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Basta la parola
Una famiglia di nuovi farmaci permette, all'incirca nell'80% dei casi, di superare iproblemi di erezione che sono presenti dopo una certa età nella popolazione diabetica e non. Ragione di più per superare la riservatezza e parlarne con il medico.
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ALFONSO BASSO, vicentino 59 anni, si è laureato a Padova e specializzato in Dermatologia, Endocrinologia e infine in Diabetologia. Dirige l'U.O. di Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Servizio di diabetologia dell'Ospedale Civile S. Bortolo (VI). |
"Basta la parola" recitava una vecchia pubblicità. Erano i tempi in cui ci si poteva vergognare a chiedere un purgante in farmacia. Acqua passata, si dirà. E forse fra vent'anni ci stupiremo di sapere che qualcuno nel 2000 si vergognava a discutere con il proprio medico delle sue difficoltà di erezione. «Ancora oggi accade assai di rado che un paziente affermi spontaneamente di avere problemi di erezione» ammette Alfonso Basso, primario dell'Unità Operativa di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell'Azienda ospedaliera di Vicenza, alla quale fanno capo un Servizio di diabetologia e un Ambulatorio di andrologia «forse dovremmo essere noi medici a parlarne per primi. Parlarne è importante perché per la prima volta la Medicina ha gli strumenti per valutare correttamente e per risolvere con farmaci il problema nella stragrande maggioranza dei casi. Si chiamano inibitori della fosfodiesterasi 5 e sono tre principi attivi: Sildenafil, Tadalafil e Vardenafil in distribuzione su ricetta (ma non mutuabili)».
La disfunzione erettile, quella che una volta veniva chiamata impotenza, quanto è diffusa? Moltissimo: si calcola che grosso modo un maggiorenne su otto e la metà delle persone sopra i 40 anni soffrano di una qualche forma di disfunzione erettile. Fra le persone diabetiche l'incidenza, la prevalenza e la gravità del problema sono ancora superiori. Molti, delusi dagli insuccessi, affermano di avere chiuso con questa dimensione della loro vita. Parte della infelicità, della sensazione di handicap e di diversità che caratterizza le persone con il diabete soprattutto anziane, è dovuta a questo problema.
Si può definire la disfunzione erettile una complicanza del diabete? Dal punto di vista del paziente sicuramente sì. Il vissuto è quello. Dal punto di vista clinico, però, preferirei definirla un sintomo di allarme, di annuncio della sindrome metabolica e più specificatamente vascolare che talora precede, spesso accompagna e più frequentemente segue il riscontro del diabete. Tanto è vero che oltre la metà delle persone che giungono alla disfunzione erettile, sperimenta entro pochi anni un episodio cardiovascolare, una ischemia: l'angina di petto, l'infarto miocardico, un ictus cerebrale.
Ma cosa c'entra il cuore con la disfunzione erettile? Capisco, ma dal punto di vista medico le arterie coronarie che assicurano il funzionamento del muscolo cardiaco non sono poi così diverse dalle arterie in generale e nello specifico dei vasi arteriosi dei corpi cavernosi del pene che permettono l'erezione. Solo che per diagnosticare una possibile occlusione delle coronarie, occorrono strumenti diagnostici sofisticati.
Pertanto la disfunzione erettile si presta con più facilità alla autodiagnosi rispetto a occlusioni parziali in altri vasi arteriosi di altri organi? Esatto. È questa la prima ragione che consiglia al paziente di parlarne con il medico perché ricerchi altre sedi ove la circolazione arteriosa può essere già danneggiata. La seconda ragione è che oggi il sintomo "disfunzione erettile" può essere combattuto, spesso eliminato.
Cosa ci si può attendere da questi farmaci? Preferisco dire cosa non ci si può attendere. Nessuno dei tre recupera un desiderio ormai sopito. Non sono insomma degli afrodisiaci. In compenso nella stragrande maggioranza dei casi in cui è possibile prescriverli, questi farmaci garantiscono una erezione normale o comunque sufficiente, per durata e turgore, a portare a termine il rapporto sessuale.
Anche per i diabetici? Nei diabetici la percentuale di successo è un po' minore, ma si parla pur sempre dell'80%.
In quali casi non possono essere prescritti? Sono pressoché inefficaci nelle gravi arteriopatie e a rischio nelle gravi neuropatie autonomiche. Sono controindicati nei pazienti che assumono nitroderivati in via continuativa, perché l'effetto degli inibitori della fosfodiesterasi5 e dei nitroderivati rischiano di sommarsi, creando gravi cali di pressione arteriosa. Non ci sono invece rischi per chi assume ipoglicemizzanti orali, ipotensivi, dagli ace-inibitori ai betabloccanti, anche se questi ultimi possono ridurre la performance erettiva.
Ci sono effetti secondari di rilievo? No, anche se si nota facilità di arrossamenti e senso di calore al volto, sensazione di naso chiuso e, più raramente, mal di schiena. Effetti che scompaiono non appena si interrompe la somministrazione.
Sildenafil, Tadalafil, Vardenafil... Tre generazioni successive di farmaci. Qual è il migliore? Diciamo subito che tutti e tre gli inibitori della fosfodiesterasi5 hanno più o meno un identico 'effetto'. Al momento non possiamo dire se l'uno o l'altro di questi sia più adatto alla persona con il diabete. Cambia invece l'efficacia nel tempo, con tempi di azione diversi.
Un po' come accade con le insuline? Sì: l'insulina a effetto ritardato non è migliore dell'insulina a effetto rapido, ma la sua azione biologica si svolge in tempi diversi. Solo che nel vissuto psicologico del paziente questa differenza può essere importante: il Sildenafil, noto come Viagra, insieme al Vardenafil, è la 'rapida' della situazione: ha effetto entro poche ore dall'assunzione e solo se nel frattempo non siano stati ingeriti cibi e alcol. L'altra molecola, il Tadalafil nello specifico, è paragonabile alla 'ritardo'. Il suo effetto dura in maniera omogenea per 24 e forse 36 ore. Dal punto di vista psicologico, quindi, il paziente non ha la sensazione di dover prendere una medicina per assicurarsi l'erezione con tutti i vissuti di inadeguatezza e di ansia che questo comporta, ma ha la sensazione di essere sottoposto a una terapia per la riabilitazione della disfunzione erettile.
Cioè è possibile far regredire il problema e non aver più bisogno di farmaci? Esatto. Oggi quando prescriviamo con una certa cadenza d'uso a un paziente il Tadalafil, possiamo sperare – se ci sono certe condizioni – di arrivare a una 'guarigione', cioè a una situazione nella quale col tempo il paziente arriverà a non avere più bisogno del farmaco per avere una vita sessuale felice. Non possiamo garantire che questo accada, ma possiamo porcelo come obiettivo, soprattutto se il paziente non si limita alla terapia sintomatica, ma fa qualcosa per migliorare, o non peggiorare, lo stato delle sue arterie. Spesso risolvere il problema della disfunzione erettile fornisce quella motivazione a non fumare, a fare esercizio fisico e a perdere peso che fino a quel momento era mancata.
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