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Massimo
Massimo, 44 anni, sposato con due figli (4 e 8 anni), vive a Riccione ed è presidente dell’Azienda di Promozione turistica della Regione
Emilia Romagna. Stare a tavola è parte integrante della sua professione, oltre che della cultura locale, ma nel tempo questo aspetto godereccio
della sua vita ha iniziato a farsi sentire. La bilancia segna 98 chili e Massimo è preoccupato per la salute: «Soffro di un dismetabolismo
complesso, che mi porta ad assimilare male gli zuccheri, i grassi e le purine (da cui anche frequenti attacchi di gotta). In una situazione
del genere, non potevo più permettermi di scherzare. Ero sereno, ma sapevo che dovevo fare qualcosa». Massimo da giovane ha praticato diversi
sport, è stato persino istruttore di vela, ma ormai sono 15 anni che non fa più nulla. In famiglia non ha ricevuto pressioni particolari e la
scelta di partecipare al progetto Io muovo la mia vita è stata del tutto personale. «Apparentemente sono solo un po’ sovrappeso,
quindi non ho avuto critiche in senso estetico e io stesso, da questo punto di vista, non ho particolari problemi. Certo, mi è stato detto di
andarci piano, ma soprattutto sono io a sentirmi in difficoltà. Il mio è un lavoro divertente ma anche impegnativo, fatto di tanti spostamenti,
e poi ci sono i bambini che vogliono giocare con me e andare in spiaggia. Tutto questo – lavoro e famiglia – è sempre stato un piacere,
ma ora lo faccio con fatica e rischio di perdermi il lato bello delle cose». C’è grande scetticismo da parte sua verso gli allenamenti
improvvisati in palestra o le corsette lungomare senza un vero programma, e non ama l’idea di una dieta mortificante che farebbe a pugni
con il risvolto sociale della sua professione e del suo carattere. Di fatto, fino a pochi mesi fa, non sapeva assolutamente come fare per
ritornare in forma.
Quando il dottor Paolo Mazzuca, del centro di diabetologia dell’Ospedale degli infermi di Rimini, gli ha parlato del ‘progetto maratona’ la
sua adesione è stata immediata. «È esattamente quello di cui avevo bisogno. Mi ha subito catturato l’idea di guarire senza medicine e di
essere seguito in maniera sistematica e soprattutto scientifica. Con monitoraggi costanti nel tempo, misurazioni concrete da parte di esperti
e risultati reali da portare a casa. Per me un’iniziativa del genere è la cosa più motivante che potessi trovare». Massimo adesso è entusiasta
e ottimista. Diversamente da altri suoi compagni, non teme il risultato finale ed è certo che in qualche modo porterà a termine la maratona
di Milano, oltre naturalmente a quelle intermedie. La dieta non gli crea problemi: gli sono stati vietati alcuni cibi, tra cui crostacei,
fegato e carni rosse, ma il suo piacere di stare a tavola non è compromesso. Un unico cruccio: non sa dove trovare il tempo per allenarsi;
il suo menage è già abbastanza complicato così com’è.
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29 gennaio 2007
Massimo ha avuto un inizio sfortunato: un’ernia al disco lo ha bloccato proprio quando avrebbe dovuto iniziare ad allenarsi. Ha comunque seguito la dieta e ha fatto movimento dolce e massaggi fino a fine dicembre. Ai primi di gennaio ha iniziato il programma normale di quattro allenamenti settimanali. Non ha ancora fatto il test di sforzo di controllo. A oggi ha perso sette chili.
Peccato per l’inizio infausto, però sette chili in meno indicano che si sta rimettendo in pari e che ha trovato il tempo per gli allenamenti.
«Sono molto soddisfatto. Più corro, più sento l’esigenza di tornare a farlo. Se per caso sono costretto a rinunciare per motivi di lavoro, la ripresa è faticosa, quindi cerco di non sgarrare mai. Semmai è il mio medico che qualche volta mi tiene a freno per paura di complicazioni con l’ernia. Mi sta seguendo benissimo ed è stato un aiuto prezioso per non perdere di vista il progetto nonostante questa partenza sfortunata».
Le energie quindi sono già migliorate?
«Tantissimo. Davvero non immaginavo di avere risultati così rapidi».
La dieta continua a non darle problemi?
«No, assolutamente. Anche perché fare attività fisica mi porta naturalmente a non eccedere a tavola, sennò poi lo sento sul fegato, sulle gambe e sul fiato. Ovviamente rinuncio ai cibi che vanno in conflitto con i miei disturbi metabolici, ma in generale non mi sento frustrato».
Quindi l’ottimismo per la maratona finale non è calato?
«Anzi sta aumentando. Voglio assolutamente farcela e voglio farcela bene. Non soffro di protagonismo, ma un po’ di competizione si crea nei progetti di gruppo. Diciamo che non ho bisogno di arrivare primo, ma non mi piace essere l’ultimo».
Il suo primo obiettivo?
