rispondere che è una operazione lunga scrivere tutto quello che si è fatto nella giornata...
Non è poi così lunga. Basta segnalare gli elementi che escono dalla routine quotidiana e che possono aver avuto un impatto sulla glicemia. Ad ogni modo se proprio non si ha il tempo proviamo a fare questo esercizio una settimana ogni tanto. Per tre settimane al mese segno solo le glicemia e per una invece, la settimana che precede la consultazione, realizzo un diario integrato. Vale la pena di farlo: il medico può conteggiare la quantità di carboidrati ed esplorare le abitudini di vita, può in altri termini decidere al meglio con cognizione di causa; il paziente invece può capire meglio se stesso.

In che senso?
Un elenco di numeri da solo non serve a fare educazione. Se associamo invece i dati glicemici e le attività della giornata, medico e paziente possono capire assai bene in che modo questa o quella azione hanno avuto un impatto sulla glicemia. Si fa educazione insieme. Un diario ben compilato e completo diventa un potente strumento educativo. Un grande aiuto in questo senso viene dai glucometri che memorizzano lunghe serie di dati glicemici e le scaricano anche sotto forma di grafico.

A parte il ‘triplo diario’ delle glicemie, dell’alimentazione e dell’esercizio fisico, cosa dovrebbe portare un paziente al Diabetologo?
Durante la visita è facile dimenticarsi informazioni importanti. Consiglierei quindi ai pazienti di fare ‘i compiti a casa’ segnando su un foglietto tutte le informazioni che possono interessare il medico e anche tutte le domande importanti che si intendono fare.

Per esempio?
Prima di tutto le variazioni avvenute nel proprio stile di vita. Per esempio nel lavoro o nella vita famigliare. Se un figlio inizia a lavorare e deve alzarsi alle sei del mattino, probabilmente tutta la famiglia inizia in anticipo la giornata... Ci sono poi gli aspetti medici. Il diabete è una condizione ‘trasversale’ sulla quale possono avere impatto tanti elementi. A volte vengo a sapere per caso che un mio paziente sta facendo una terapia farmacologica che ha sì un’altra causa, che so.. reumatismi o un problema di tiroide, ma che ha un effetto secondario importante sulla glicemia. In questo caso consiglio di portare al diabetologo cartelle cliniche , prescrizioni mediche e magari anche i ‘fogliettini’ delle medicine che si stanno prendendo.

Da ultimo?
Finora abbiamo parlato di elementi ‘tangibili’: glicemie, azioni specifiche. Ma non c’è solo quello. Da ultimo suggerirei al paziente di passare in rassegna, magari mentre attende il suo turno e si confronta con i vissuti di altre persone, quali sono state le sue sensazioni rispetto al diabete, se queste si sono evolute, se ci sono stati particolari momenti di scoramento o di paura o al contrario sensazione di ‘potercela fare’.

Un ‘diario delle emozioni’ insomma...
Esattamente, non preciso come quello delle glicemie ma tuttavia importante. Gestire il diabete richiede un corretto approccio mentale e uno dei compiti del buon medico è quello di mettere non solo l’organismo ma anche la psiche del paziente nella condizione migliore.

 
 
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