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    <title>Diabete News - Novità dalla ricerca scientifica intorno al diabete</title>
    <link>http://www.modusonline.it/</link>
    <description>Ogni giorno nel mondo si pubblicano i risultati di ricerche relative a ogni aspetto del diabete, della sua terapia e del suo rapporto con altre condizioni e patologie. Questo feed difonde le news che appaiano periodicamente sui siti www.accu-chek.it, www.modusonline.it, www.microinfusori.it e www.dm1.it.</description>
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        <link>http://www.modusonline.it</link>
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		<title>Esercizio fisico: va bene anche un giorno sì e uno no</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=480</link>
		<description>Una buona notizia per chi ha deciso di abbandonare la sedentarietà ma non ha tempo o voglia per fare esercizio fisico ogni giorno. Nelle persone con diabete di tipo 2 l'esercizio fisico migliora la capacità di reagire all'assunzione di glucosio attraverso i pasti, evitando quei picchi iperglicemici postprandiali – magari brevi ma molto pericolosi per le arterie – e, in generale, è associato a un minor numero di iperglicemie.
Lo studio, effettuato su un campione limitato a 30 pazienti, mostra che in termini di iperglicemie quotidiane, fare un moderato esercizio fisico per 30 minuti consecutivi un giorno sì e uno no, ottiene lo stesso effetto che svolgere la stessa quantità di esercizio ogni giorno. Ovviamente un esercizio fisico quotidiano è positivo per altri parametri, il controllo della pressione ad esempio o del peso.</description>
		<pubDate>2012/5/15</pubDate>
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		<title>Il rischio di ictus cresce con la durata del diabete</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=479</link>
		<description>A differenza degli infarti, il cui rischio è sensibile già alla diagnosi di diabete e perfino prima, il rischio di ictus, vale a dire di un danno cerebrale più o meno temporaneo dovuto alla occlusione di un vaso sanguigno nel cervello, cresce con la durata del diabete. 
Pur essendosi ridotto nel corso del tempo il rischio per anno, la comparsa sempre più precoce del diabete di tipo 2 e l'aumento della vita media porta a un aumento del rischio assoluto per persona. 
Uno studio effettuato sulla base dei dati clinici di 3300 persone con età media 69 anni, ha mostrato che il maggior rischio di ictus di una persona con diabete, rispetto a una di pari età e sesso senza diabete, triplica nell'arco dei primi 10 anni e poi cresce del 3% ogni anno. Mancando dati omogenei, lo studio non ha preso in considerazione la qualità dell'equilibrio glicemico espressa in termini di emoglobina glicata o di glicemie a digiuno e post-prandiali.</description>
		<pubDate>2012/5/5</pubDate>
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		<title>L'eccesso di selenio può causare il diabete di tipo 2</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=478</link>
		<description>Per spiegare la crescita dei casi di diabete di tipo 2, una direzione di ricerca che prende sempre più piede è quella ambientale. L'idea è che per varie vie il nostro corpo assorba quantità eccessive di sostanze che alterano l'equilibrio biochimico dell'organismo.
Uno studio pubblicato su The Lancet mostra che il selenio potrebbe essere dannoso, aumentando in molti casi il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Il selenio è una componente di diversi integratori alimentari venduti senza ricetta, soprattutto in Canada, Stati Uniti e Giappone. Da tempo gli integratori alimentari sono messi sotto accusa dai nutrizionisti, secondo i quali, essi aggiungono nutrienti presenti già in quantità sufficienti nell'organismo. 
Secondo Margaret Rayman, ricercatrice presso la University of Surrey a Guilford e autrice dello studio, è vero che un basso apporto di selenio è spesso collegato a un aumento del rischio di morte causato da un impoverimento della funzione immunitaria, oltre che a un rapido declino cognitivo, tuttavia, la quantità di selenio assunta con un'alimentazione normale e varia è nella maggior parte dei casi più che sufficiente. Inoltre è probabile che alcune persone siano geneticamente portate a reagire in modo distorto a un eccesso di selenio attivando, fra le altre cose, il processo metabolico che porta al diabete di tipo 2. Lo studio intende proseguire scoprendo quali sono i profili genetici delle persone che non dovrebbero assumere integratori alimentari contenenti selenio.</description>
		<pubDate>2012/4/25</pubDate>
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		<title>OMS e UE affrontano per la prima volta l'empowerment del paziente</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=481</link>
		<description>È nell'assistenza alla persona con diabete che si è iniziato a parlare di empowerment. Cosa significa? Letteralmente 'dare potere', in questo caso al paziente, un concetto al quale Modus ha dedicato diversi articoli. A differenza di quel che avviene nelle malattie acute infatti, nelle condizioni croniche è il paziente il protagonista, potendo – e soprattutto dovendo – fare scelte coscienti e informate; il team diabetologico lo può aiutare e consigliare ma alla fine in campo c'è lui. 