«Innanzitutto mettermi in pari con gli altri, dato il ritardo dovuto all’ernia, e poi sto già pensando a quello che farò a fine programma. Per quest’anno si tratta di correre tanto ma, quando sarò libero di gestirmi e avrò un corpo più agile, potrò tornare a nuotare e a fare vela. Il mio obiettivo generale è cambiare stile di vita per sempre, arrivare a vedere lo sport come una parte irrinunciabile della vita». |
| 30 marzo 2007
Massimo è sempre positivo, il suo entusiasmo non cala nonostante abbia mancato l’obiettivo di Salerno: non aveva problemi fisici ormai da mesi, quando un attacco di gotta lo ha bloccato. Un disagio dovuto probabilmente al molto viaggiare: le iniziative di promozione turistica si concentrano infatti in febbraio e marzo, i due mesi più duri dell’anno nel suo lavoro. Di certo Massimo non soffre all’idea di dover visitare il mondo e di provare, seppur con cautela, specialità gastronomiche sempre nuove, ma questo qualche volta gli costa in energie e salute.
Il peso comunque si è stabilizzato intorno ai 93 chili, con un giro vita che è calato da 112-113 cm a 102. Gli allenamenti procedono bene: 4 volte alla settimana, anche in viaggio. «Solo in Russia», spiega, «ho dovuto rinunciare, perché correre nel centro di Mosca sarebbe stato anacronistico».
A livello psicologico è ancora più motivato che all’inizio del progetto e ne ha ben donde: «ho fatto le analisi e avevo dei valori che non vedevo da 15 anni. Il mio dottore adesso cerca di ridimensionarmi per paura che i successi mi portino a rallentare, ma io non ho nessuna intenzione di sedermi, al contrario sono molto stimolato dai miglioramenti. Quando ho visto il referto mi sono entusiasmato tantissimo, anche razionalmente, non solo emozionalmente».
Un tenacia incrollabile, dovuta sicuramente anche al carattere e non solo alle analisi confortanti, dato che le difficoltà non mancano: Massimo lamenta un forte dolore al piede e dice di sentirsi «inchiodato», con muscoli che non si vogliono allungare. «Credevo di essere più sciolto, invece sono moto legato, come una porta arrugginita che va oliata e tirata piano piano. Per di più il mio corpo non ha forze simmetriche: la gamba destra non lavora come la sinistra, quindi ho uno squilibrio nella camminata e devo utilizzare dei plantari. L’allenamento lungo e lento paradossalmente mi irrigidisce ancora di più e quindi faccio un contro allenamento dolce, con l’aiuto di un laureando in scienze motorie che mi segue per lo stretching, oltre a diversi massaggi».
Per il momento l’obiettivo di Massimo è eliminare questi disturbi che impediscono una corsa più agile e più veloce. Nella sua voce si intuisce un velo di frustrazione, si sente la fretta di decollare sul serio, ma resta inalterato l’ottimismo generale e per la gara finale: «C’è ancora tempo, voglio farcela, e poi il bel tempo aiuta». |
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9 luglio 2007
«Il 24 giugno ad Avezzano ero veramente tonico e avevo la certezza che 21 chilometri fossero alla mia portata. Negli allenamenti ne faccio circa 18 insieme al mio medico (Massimo sostiene che correre in compagnia è fondamentale per macinare più strada, ndr); con un piccolo sforzo in più avrei avuto la maratona in tasca», spiega. «Invece ho fatto un errore clamoroso: non ho usato la testa, non sono stato razionale. Mi sono fatto prendere dall’entusiasmo e sono partito velocissimo, ho tirato troppo e all’undicesimo chilometro sono andato in crisi. Ho tentato di rallentare, di riprendermi, ma al tredicesimo chilometro le gambe mi si sono bloccate del tutto, non mi seguivano più. Non ero stanco, è stato proprio un cedimento muscolare. C’è gente che ci ha messo più di tre ore, però è arrivata. Non faceva caldo e la presenza di corridori ‘veri’ serviva molto da traino. Insomma c’erano tutte le condizioni ideali, mi sono giocato una bella possibilità».
Massimo è molto dispiaciuto e ricorda la corsa di Napoli, portata a termine con successo: «Lì sono stato più coerente con i miei limiti e non a caso ce l’ho fatta».
Ora è intenzionato ad approfondire i motivi del cedimento. Sicuramente ha voluto strafare, ma c’è dell’altro: «Credo di aver fatto un errore con la dieta, ho eliminato quasi tutti i carboidrati per arrivare più asciutto, invece ho scoperto che prima delle corse bisognerebbe mangiare molta pasta. Praticamente mi sono tolto il carburante…».
Nessuna conseguenza fisica comunque. I muscoli sono a posto e anche il dolore al piede che gli toglieva agilità e potenza sta scomparendo. Il peso corporeo è stabile: «Da quando sto riuscendo ad allenarmi bene, sgarro un po’ di più con la dieta. Dimagrisco lentamente, ma in modo costante. Ora sono sui 92 chili».
I prossimi obiettivi di Massimo sono una migliore resa degli allenamenti a livello di dispendio energetico («devo riuscire a bruciare grassi e non zuccheri») e una buona preparazione per la sfida di settembre: la maratona di Milano-Pavia; 35 chilometri in piano. |
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