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Io muovo la mia vita

Come il gruppo de/scrive il cambiamento

Intervista a Natalia Piana

Diversa da ogni altra esperienza, Io muovo la mia vita ha deciso di affidare un ruolo chiave nella gestione del ‘gruppo’ a una figura e a una metodica assolutamente nuova.
Natalia Piana, Dottore di ricerca in pedagogia, propone da alcuni anni l’utilizzo dell’approccio narrativo-autobiografico nell’ambito dell’educazione terapeutica di persone affette da patologie croniche quale strumento di cura di sé.
«Nella sua apparente semplicità il fatto di scrivere di sé e ascoltare le storie e i vissuti degli altri, genera nella persona apprendimenti significativi che portano a cambiamenti importanti», afferma Natalia Piana, «e permette di ‘fissare’ i cambiamenti in corso condividendoli con altre persone che vivono e attraversano la stessa esperienza».
Concretamente la pedagogista milanese realizza a ogni incontro proposte di scrittura autobiografica, che da esperienza di riflessività e raccoglimento personale diventano poi narrazioni da leggere e condividere in gruppo, una testimonianza collettiva.
Visto che nel progetto Io muovo la mia vita tutti mettono in pratica quello che predicano (il prof. Pierpaolo De Feo è un maratoneta appassionato, almeno quanto lo staff del Marathon Center) Natalia Piana ha iniziato a correre. «E ho capito molte cose di questo tipo di attività fisica che è diversa dalle lunghe passeggiate e dalle corse in bici», racconta.

In cosa è diversa?
È una forma di attività fisica molto individuale ma non individualista. Mi spiego. Quando ci si allena è ben difficile stare fianco a fianco con qualcuno. Ognuno ha le sue esigenze, il suo ritmo, la sua velocità, la sua frequenza cardiaca ottimale. Si è da soli quando si corre anche se è bello partire insieme e sentire che intorno c’è un gruppo che corre insieme a te.

La dimensione di gruppo quindi è importante
È fondamentale. Del resto sappiamo bene che il problema non è iniziare a fare esercizio fisico: è avere la costanza per continuare. Essere in gruppo, o anche solo in due o tre è importante per creare e mantenere questa motivazione. Nell’esperienza di Io muovo la mia vita poi la dimensione di gruppo è stata ed è fondamentale. Parlo dei team locali ma soprattutto delle riunioni che teniamo periodicamente.

Cosa avviene in questi incontri sul piano psicologico?
Avviene che ciascuno, attraverso la narrazione e la scrittura, dona una piccola parte di sé agli altri, favorendo la conoscenza reciproca e la condivisione dei vissuti e delle emozioni legati all’esperienza del progetto Io muovo la mia vita. Questo crea una grandissima solidarietà. La consapevolezza di essere un gruppo, fa sì che ‘l’essere insieme’ non venga mai meno, che ciascuno si prenda cura di sé ma anche dell’altro, che l’ottimismo ma anche la fatica e la paura di non farcela diventino patrimonio collettivo da affrontare e gestire insieme.

Non c’è spirito di competizione?
No, la grinta e la motivazione ci sono e sono fortissime. Ma sono rivolte al gruppo. Ciascuno stringe i denti perché vuole esserci quel giorno, e magari arrivare al traguardo. E ciascuno vuole che tutti arrivino al traguardo con lui. Hai presente il motto ‘Tutti per uno, uno per tutti’? Io l’ho visto in azione proprio in questo caso.

Ci sono però delle difficoltà.
Ci sono e ci saranno. Prima di tutto l’allenamento richiede molto tempo ed è difficile trovarlo. Poi gli allenamenti sono iniziati poco prima dell’inverno e la fredda stagione ha coinciso con la fase in cui è frequente sviluppare dolori muscolari, anche qualche seria infiammazione, c’è chi si è dovuto fermare e si è avvilito. Non dimentichiamo però una cosa: l’esercizio fisico è una medicina che mostra subito i suoi effetti.

E sono visibili?
Certo. Tutti hanno perso peso, hanno dovuto cambiare gli abiti perché quelli di prima stavano loro larghi. Al di là delle misure c’è una sensazione di tonicità, di forma fisica che viene riportata con entusiasmo. Si è diffusa direi in tutti, anche in quelli che hanno incontrato qualche problema, una sensazione di salute e perfino di ‘bellezza’. Se devo fare delle previsioni credo che l’inverno sia la fase più difficile dopodiché, con la primavera, da una parte giornate più lunghe e tempo mite aiuteranno ad allenarsi, dall’altra le prime sfide: i 10 mila metri e la mezza maratona daranno al gruppo un forte stimolo per andare avanti.

Arriveranno tutti al traguardo della Maratona di Milano?
Questo non lo so, e personalmente non lo considero l’aspetto più importante di questa esperienza. Non dimentichiamoci che molte delle persone che partecipano al progetto hanno corso per la prima volta due mesi fà. Il successo di questa esperienza non si misura dal numero di partecipanti che riusciranno a fare 42 chilometri, ma dal cambiamento fisiologico e psicologico che questa esperienza è stata e sarà in grado di generare in ciascuno dei partecipanti. E questo è un dato sicuro. Ognuno sta costruendo il suo modo di arrivare a un suo traguardo. A quale chilometro sia posto è ininfluente. Quello che conta è l’importanza del cambiamento. E i partecipanti ne sono ben coscienti.

Fare esercizio fisico è una esperienza che ti cambia.
Ora ne sono convinta, ancora di più se hai la fortuna di farla insieme ad altre persone all’interno di un progetto ben organizzato. Il mio lavoro è proprio quello di fissare con la scrittura le tappe di questo percorso, per valorizzarlo, per non dimenticare, per testimoniare anche al di fuori e oltre, il progetto che cambiare è possibile e che questo cambiamento può migliorare la propria vita.

Ultima modifica: febbraio 2007

 
 
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