Questo approccio che sta alla base dell'Educazione terapeutica si è dimostrato talmente valido nel campo del diabete, da essere stato proposto e adottato anche nella cura di altre malattie croniche. Ci si accorge che fornendo al paziente le conoscenze e spesso anche gli strumenti giusti, si ottiene (con una spesa inferiore) un risultato migliore.
È per questo motivo che la sezione europea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme al governo danese e all'Unione Europea (la Danimarca è presidente di turno dell'Unione Europea) e ad altre organizzazioni internazionali ha organizzato la prima conferenza europea sull'empowerment del paziente che si terrà a Copenhagen l'11 e 12 aprile.
La disponibilità di tecnologie che permettono alla persona di saper sempre di più sulla propria condizione e di fare scelte informate (come avviene nel diabete), le correlazioni fra decorso della malattia cronica e grado di informazione del paziente e della famiglia, l'informazione 'orizzontale' fra persone che condividono lo stesso problema (anche attraverso l'uso di social media) sono alcuni dei temi che saranno dibattuti cercando di esportare le esperienze di avanguardia effettuate in Europa – non solo nel campo del diabete – a tutto l'insieme delle condizioni croniche.</description>
		<pubDate>2012/4/15</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Come rallentare o prevenire il danno renale</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=5#ID292</link>
		<description>Il 1993 segna un punto di svolta del trattamento insulinico del diabete tipo-1 (DM1). Lo studio DCCT (Diabetes Control and Complications Trial) raccoglie solide evidenze a favore del trattamento intensivo rispetto a quello convenzionale. Alle 1.400 persone coinvolte nello studio (che è durato dieci anni) viene proposto di partecipare ad uno studio osservazionale (EDIC - Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications) in cui ognuno segue il trattamento che preferisce ed ha solo l'obbligo di effettuare controlli periodici. Lo studio EDIC termina nel 2010 ed i risultati sono per certi versi ancora più interessanti: il trattamento intensivo effettuato 10-20 anni prima continua ad esercitare un effetto positivo sul controllo metabolico e sulle complicanze. Conclusione: in assenza di trattamenti 
specifici mirati a prevenire o rallentare la nefropatia, il trattamento insulinico intensivo precoce si traduce, sul lungo periodo, in una riduzione del rischio di danno renale.
</description>
		<pubDate>2012/5/20</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Agonisti del recettore GLP-1 per combattere l'obesità</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=5#ID293</link>
		<description>Sovrappeso ed obesità sono patologie dilaganti, non solo nei paesi più ricchi, con effetti importanti sulla salute e sui costi sanitari. Un tempo associate solo al diabete tipo-2 (DM2), oggi si riscontrano anche in bambini e ragazzi con diabete tipo-1 (DM1), rendendo più complicato il trattamento. Gli agonisti del recettore del GLP-1 (exenatide, liraglutide o altri) sono una nuova 
classe di farmaci anti-obesità che si è dimostata efficace in numerosi studi clinici controllati, riducendo anche la pressione sanguigna, il livello ematico di colesterolo e la glicemia, tutti fattori di rischio cardiovascolare. Un'analisi degli studi clinici pubblicati (metanalisi) conferma efficacia e sicurezza di questo tipo di farmaci i cui unici effetti indesiderati sono di tipo gastroenterico (nausea, diarrea e vomito).
</description>
		<pubDate>2012/5/20</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Rischio ipoglicemia ridotto con il microinfusore</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=5#ID291</link>
		<description>Le crisi ipoglicemiche rimangono una dei più gravi effetti indesiderati della terapia insulinica e costituiscono forse la principale ragione che frena molte persone con diabete tipo-1 nella ricerca del controllo metabolico ottimale. Aggiungiamo tutta la problematica della ridotta consapevolezza delle ipoglicemie, cioè del rischio di scivolare, senza accorgersene, in condizioni di pericolo immediato e grave, e abbiamo un quadro che chiunque troverebbe quantomeno preoccupante. Per fortuna c'è il microinfusore. Che non azzera, ma quantomeno riduce, il rischio di ipoglicemie, soprattutto di quelle gravi che sono associate a convulsioni e perdita di 
coscienza. Il vantaggio del microinfusore è molto netto rispetto alla terapia con insulina NPH e 
minore, ma non insignificante, rispetto alla moderna terapia 'basal-bolus'.
