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Roberto
«Ormai pesavo 131 chili e non mi muovevo praticamente più», Roberto, 49 anni, chirurgo dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma, a un certo
punto si è convinto. Un po’ per il racconto di un amico obeso quanto lui, un po’ per le pressioni della moglie ormai preoccupatissima per la
salute di Roberto, e dei figli (7 e 10 anni), che senza mezzi termini hanno fatto capire a papà quanto il suo aspetto li mettesse in imbarazzo.
«Mia moglie non ne ha mai fatto un problema estetico, solo temeva che potessi star male», dice Roberto, «mentre i miei figli erano quasi crudeli,
come tutti i bambini della loro età. Mi prendevano in giro, sembrava quasi che si vergognassero di me».
Nell’estate 2006 Roberto decide che deve assolutamente tornare com’era una volta: un uomo di 75 chili che faceva sport tutte le volte che
poteva. Tennis, sci, pallavolo, cavallo e alpinismo sono solo alcune delle discipline che ha praticato fino ai 38 anni, quando un insieme
di eventi stressanti, tra cui il cambio di lavoro e di città, lo hanno portato a compensare l’ansia con il cibo. In luglio Roberto si rivolge
alla dietologa Gabriella Ceccarelli, che lavora nel team diabetologico diretto dal dottor Sergio Leotta.
Roberto inizia subito a perdere peso e frequentando il Team viene a sapere del progetto Io muovo la mia vita al quale l’ospedale
Pertini avrebbe partecipato con un team composto da un medico e da due pazienti. Roberto accetta, ma essendo un chirurgo, abituato all’ottica
di chi cura e non di chi è curato, crede di essere stato interpellato come medico, invece... «Poco dopo ho realizzato che il paziente ero io, mi
sono messo a ridere per il malinteso paradossale e ho deciso che era un’ottima occasione».
Adesso le sue uniche preoccupazioni sono il tempo, da strappare al lavoro, e la maratona finale. Non ha timore di confrontarsi con lo sport,
che per lui è una passione ritrovata, né di affrontare i primi appuntamenti: la corsa di 10 mila metri e la mezza maratona ma «Mi chiedo se
ce la farò a completare i 40 chilometri di Milano. Si tratta di correre per diverse ore... So che sarò più magro e più agile, ma non sarà facile
e fallire l’obiettivo, che ha anche risvolti mediatici, sarebbe una responsabilità davvero sgradevole», conclude Roberto.
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15 gennaio 2007
Roberto ha perso 22 chili da luglio a oggi, di cui una decina sotto il controllo del centro Marathon. Ha deciso di allenarsi la sera perché la sua professione lo costringe ad alzarsi già molto presto. Corre per circa un’ora e mezza almeno tre volte alla settimana: il suo programma prevede quattro allenamenti settimanali, ma lavoro e figli a volte hanno la meglio sulla tabella di marcia.
Ha avuto tre strappi muscolari che si sono risolti senza conseguenze, grazie anche a una costante attività di stretching.
Roberto, 22 chili in meno sono davvero molti, ne sarai soddisfatto…
«Lo so sono io e tutta la mia famiglia, sono entusiasti della mia decisione e fanno il tifo per me».
Il morale quindi è alto, e le energie?
«Sono migliorate tantissimo. Ora accompagno i figli a scuola, mi carico in spalla gli zaini e, soprattutto, mi riguadagno la loro ammirazione. È tanto per chi aveva praticamente smesso di camminare».
Come sta andando la dieta, è pesante seguirla?
«Assolutamente no, anche perché muovendosi molto si ha la possibilità di autoregolarsi. Se un giorno eccedi, poi corri un po’ di più».
Dicevi di avere difficoltà a trovare il tempo per allenarti…
«È un problema oggettivo. Io devo correre di sera oltretutto, quando è buio, e quindi va a finire che preferisco la palestra. Se avessi tempo alla mattina potrei godermi il verde di Roma, invece me lo posso permettere solo nel weekend».
Come sono andati i test al centro Marathon?
«La mia soglia aerobica è migliorata del 15-20 per cento. Non so valutare questo dato, ma a occhio mi sembra buono».
Parteciperai anche tu all’iniziativa di Salerno in marzo?
«Si voglio farlo e credo di potermelo permettere senza problemi».
Hai ancora paura della maratona finale?
