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Ci sono infine due altri capitoli che non sono meno importanti
Vanno individuati e definiti i propri stakeholder, tutti coloro che sono portatori di un interesse relativo
all’associazione e che in teoria ne potrebbero essere toccati. Ma ancora più importante è la descrizione della
compagine sociale. Da statuto, vanno almeno indicati i criteri e le modalità di ammissione dei soci, l’importo
delle quote associative da pagare, i diritti e doveri degli associati e la composizione per età o genere dell’ente.
Non si può non soffermarsi ampiamente su quello che è il sistema di governo e di controllo che l’associazione
applica e il grado di democraticità interno. Esistono federazioni dalle quali l’associazione dipende e che ne
possono limitare l’autonomia di decisione? Quante assemblee dei soci si tengono all’anno? Come vengono
convocate? Quali sono le cariche dell’associazione e come vengono scelte? Un buon bilancio sociale o di missione
non può omettere queste informazioni. Quanto alla struttura organizzativa, vanno precisati composizione, ruoli
interni e, naturalmente, la remunerazione del personale dirigente. Così come quest’ultimo è tenuto a informare
sulla frequenza di corsi di aggiornamento e sulla presenza di eventuali benefit di cui dispone. Alla voce volontari,
bisogna precisarne il numero, la composizione del corpo volontari e le attività che vengono assegnate loro per
lo svolgimento.
Il lato finanziario del sociale
E siamo alla seconda parte. Anche se non si tratta di un bilancio economico, bisognerà dare al lettoreun
ragguaglio di quelli che sono gli aspetti economici, finanziari e patrimoniali dell’associazione. A differenza
che di un bilancio contabile, però, qui l’esposizione dei numeri dovrà per forza di cose avvenire in forma
divulgativa, in modo da favorire la comprensione di tutti. E bisognerà anche cercare il più spesso possibile il
confronto temporale e spaziale, vale a dire fornire anche lo stesso dato dell’associazione relativo agli anni
precedenti oppure tentare la comparazione con quelli che sono i dati che in generale contraddistinguono il
settore.
La prima voce da analizzare è quella relativa alle risorse raccolte: se un’associazione, a livello contabile, segue
la contabilità finanziaria, queste dovranno corrispondere alle entrate totali del bilancio, se ha invece optato
per la contabilità economico-finanziaria si tratterà di trascrivere ricavi e proventi. In entrambi i casi, invece, di
ciascuna delle voci in entrata andrà precisata la natura (se si tratta di contributi pubblici o privati, fondi, lasciti
ereditari), la provenienza e l’eventuale esistenza di un vincolo alla finalità di spesa.
Una funzione che andrebbe aggiunta è il grado di dipendenza da un solo soggetto. È espressa dal rapporto tra
totale dei ricavi e delle entrate provenienti da quel soggetto e il totale delle entrate. Nel caso che uno sponsor
partecipi con oltre il 20% dei ricavi alla sovvenzione dell’ente, questa funzione serve a fare trasparenza sul suo
peso nell’associazione.
Dopodiché toccherà specificare come sono state utilizzate le risorse: quante sono andate nelle gestione di
attività strumentali (come la promozione) e quante in attività di supporto (come i costi di direzione e gestione
generale)?
Vanno precisati anche gli introiti che sono stati assegnati all’organizzazione, quelli che sono stati distribuiti
sotto forma di elargizioni, sono stati erogati per le attività istituzionali, altri che sono stati trattenuti per futuri
impieghi.
Andranno indicati anche gli oneri per il personale dipendente, i rimborsi spese, il pagamento degli affitti e
degli ammortamenti. Un’altra funzione, data dal rapporto tra fondi non accantonati e risorse raccolte, dà una
stima della propensione alla spesa dell’associazione. L’ultimo dato che andrebbe indicato è il rapporto tra
oneri utilizzati per la raccolta e il risultato di questa raccolta: questo dato esprime l’efficienza nell’attività di
fundraising.
Molto importante è il capitolo dedicato all’attività dei volontari, che costituiscono una sorta di capitale
sommerso di cui beneficia il volontariato ma di cui deve anche rendere conto. Per quanto riguarda gli aiuti
che riceve, un’associazione dovrà anche spiegare l’effettivo impatto del volontariato sulla prestazione di
attività che l’associazione svolge in regime di convenzione (e che quindi viene retribuito), specificare tutti
quei contributi a titolo volontario ricevuti che sono quantificabili in prezzi di mercato (come le prestazioni
di un notaio o altro professionista, i lavori eseguiti a titolo gratuito da un muratore o un elettricista), infine,
quantificare il numero di volontari e le ore che questi hanno lavorato per l’associazione nel corso dell’anno.
Infine, vanno indicati i beni ricevuti, dividendo fra quelli di consumo immediato e quelli di utilità pluriennale.
L’ultimo, ma imprescindibile capitolo, del bilancio sociale o di missione, è quello che inquadra l’assenza
di uno scopo di lucro: per questo, oltre a indicare la presenza di utili e di avanzi gestione, le operazioni
patrimoniali o commerciali svolte con associati o altre persone, il totale dei compensi ricevuti a qualsiasi titolo
e le retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti, l’associazione dovrà dimostrare di avere perseguito
la proprio missione e raggiunto l’utile sociale analizzando ciascuna attività svolta, inquadrandola sotto il
profilo dei bisogni, delle persone toccate e di quelli che erano gli obiettivi che ci si era prefissati. Gli effetti
dovranno essere valutati tenendo in considerazione i criteri di efficacia, efficienza e coerenza con i valori
dell’associazione.

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