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Glicemia fa rima con psicologia

Il benessere psicologico è una componente importante dell’autocontrollo. Lo stress è in grado di alzare la glicemia e aumentare la pressione. Viceversa l’esercizio fisico e una dieta moderata ma gratificante possono creare autostima e fiducia migliorando l’equilibrio psicologico.

 
SALVATORE LANZAFAME, Responsabile del Centro di Diabetologia dell’ASL 3 (distretto 2) di Catania.

Che ruolo svolge l’equilibrio psicologico nell’autocontrollo del diabete e nella salute del paziente? “Sicuramente un ruolo primario, anche se spesso si tende a dimenticarlo”, afferma Salvatore Lanzafame, responsabile del Centro di Diabetologia dell’ASL 3 (distretto 2) di Catania, “tra i pilastri della cosiddetta terapia comportamentale, c’è anche il mantenimento del benessere psichico. La presenza o l’assenza di stress influenza in maniera significativa la glicemia e anche la pressione, solo per elencare alcuni parametri”.
Non tutti sanno infatti che un evento che crea dispiacere o paura determina l’immediato rilascio di ormoni, il più noto è l’adrenalina, che hanno una funzione iperglicemizzante. In pratica l’organismo si mette in posizione di difesa e immediatamente si prepara al peggio, richiedendo al fegato di produrre glucosio e alle cellule di utilizzarne meno. “Il meccanismo è immediato e spesso inconscio”, afferma il medico endocrinologo di Catania.
In che senso ‘inconscio’?
Sentire una notizia al telegiornale, un rumore improvviso, la sirena della polizia o di una ambulanza, una musica un po’ troppo forte o inquietante... Questi stimoli, di cui ci accorgiamo magari appena, sono sufficienti per provocare un ‘picco’ di iperglicemia. La gran parte degli elementi che producono stress sono ovviamente consci.
Facciamo degli esempi?
Ansie, lutti, dispiaceri, paure... Oggi vedo crescere una forma di stress dovuta all’ incertezza. “Le cose oggi mi vanno bene, ma domani chissà”, dicono molti... e questa ansia crea spesso uno stress che ha effetti misurabili sulla glicemia e anche sulla pressione arteriosa. Personalmente credo che la forte crescita nell’incidenza del diabete che riscontriamo in alcune zone o popolazioni del mondo andrebbe ascritta anche alle condizioni psicologiche di una società ricca ma isolata e alienata e resa priva di ogni certezza del futuro. Ma non divaghiamo. Lei vorrà sapere cosa si può fare per ridurre lo stress?
Esatto. Cosa possono fare medico e paziente?
Per quanto riguarda le cause... spesso ben poco. Il problema è essenzialmente socio-politico. Può però essere vicino al paziente, aiutarlo a mettere le cose nella giusta proporzione, a vivere meglio il problema che non può essere rimosso.
E se a causare lo stress è proprio la sensazione di essere malati?
In questo caso è possibile fare di più. Ogni paziente attraversa nella sua vita fasi in cui è spaventato dal suo diabete. Parlarne con il Diabetologo aiuta ad avere una immagine giusta del problema. Tutto questo è facile quando tra Diabetologo e paziente si instaurano nel tempo relazioni di fiducia reciproca.
Come interagisce la tranquillità psicologica con gli altri elementi dell’autocontrollo?
La relazione è profonda e può essere negativa o positiva. Una persona spaventata e tesa ha difficoltà a prendere quelle mille decisioni quotidiane che l’autocontrollo del diabete richiede. Vive male la terapia e la stessa idea di autocontrollo.
Viceversa...
Viceversa l’esercizio fisico e una alimentazione sana e variata possono ridurre lo stress in due modi. Prendiamo l’esercizio fisico. Chi non si sente meglio dopo una bella camminata in un ambiente salubre? Si sfoga la tensione e si ha la sensazione immediata di benessere. Se dopo la passeggiata il paziente si controlla anche la glicemia scoprirà che è migliorata e questo gli darà fiducia. Se poi questa camminata o nuotata diventa una abitudine, in capo a qualche tempo scoprirà anche di aver perso un po’ di peso e anche questo migliora l’umore: per quanto se ne dica essere grassi non piace a nessuno. Ci sono casi di persone che hanno potuto ridurre o sospendere almeno temporaneamente una terapia farmacologica grazie ai risultati ottenuti semplicemente cambiando le abitudini di vita e questo successo non può che contribuire al benessere fisico.
Lei parlava anche di dieta.
Il discorso è complesso perché varia da caso a caso. In linea generale io credo che vivere la ‘dieta’ come privazione non contribuisca certo al benessere psicologico del paziente. Se invece di una ‘dieta’ noi proponiamo abitudini alimentari sane e variate... forse potremmo contribuire al benessere psicologico di qualcuno.
Insomma l'equilibrio mentale è la premessa per l’equilibrio fisiologico.
Si, e per fortuna accade anche il contrario: una alimentazione gratificante e un esercizio fisico adeguato possono rendere più sereni e creare benessere psicologico nella persona con il diabete sia direttamente, sia attraverso la constatazione di un migliorato equilibro glicemico.

 
 
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