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Io muovo la mia vita

Simona

Simona, 43 anni, lavora come igienista dentale in uno studio odontoiatrico di Roma e ha due figli (di 13 e 10 anni). In famiglia «quando mi lamento per il mio aspetto cercano di consolarmi, mi dicono che sono bella lo stesso e io apprezzo molto il loro tentativo di mettermi a mio agio, ma nonostante questo non riesco a piacere a me stessa. Alla mattina mi capita di cambiarmi più di una volta perché lo specchio mi restituisce sempre un’immagine inaccettabile».
Simona conduce la sua vita di professionista e di madre senza grandi problemi ed è sostenuta da un marito «che mi ama così come sono», ma il suo intimo disagio, il senso di inadeguatezza che prova ogni volta che si vede riflessa in una vetrina «stava diventando davvero pesante». Senza contare che, pur mettendo l’accendo sul lato estetico della questione, lei stessa ammette di incorrere in limitazioni anche pratiche: da qualche tempo Simona fa molta fatica a fare le scale.
«Quando mi hanno detto che il progetto mirava a permettermi di dimagrire e di migliorare la salute attraverso un programma di attività fisica controllata, ho immediatamente capito che era la mia grande occasione», spiega, «perché io adoro correre, solo che lo faccio senza le conoscenze del caso e fino a oggi non ho ottenuto risultati proporzionali allo sforzo. Probabilmente corro nel modo sbagliato».
Per Simona quindi il problema non è la sedentarietà, né il bisogno psicologico di avere un 'supervisore', ma semmai la delusione di non veder premiate le fatiche fatte e quindi un senso di demotivazione che di certo non aiuta a perseguire uno scopo.
«Non vedo l’ora di avere la mia prima tabella di allenamenti», aggiunge, «con la velocità da tenere in rapporto ai battiti cardiaci. Così finalmente avrò un consumo metabolico corretto».
Tra le sfide di Simona c’è anche quella di dimostrare a suo marito che può farcela: a casa sono scettici perché, lavoro e famiglia, oltre a un padre anziano che va un po’ seguito, sono impegni che assorbono quasi tutto il suo tempo. Come farà a trovarne dell’altro per un programma a così lunga scadenza?
«È vero che non sarà facile dilatare il tempo per farci stare anche questa impresa, ma la mia vera paura è un’altra: non so ancora che tipo di sforzo mi richiederanno gli allenamenti e ho il timore di avere problemi muscolari, di non riuscire a star dietro alla tabella di marcia, di dovermi bloccare di continuo».

 
 
  12 febbraio 2007

La paura di Simona si è rivelata sensata, ma fino a un certo punto. Effettivamente prima di Natale è incorsa in una contrattura da sovraffaticamento ed è dovuta stare ferma per un mese (con il risultato di aver ripreso a tutt’oggi i chili che aveva perso all’inizio), ma la colpa di questo incidente è da imputarsi all’eccesso di entusiasmo piuttosto che all’apparato muscolare: ai quattro allenamenti settimali previsti dal Centro Marathon, Simona ne ha aggiunti altri tre (per un totale di 7 giorni su 7).

Alla fine di tempo ne ha trovato fin troppo…
«Seguivo dei miei amici che si allenano da soli, ho voluto strafare. Adesso ho ripreso in modo normale. Corro di mattina, verso le otto perché prima è buio e ho paura. In genere vado nel parco della Caffarella, sull’Appia Antica: lì c’è una natura vera, selvaggia, è molto piacevole».
A livello di gestione quotidiana non è pesante alzarsi prima alla mattina?
«Sono molto mattiniera e se ci fosse luce mi alzerei anche alle quattro. Alla sera ho sonno presto, ma ce l’avevo anche prima. In compenso mi è cambiata la vita in termini di energie, ho più fiato, vivo decisamente meglio».
Per via della contrattura ha ripreso i chili che aveva perso: è stato demotivante?
«Non tanto perché comunque ho visto che i risultati si ottengono e poi è stata colpa mia, non avrei dovuto esagerare. Senza contare che nonostante il peso sia tornato quello di prima, la mia linea è cambiata, sono più tonica e più asciutta. Riesco già a indossare pantaloni che non mettevo da tempo».
Grande soddisfazione quindi. E suo marito, è ancora scettico?
«Tutt’altro. Anzi si è appassionato al programma e mi aiuta a interpretare le tabelle del Centro Marathon».
Non abbiamo mai parlato di dieta. Coma va su quel fronte?
«Seguo un regime alimentare controllato, ma non ho ancora una dieta vera e propria. Per ora ho uno strumento da mettere sul braccio che misura il consumo energetico giornaliero, dopo le prime rilevazioni si potrà studiare una dieta».
Paura della maratona finale?
«Non so se ce la farò, però prima di Natale ho partecipato a una maratone di dieci chilometri ed è andata bene. All’ottavo chilometro credevo di scoppiare, ma alla fine ce l’ho fatta. Forse se corro con calma riesco farne anche 40».