«Francamente sì; 40 chilometri sono proprio tanti». |
| 20 marzo 2007
Roberto ha perso altri due chili ed è molto soddisfatto dei progressi fatti, anche se a livello muscolare continua ad avere piccoli problemi. «Niente di grave, solo qualche contrattura», spiega, «ma di fatto questo mi impedisce di forzare un po’ di più con la corsa. Vorrei aumentare la velocità e la resistenza, ma ancora non mi è possibile». Un altro impedimento viene dal tempo che il lavoro gli lascia per occuparsi di se stesso: come molti medici è sottoposto a turni massacranti e non di rado opera di notte. «Sento di gente che si allena tutti i giorni. Io arrivo a due-tre volte alla settimana, di più proprio non ce la faccio, ma questo per me è già un ottimo risultato». Nonostante le difficoltà ha portato a termine la maratona di Salerno con successo e, anzi, con un sovrappiù di chilometri… «Io e altri due ci siamo persi. Non era ben indicato il punto in cui bisognava svoltare e siamo andati dritti. Ci ha messo in allarme uno spazzino: vedendoci con il pettorale ci ha detto “Bravi, siete i primi!“. Sapevamo di non esserlo e questo poteva significare solo una cosa: se il netturbino non aveva visto altri corridori, la corsa non era passata di lì. Alla fine abbiamo ritrovato la strada, siamo arrivati ultimi naturalmente, ma abbiamo fatto 16 chilomteri al posto di dieci. Mica male». Roberto spiega che però il suo fine non sono le maratone, ma la possibilità di riappropriarsi del suo corpo. Elenca con orgoglio i suoi successi: «Per me perdere 22 chili è un obiettivo raggiunto. Fare cose che facevo a 20 anni è un obiettivo raggiunto. Sentire il desiderio di migliorare sul piano atletico, nonostante la fatica e le contratture, è un obiettivo raggiunto». Anche la dieta sta andando bene. Per ora sta facendo mantenimento, ma per l’estate si prospetta un nuovo regime alimentare, più leggero e adatto al caldo, che dovrebbe portare l’ago della bilancia a fare un altro step verso il basso. Adesso il dimagrimento è più lento rispetto ai risultati esorbitanti dei primi tempi e Roberto questo se lo aspettava, ma la sua forza è proprio quella di porsi piccoli obiettivi, traguardi possibili, raggiungibili, che diano soddisfazione e stimolino la voglia di continuare. Piccoli passi che alla fine lo rendono vincente. È ancora grande, comunque, lo scetticismo per la corsa milanese di 40 chilometri. «Se non lavorassi potrei fare anche la maratona di New York, ma in questo progetto c’è gente normale, che lavora e che fa fatica. Secondo me le aspettative atletiche sono sovradimensionate, mi si chiedono cose che non posso fare. Sono comunque molto soddisfatto e credo nella validità di questa impresa, ma 40 chilometri sono un follia. Credo che ci vorrebbe una tappa intermedia al 20° chilometro. Per dare a tutti la possibilità di un ultimo traguardo raggiunto». |
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9 luglio 2007
Sempre buono il bilancio di Roberto, che si mantiene stazionario sui 106 chili (contro i 131 dell’inizio) e riesce a correre due volte alla settimana, nonostante un’infiammazione al menisco lo abbia costretto a ridurre l’intensità dello sforzo. «C’è poco da fare», spiega, «se hai quasi cinquant’anni e pesi oltre 100 chili non puoi pensare di metterti a correre all’improvviso senza conseguenze. Il peso e l’età sono un problema oggettivo per il sistema muscoloschelettrico e ti costringono a ridimensionarti; insieme, naturalmente, ai ritmi della vita, che ti condizionano a loro volta». Per questi motivi Roberto non ha partecipato alla corsa di Napoli, ma non se ne duole più di tanto. Come ripete spesso, a suo avviso il programma è una gabbia un po’ rigida, ma se interpretata con buon senso può dare ottimi risultati: «Non riesco a correre tre volte alla settimana come si aspettano da me, non riesco a fare a tutte le maratone e non riesco a offrire una grossa partecipazione alla parte socializzante e divulgativa dell’impresa: i forum su internet per esempio li seguo pochissimo. Faccio quello che posso e mantengo con Io muovo la mia vita un legame mentale prezioso. Indosso sempre la maglietta che mi hanno dato e continuo a sentirmi parte di un progetto, senza però impazzire quando sono costretto ad adeguare la tabella di marcia alla mia realtà personale».
I suoi prossimi obiettivi sono due: arrivare a perdere altri 15 chili in modo stabile e aumentare la potenza nella corsa senza incorrere in nuove infiammazioni. Due fattori legati fra loro: «Solo con un ulteriore dimagrimento si può pensare di migliorare la prestazione». Il livello di soddisfazione comunque è alto; Roberto sente di aver cambiato in modo stabile il suo stile di vita e ritiene che questo fosse l’obiettivo forse più importante. |
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