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		<pubDate>2012/5/15</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Modulare la risposta immunitaria in modo duraturo</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=4#ID289</link>
		<description>Il 'malfunzionamento' del sistema immunitario è all'origine di molte malattie, tra cui anche il diabete tipo-1 (DM1).  Molto lavoro è stato fatto negli ultimi trent'anni sui meccanismi che regolano la risposta immunitaria.  La qualità e l'originalità di queste ricerche sono state tali da portare a ben cinque premi Nobel.  La 'traduzione pratica'  di queste ricerche in àmbito clinico (prevenzione, diagnosi e terapia) ha generato un nuovo gruppo di farmaci e trattamenti, denominato immunomodulatori, che non 'spengono' il sistema immunitario come il cortisone o la ciclosporina, ma lo condizionano 'ad arte'.  
L'applicazione al DM1 è ancora agli inizi, ma cominciamo ad avere i 
primi risultati.   Secondo uno studio svedese di fase II condotto su 
bambini e adolescenti con DM1, il trattamento immunomodulante con GAD-alum è risultato efficace nel preservare la produzione di insulina per almeno 4 anni. 
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		<pubDate>2012/4/20</pubDate>
	</item>
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		<title>Attesa 'troppo' dolce.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>Prima di pianificare una gravidanza è meglio mettersi a dieta. Diabetes Care lancia l'allarme diabete gestazionale, analizzando la prevalenza di questa patologia nel metà femminile della popolazione. Lo studio ha seguito un vasto campione di 175 mila donne che hanno partorito tra il 1999 e il 2005 e ha rilevato che una forma preesistente di diabete di tipo 1 o 2 era stata diagnosticata nell'1,3% dei casi. Il doppio rispetto ad analoghe statistiche effettuate in passato. Inoltre, il numero di donne con diabete pregresso alla gravidanza cresce nel tempo, un anno dopo l'altro. Nel 1999 era pari allo 0,81 su 100 nascite, nel 2005 era arrivato a 1,82%. Un aspetto interessante è che il tasso di evoluzione del diabete gestazionale vero e proprio non sembra seguire le stesse percentuali di crescita. Nel totale di donne con diabete nei mesi della gravidanza, il 21% della condizione risulta preesistente e il 79% gestazionale. Pochi anni prima il diabete era gestazionale al 90%. Secondo i ricercatori, è un chiaro segno del fatto per cui un maggior numero di donne arriva alla gravidanza già in sovrappeso. Il rischio è che troppe gestanti siano diabetiche in partenza, con gravi ripercussioni in termini di complicanze, aborti spontanei, difetti fetali e parti più dolorosi a causa delle dimensioni del neonato.</description>
		<pubDate>2008/5/30</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Regno Unito: troppa intolleranza al glucosio.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>I medici generici saranno mobilitati in una massiccia campagna di screening voluta dal governo britannico per integrare i normali programmi di valutazione di rischio cardiovascolare con regolari test di misurazione della glicemia. Il Dipartimento della Salute sta valutando l'opportunità di suggerire ai medici di base l'abbinamento dei due tipi di esame dopo aver calcolato la maggior convenienza di uno screening combinato diabete-cuore rispetto alle normali campagne di screening del solo diabete. Lo stesso Ministero è intenzionato a  spingere per una maggiore quota di interventi sullo stile di vita delle persone come misura di prevenzione del diabete, sulla scorta dei risultati degli studi di epidemiologia che attribuiscono ormai una grande efficacia delle iniziative che incidono sulle abitudini alimentari e sulla mobilità. 
