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‘Stanare’ il prediabete con l’emoglobina glicata
Solo una persona su 14 sa di avere il ‘prediabete’ vale a dire un’alterazione della glicemia rispetto al limite di normalità che però non supera la soglia per la diagnosi di diabete. In questa fase, da una parte si inizia già a ‘maturare’ un importante rischio cardiovascolare, dall’altra il successo di interventi, anche solo sullo stile di vita, può bastare a controllare la glicemia in modo adeguato.
Come diagnosticare il prediabete? Si può ricorrere a un test della glicemia effettuato a digiuno, oppure a una misurazione della glicemia fatta a due ore dal pasto, o meglio dopo un’assunzione controllata di glucosio. Tutto questo richiede un certo impegno per il paziente e finisce per demotivarlo a effettuare lo screening. Secondo uno studio apparso sull’American Journal of Preventive Medicine il test dell’emoglobina glicata (che può essere effettuato con un solo prelievo in ogni momento della giornata) è più accettato dal paziente e può essere ugualmente informativo: infatti livelli di emoglobina glicata compresi fra 5,5 e 6,5% correlano con le soglie glicemiche del prediabete. La rilevazione della HbA1c potrebbe essere inserita ‘opportunisticamente’ insieme ad altri esami diagnostici da effettuare sullo stesso campione di sangue. Fonte: Ackerman RT, et al "Identifying adults at high risk for diabetes and cardiovascular disease using hemoglobin A1c" American Journal of Preventive Medicine 2011; 40(1): 11-17.
[IGT/insulinoresistenza/ sindrome metabolica]
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