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È la vecchiaia? No, è il diabete!
L’anziano attribuisce spesso ‘alla vecchiaia’ sintomi che sono spesso ricollegabili al diabete. Una ‘striscia’ può bastare per risolvere il dubbio. E nella cura del paziente che sa di essere diabetico occorre non sottovalutare l’importanza di mangiare bene e di bere molta acqua.
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FRANCO GREGORIO, Responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia dell’Ospedale ‘Profili’ di Fabriano nelle Marche. |
Negli ambulatori di Diabetologia circa la metà dei pazienti ha oltre 65 anni. La prevalenza del diabete aumenta infatti con l’età e oltre i 65 anni è almeno intorno al 10%. “Questo significa che se prendiamo un gruppo di dieci anziani a caso, almeno uno ha il diabete e sa di averlo”, spiega Franco Gregorio, responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia dell’Ospedale ‘Profili’ di Fabriano nelle Marche. In realtà spesso c’è almeno un’altra persona su 10 che ha il diabete e non lo sa”. Secondo il dottor Gregorio, che ha approfondito nella sua attività medica e di ricerca scientifica le particolarità dell’intervento sul paziente anziano, “pur essendo nota come una malattia della ‘terza età’, il diabete è frequentemente sottodiagnosticato nell'anziano ed è spesso sottovalutato dai pazienti, dai loro parenti e talvolta anche dagli stessi Medici”. Il problema è serio perché come dice il dottor Gregorio: “tutto quello che nella terapia del diabetico più giovane è importante, nell’anziano diventa vitale”. Come mai si dimentica il diabete? Dopo una certa età non si trova nulla di strano nel sentirsi fuori forma. Mi spiego. Se ho 50 anni e inizio a sentirmi stanco, a perdere peso, a dimenticare dati e fatti, sono confuso o trovo difficoltà nel ragionare mi preoccupo, no? Certo, o comunque si preoccupano i suoi familiari. Esatto. Quindi vado dal medico che - se è un bravo medico - fra i vari test mi fa fare quello della glicemia. Posso scoprire così che quella stanchezza è dovuta all’effetto di lunghe o ripetute iperglicemie. Ma cosa succede invece se la stanchezza, la confusione o la perdita di vigore intellettuale avvengono in una persona di 70 o 80 anni? Si dice “povero nonno, è la vecchiaia”! Esatto, quando invece è il diabete. Dimentica le cose? Si parla genericamente di ‘arteriosclerosi’. Cade in un torpore dopo i pasti? “E' la digestione”, si pensa. Dimagrisce? Perde tono muscolare? “E’ la vecchiaia”, quando invece basterebbe una glicemia per scoprire che questi sintomi sono quelli tipici del diabete non curato. E spesso basta intervenire con una terapia per ‘guarire dalla vecchiaia’. Ma ci sono sintomi più specifici dell'iperglicemia: una sete inestinguibile, le frequenti e abbondanti minzioni... Negli anziani lo stimolo della sete è meno forte. Per questo l’estate scorsa i medici raccomandavano agli anziani di bere molto. Non era un consiglio così banale: l’anziano rischia di disidratarsi senza accorgersene. Quanto alle minzioni qui entriamo in un altro problema: quando noi diabetologi parliamo del paziente-medio, istintivamente pensiamo a una persona che ha solo il diabete. Ma a 70 anni difficilmente uno ha solo il diabete. Esatto. Molti maschi hanno problemi di prostata, fra le femmine le cistiti sono tutt’altro che rare. E lo stimolo a urinare frequentemente - che nel giovane attribuiresti subito al diabete - viene sottovalutato. Possiamo quindi dare un messaggio alle persone sopra i 65 anni, e ai loro parenti? Si: il primo messaggio è: sopra i 65 anni la possibilità che un sintomo banale, aspecifico, non caratteristico sia legato al diabete è molto alta. Toglietevi il dubbio: fate un test della glicemia. Non sarebbe più semplice una glicosuria? No, nell’anziano ci sono