Insieme ai migliori auguri di Buon 2010, la redazione di Accu-Chek per le Associazioni e Roche Diabetes Care suggeriscono un buon proposito per il 2010: redigere e far circolare un ‘bilancio sociale’ o un ‘bilancio di missione’ che chiarisca a tutti quali sono gli obiettivi della Associazione e in che modo si è cercato di raggiungerli nel corso dell’anno?

Volontariato trasparente, ecco come
Con un termine tecnico la definiscono accountability, cioé il dovere che un’associazione di volontariato ha di informare chi sta all’esterno, e in particolare tutti coloro che sono toccati dalla sua attività sociale. Un modo di essere più trasparenti, specie in vista di un’evoluzione del terzo settore che sempre più spesso fa leva su forme di finanziamento pubblico o privato. Un aiuto che però obbliga chi lo riceve a dare conto di come si è speso.
Come può avvenire questo rendiconto? Da mesi le istituzioni del volontariato (a partire dall’agenzia per le Onlus fino ai centri servizio per il volontariato) stanno battendo sulla necessità che ogni associazione si doti di nuove forme di rendicontazione, che però con i bilanci canonici (quelli basati unicamente su entrate e uscite) non hanno molto a che fare. Si tratta del bilancio sociale e del bilancio di missione. Vediamo di che cosa si tratta.

Il bilancio sociale e il bilancio di missione
Rendere conto del proprio operato, per un ente che ha come finalità quella di svolgere una funzione sociale, non può molto spesso limitarsi a una questione meramente economica. Un’associazione di volontariato deve dimostrare alla comunità, e magari al proprio pubblico di riferimento, che sta correttamente svolgendo la propria missione che si è data al momento della creazione. Questa operazione, appunto, si chiama bilancio di missione.

Diverso è invece il caso del bilancio sociale, che invece è qualcosa di ancora più ampio. Il bilancio sociale (che molto spesso accompagna il bilancio economico non solo del terzo settore ma anche di molte imprese) è un vero è proprio resoconto nel quale l’associazione spiega in quale misura, con il proprio operato, ha portato giovamento alla comunità e in particolare a coloro che si definiscono stakeholders, cioé portatori di interesse: quindi coloro che, direttamente o indirettamente, sono toccati dall’attività.

I vantaggi del rendicontare
Stendere questo tipo di bilanci non è naturalmente un obbligo. Quotarsi socialmente, attraverso una di queste due forme di rendicontazione sociale, può però avere molti vantaggi. Innanzitutto agli occhi della comunità l’associazione svolge un’opera di propaganda molto efficace, facendo conoscere quanto di buono fa con le proprie attività. In secondo luogo, guardare al proprio interno per valutare il proprio operato può essere anche molto utile per riflettere sulla propria organizzazione trovandone le eventuali pecche.

Come e quando scrivere un bilancio
Bilancio di missione e bilancio sociale vanno scritti di pari passo con l’andamento del periodo amministrativo che si segue per un normale bilancio, vale a dire una volta all’anno.
Come scriverlo? Il Csv.net, rete che unisce i centri servizio per il volontariato di tutta Italia, ha tracciato le linee guida per la redazione del bilancio di missione e del bilancio sociale delle organizzazioni di volontariato, che sono un punto di riferimento imprescindibile (www.csvnet.it)
Qui riassumiamo, in estrema sintesi, quelle che sono le regole e le parti fondamentali del bilancio, che ha la forma di una sorta di autocertificazione e quindi viene sottoscritto dal presidente dell’associazione.
Tre i criteri di massima da seguire ci sono neutralità, coerenza e inclusione. Vale a dire che il rapporto, per essere credibile, deve essere improntato all’imparzialità, rispecchiare finalità e valori previsti dall’associazione, e coinvolgere nella sua redazione il maggior numero di persone interessate all’attività dell’associazione. Ogni affermazione in merito a dati deve essere documentata.

Le parti del bilancio
D’obbligo partire con una presentazione. A scriverla in poche righe, come esordio del documento, deve essere il presidente dell’associazione. Il quale dovrebbe spiegare in che cosa consiste l’associazione che presiede, quali sono le finalità del bilancio che si presenta e mettere in evidenza gli elementi più importanti. Occorre, in secondo luogo, spiegare come si dovrà leggere il bilancio: in particolare una nota metodologica dovrà precisare il periodo temporale preso a riferimento per la rendicontazione e quello che è il perimetro dell’attività considerato: se non si è tenuto conto di alcuni lati dell’associazione, bisogna darne motivazione. L’associazione a questo punto si presenta: come idea di massima, il presidente dovrebbe indicare in quale tipologia giuridica e fiscale si riconosce l’associazione (se si tratta di una onlus, di un’associazione di promozione sociale...), dove ha la propria sede, qual è il suo ambito di intervento e l’importo dei proventi che riceve. Un capitolo a parte sarebbe bene dedicarlo a quella che è la storia (qui in modo sintetico) e quella che è la mission. In questo secondo caso non si tratta di un dato irrilevante. È proprio a partire da questo che si valuterà il proprio operato. In particolare, per mission bisogna indicare le finalità istituzionali, le principali attività svolte per perseguire i propri fini e anche qual è il sistema di valori al quale i soci fanno riferimento.