Uno degli ostacoli è il carico di lavoro che i medici di base in Gran Bretagna finirebbero per subire. Si calcola infatti che il 20% delle persone sottoposte a screening potrebbe avere una diagnosi di intolleranza al glucosio e richiederebbe in seguito un monitoraggio e una assistenza costanti. Nel marzo scorso, il segretario alla sanità Alan Johnson aveva annunciato che tutti gli individui a rischio di età compresa tra i 40 e i 75 anni avranno la possibilità di effettuare gratuitamente un esame di intolleranza al glucosio (IGT) nel quadro di  una campagna di controllo delle patologie cardiovascolari prevista per il 2009. Il protocollo suggerisce che tutte le persone con livelli di glicemia a digiuno superiori ai 5,7 mmol/l debbano sottostare a una  prova di tolleranza al glucosio orale per una eventuale diagnosi di IGT. Si calcola che il 4% delle persone tra i 40 e i 74 anni abbia una  forma non diagnosticata di diabete ma la percentuale di IGT non riconosciuta sale addirittura al 16%.</description>
		<pubDate>2008/5/30</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Il caffè fa bene al diabete.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>La bevanda più amata dagli italiani, la terza più consumata al mondo dopo l'acqua e il vino, è un'autentica miniera di sostanze antiossidanti 'nemiche' dei radicali liberi. Una porzione di caffè contiene più antiossidanti di vino rosso, tè verde, succo d'arancia, frutti rossi e blu, pomodoro, lattuga e cioccolato. E assunto in ogni sua forma - espresso, americano e 'deca' - anche solo tre volte al giorno al mattino e dopo i pasti, il caffè promette un effetto scudo contro diabete di tipo 2, Parkinson e malattie del fegato. 
A decretare la rivincita della tazzina - vista spesso con sospetto per le proprietà eccitanti della caffeina - è un'ampia rassegna di studi scientifici analizzati e riproposti dalla Nutrition Foundation of Italy (NFI)-Centro studi dell'alimentazione in un incontro presieduto dal  numero uno della NFI, Rodolfo Paoletti, Francesco Visioli della NFI e dell'Université Pierre et Marie Curie di Parigi; Augustin Scalbert, direttore del Laboratorio 'Micronutrients, metabolism and biological  signatures' dell'Institut national de la recherche agronomique (Inra) francese, e Andrea Poli, direttore scientifico NFI. 
Una ricerca olandese indicherebbe per esempio che consumare almeno 7 caffè al giorno dimezza la probabilità di ammalarsi di diabete di tipo 2. E un altro studio sul gentil sesso in post-menopausa suggerisce addirittura che il pericolo diabete cala ancora di più se il caffè è decaffeinato (-33% per 6 tazze al giorno, rispetto a -21% col caffè normale). «Sembra che gli antiossidanti del caffè inibiscano l'assorbimento del glucosio nell'intestino e aumentino il consumo energetico», sottolinea  Visioli, che tranquillizza i fan della tazzina anche sugli indizi di un possibile link fra consumo di caffè e colesterolo alto: "Non è vero, per nessuna varietà", assicura. «La sua componente più abbondante sono i polifenoli e, in particolare, gli acidi clorogenici, presenti esclusivamente nel caffé.»</description>
		<pubDate>2008/4/30</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Glicemia più bassa se il respiro notturno è più regolare.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>Chi soffre di diabete di tipo 2 e contemporaneamente di apnea notturna occlusiva (uno stato presente nei grandi russatori e nelle persone sovrappeso) può trarre beneficio e soprattutto vedere ridotti i propri livelli glicemici nel corso della notte, dal trattamento basato su una macchina che eroga un flusso di ossigeno mentre si dorme. Chiamata CPAP, Continuous Positive Airway Pressure machine (ventilatore continuo), la cura è stata al centro di un apposito studio svolto dal Centro dei disordini del sonno e della ventilazione presso la Università di  Chicago, dove un team guidato da James Herdegen ha misurato i livelli di glicemia prima e dopo il trattamento. L'apnea notturna è provocata da un'improvvisa ostruzione delle vie aeree. Per quanto temporanei, gli episodi di mancanza d'aria possono avere effetti visibili sullo stato di salute generale. Chi soffre di questa sindrome corre nove volte più rischi di contrarre il diabete. Il dormiente trattato con macchine CPAP deve indossare una mascherina che fornisce un flusso costante d'aria. Dopo almeno quattro ore di cura lo studio del dottor Herdegen, pubblicato su Archives of Internal Medicine, ha evidenziato un significativo calo dei livelli di glicemia. Il ricercatore suggerisce la possibilità di sottoporre a screening  tutte le persone con diabete 2 che manifestano una certa propensione  alla sonnolenza diurna e sono forti russatori. Ovviamente, anche una dieta che affronti l'importanza del fattore meccanico dell'apnea (il sovrappeso) può essere molto indicata.</description>
		<pubDate>2008/4/30</pubDate>
	</item>
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