spesso deficit più o meno gravi di funzionalità renale che alzano la soglia renale per il glucosio. Glicemie di 200 possono non tracimare nelle urine dando dei falsi segnali negativi. Certo che se trovo un anziano in sospetto coma iperosmolare.. Calma, calma... cosa è il coma iperosmolare? È una condizione nella quale il diabete porta a una lenta ma inesorabile disidratazione dell’organismo. L’anziano perde progressivamente lucidità e capacità di muoversi e finisce per non poter chiedere aiuto né fare la cosa più semplice: bere un bicchiere d’acqua. Ma stiamo parlando di una condizione anomala e rara... Anomala sì, rara forse, ma non eccezionale. Un anziano con il diabete magari in coincidenza con un focolaio di broncopolmonite, e che magari assume farmaci iperglicemizzanti, non impiega poi molto ad entrare in iperosmolarità. Le persone anziane malate, anche di un semplice raffreddore, devono controllare spesso la glicemia e bere molto. Eppure... gli anziani sono generalmente persone moderate e precise, molti si alimentano in maniera frugale, molti non sono obesi e sovrappeso. Non è strano che sviluppino una patologia come il diabete che spesso è legata ad eccessi e disequilibri alimentari? Stiamo attenti a non farci distrarre dalle regole che valgono per il diabetico ‘di mezza età’. Prima di tutto l’anziano a parità di peso ha meno massa magra, meno muscoli. E’ quindi ‘più grasso’ di un 50enne con lo stesso peso. Abbiamo pazienti con una ‘linea’ accettabile ma che sono comunque in sovrappeso. Quanto all’alimentazione: prima di tutto va rapportata al dispendio energetico: forse l’anziano mangia un po’ meno del giovane, ma ‘consuma’ molto meno. E poi una dieta ‘frugale’ non significa dieta ‘equilibrata’. I pazienti mi dicono “Ma dottore, io la sera mangio solo una minestrina o mezza scodella di pasta!”. Ma dentro ci mettono tre cucchiai di olio o una noce di burro! L'anziano mangia poco, ma mangia male? Vede, potendo scegliere, ciascuno di noi tende a una alimentazione equilibrata. Ma spesso l’anziano non può scegliere: certi cibi li evita perché ha problemi di masticazione, altri per la stitichezza, spesso deve ridurre l’apporto di sale o di carne. Non sente i sapori, magari non ha molta fantasia. Facilmente adotta abitudini alimentari stereotipate e non equilibrate. A volte invece salta i pasti e questo è un problema serio se è in cura con ipoglicemizzanti orali e ancor più se con insulina. Già, non abbiamo parlato dell’anziano che cura il diabete con ipoglicemizzanti o con insulina. I farmaci ipoglicemizzanti come il nome indica fanno scendere la glicemia e possono farla scendere troppo. In questo senso l'insulina è ancor più efficace e quindi più pericolosa. Ricordiamoci che gli effetti dell’ipoglicemia nell’anziano sono più di rado adrenergici (fame, tremore, nervosismo) e più spesso neuropsicopenici: insonnia, deficit di attenzione di memoria, vertigine, riduzione della capacità cognitive. Sintomi facili da sottovalutare nella persona anziana. Ma non basterebbe fare delle glicemie per rilevare le ‘ipo’? Sicuramente l’anziano in cura con farmaci orali che si accorge di aver mangiato meno del solito o di avere fatto più attività fisica di quanto non sia solito a quell’ora, deve fare una glicemia. Ma a volte questo non basta. L’anziano è soggetto a lunghe ipoglicemie notturne che hanno effetti di ‘rinstupidimento’ lungo tutta la giornata seguente ma che la mattina spariscono e danno luogo a glicemie a digiuno fin troppo perfette. Invece di mandarlo dal neurologo o di pensare semplicemente ad una ‘depressione’, i parenti di un anziano in terapia orale che presenta una confusione mentale o sintomi di ridotta attività cognitiva dovrebbero fargli una glicemia o due durante la notte.
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