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Ci sono infine due altri capitoli che non sono meno importanti
Vanno individuati e definiti i propri stakeholder, tutti coloro che sono portatori di un interesse relativo all’associazione e che in teoria ne potrebbero essere toccati. Ma ancora più importante è la descrizione della compagine sociale. Da statuto, vanno almeno indicati i criteri e le modalità di ammissione dei soci, l’importo delle quote associative da pagare, i diritti e doveri degli associati e la composizione per età o genere dell’ente. Non si può non soffermarsi ampiamente su quello che è il sistema di governo e di controllo che l’associazione applica e il grado di democraticità interno. Esistono federazioni dalle quali l’associazione dipende e che ne possono limitare l’autonomia di decisione? Quante assemblee dei soci si tengono all’anno? Come vengono convocate? Quali sono le cariche dell’associazione e come vengono scelte? Un buon bilancio sociale o di missione non può omettere queste informazioni. Quanto alla struttura organizzativa, vanno precisati composizione, ruoli interni e, naturalmente, la remunerazione del personale dirigente. Così come quest’ultimo è tenuto a informare sulla frequenza di corsi di aggiornamento e sulla presenza di eventuali benefit di cui dispone. Alla voce volontari, bisogna precisarne il numero, la composizione del corpo volontari e le attività che vengono assegnate loro per lo svolgimento.

Il lato finanziario del sociale
E siamo alla seconda parte. Anche se non si tratta di un bilancio economico, bisognerà dare al lettoreun ragguaglio di quelli che sono gli aspetti economici, finanziari e patrimoniali dell’associazione. A differenza che di un bilancio contabile, però, qui l’esposizione dei numeri dovrà per forza di cose avvenire in forma divulgativa, in modo da favorire la comprensione di tutti. E bisognerà anche cercare il più spesso possibile il confronto temporale e spaziale, vale a dire fornire anche lo stesso dato dell’associazione relativo agli anni precedenti oppure tentare la comparazione con quelli che sono i dati che in generale contraddistinguono il settore.

La prima voce da analizzare è quella relativa alle risorse raccolte: se un’associazione, a livello contabile, segue la contabilità finanziaria, queste dovranno corrispondere alle entrate totali del bilancio, se ha invece optato per la contabilità economico-finanziaria si tratterà di trascrivere ricavi e proventi. In entrambi i casi, invece, di ciascuna delle voci in entrata andrà precisata la natura (se si tratta di contributi pubblici o privati, fondi, lasciti ereditari), la provenienza e l’eventuale esistenza di un vincolo alla finalità di spesa.

Una funzione che andrebbe aggiunta è il grado di dipendenza da un solo soggetto. È espressa dal rapporto tra totale dei ricavi e delle entrate provenienti da quel soggetto e il totale delle entrate. Nel caso che uno sponsor partecipi con oltre il 20% dei ricavi alla sovvenzione dell’ente, questa funzione serve a fare trasparenza sul suo peso nell’associazione.
Dopodiché toccherà specificare come sono state utilizzate le risorse: quante sono andate nelle gestione di attività strumentali (come la promozione) e quante in attività di supporto (come i costi di direzione e gestione generale)?
Vanno precisati anche gli introiti che sono stati assegnati all’organizzazione, quelli che sono stati distribuiti sotto forma di elargizioni, sono stati erogati per le attività istituzionali, altri che sono stati trattenuti per futuri impieghi.
Andranno indicati anche gli oneri per il personale dipendente, i rimborsi spese, il pagamento degli affitti e degli ammortamenti. Un’altra funzione, data dal rapporto tra fondi non accantonati e risorse raccolte, dà una stima della propensione alla spesa dell’associazione. L’ultimo dato che andrebbe indicato è il rapporto tra oneri utilizzati per la raccolta e il risultato di questa raccolta: questo dato esprime l’efficienza nell’attività di fundraising.

Molto importante è il capitolo dedicato all’attività dei volontari, che costituiscono una sorta di capitale sommerso di cui beneficia il volontariato ma di cui deve anche rendere conto. Per quanto riguarda gli aiuti che riceve, un’associazione dovrà anche spiegare l’effettivo impatto del volontariato sulla prestazione di attività che l’associazione svolge in regime di convenzione (e che quindi viene retribuito), specificare tutti quei contributi a titolo volontario ricevuti che sono quantificabili in prezzi di mercato (come le prestazioni di un notaio o altro professionista, i lavori eseguiti a titolo gratuito da un muratore o un elettricista), infine, quantificare il numero di volontari e le ore che questi hanno lavorato per l’associazione nel corso dell’anno. Infine, vanno indicati i beni ricevuti, dividendo fra quelli di consumo immediato e quelli di utilità pluriennale.

L’ultimo, ma imprescindibile capitolo, del bilancio sociale o di missione, è quello che inquadra l’assenza di uno scopo di lucro: per questo, oltre a indicare la presenza di utili e di avanzi gestione, le operazioni patrimoniali o commerciali svolte con associati o altre persone, il totale dei compensi ricevuti a qualsiasi titolo e le retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti, l’associazione dovrà dimostrare di avere perseguito la proprio missione e raggiunto l’utile sociale analizzando ciascuna attività svolta, inquadrandola sotto il profilo dei bisogni, delle persone toccate e di quelli che erano gli obiettivi che ci si era prefissati. Gli effetti dovranno essere valutati tenendo in considerazione i criteri di efficacia, efficienza e coerenza con i valori dell’associazione.


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