 
15 aprile 2007

La contrattura alla gamba si fa ancora sentire e Simona ha diminuito gli allenamenti. Poco male nel suo caso, dato che correva praticamente tutti i giorni e che tuttora partecipa a maratone non previste dal programma (come la Vivicittà, che si è tenuta il 15 aprile a Roma, lungo un percorso di 15 chilometri). «In realtà vorrei tornare a correre di più, ma in questo periodo non me la sento di allenarmi da sola, è un po’ noioso, e quindi mi devo adeguare ai tempi degli altri se voglio stare in compagnia. Senza contare che la gamba non è ancora a posto del tutto e devo stare attenta».
L’appuntamento di Salerno è saltato per onorare le nozze d’oro dei suoceri – «un bel traguardo anche quello», commenta Simona – ma non la competizione di Napoli: 10 chilometri portati a termine con successo, nonostante un rush finale faticosissimo a causa della salita inaspettata poco prima del traguardo.
«Quei 600 metri di salita mi hanno distrutta, ma ho tenuto duro e ho concluso la corsa in un’ora e dieci, insieme alla mia dottoressa che mi è sempre stata accanto. Pensavo di metterci meno a dire il vero. Quando corro per allenarmi mi sembra di essere più veloce, mentre durante le competizioni è come se sentissi maggiormente lo sforzo. Probabilmente è una reazione emotiva. Comunque è stato bello, mi sono divertita e non sono nemmeno arrivata ultima. Poi c’era il sole, il lungomare era splendido, mi sono abbronzata e ci hanno coccolati con generi di conforto e piccoli gadget. Proprio piacevole insomma».
Il morale di Simona è alto. È soddisfatta e ride con ironia delle proprie difficoltà. Prima fra tutte la dieta: «Non sono costante e faccio modifiche del tutto personali al regime alimentare che mi hanno consigliato... In parte è però è anche colpa del fatto che non mangio da sola: non posso cucinare cose diverse per ogni membro della famiglia; si devono trovare dei compromessi. In tutto ho perso solo cinque chili, ma riesco già indossare abiti che non mettevo da tempo e soprattutto mi vedo diversa. In molti mi hanno detto che sembro molto dimagrita e questo mi dà una soddisfazione notevole.
Diciamo che a colpo d’occhio il dimagrimento sembra nettamente superiore. So che comunque su questo fronte devo migliorare ancora, devo vincere questo metabolismo lentissimo che non mi aiuta. Anche nella corsa ho ancora problemi a rompere il fiato».
Oggi l’obiettivo di Simona, oltre all’abbattimento di qualche altro chilo, è partecipare alla competizione del 24 giugno che si terrà ad Avezzano. Ci tiene in particolare, non solo per macinare altri chilometri, che questa volta saranno 21, ma anche perché in quella sede si terrà una sorta di selezione per la maratona finale di Milano: «si farà il punto della situazione e si deciderà chi può farcela. Essere scelta non mi dispiacerebbe affatto, sarebbe già un traguardo in sé. Così ho deciso di provare a correre due ore di fila, anziché una sola, in modo da dare un’ottima prestazione ad Avezzano e poter sperare nel traguardo milanese».

 
 
  26 giugno 2007

Avezzano è andata alla grande, con un secondo posto sul podio nella categoria donne over 40. Simona ormai ha rotto il fiato, si impegna con determinazione ed è severa con se stessa: «Potevo fare meglio; purtroppo per tre chilometri ho dovuto camminare, ma c’era il sole battente del mezzogiorno e non ce la facevo più. Tutto sommato è comunque andata bene, in quelle condizioni avevo paura di avere una crisi più forte, invece ho tenuto duro e sono stata premiata». Una gara anche emozionante per Simona: «C’era il tutor che corre con me che mi spronava, mi dava tantissima motivazione. E poi all’ultimo chilometro, quando ero davvero stanca, ci è corso incontro il professor Rota del centro Marathon; ci incitava ‘dai che ce la fate, dai dai dai…’. In quei momenti ti tornano le forze. Correre in compagnia vuol dire davvero tanto e se hai qualcuno che ti incita e ti tira, per così dire, le cose cambiano enormemente».
Simona adesso fa allenamenti di un’ora e 40 minuti, ha imparto a non strafare, ma di sicuro non si fa sconti. Il suo progetto al momento è proseguire senza sgarrare durante le vacanze estive: «fermarsi è micidiale e soprattutto non conviene, perché ricominciare dopo una pausa è faticosissimo. Troverò un anello ciclabile o una strada adatta e correrò anche in ferie».

 
 
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