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    <title>Diabete News - Novità dalla ricerca scientifica intorno al diabete</title>
    <link>http://www.modusonline.it/</link>
    <description>Ogni giorno nel mondo si pubblicano i risultati di ricerche relative a ogni aspetto del diabete, della sua terapia e del suo rapporto con altre condizioni e patologie. Questo feed difonde le news che appaiano periodicamente sui siti www.accu-chek.it, www.modusonline.it, www.microinfusori.it e www.dm1.it.</description>
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        <link>http://www.modusonline.it</link>
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		<title>'Stanare' il prediabete con l'emoglobina glicata</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=471</link>
		<description>Solo una persona su 14 sa di avere il 'prediabete' vale a dire un'alterazione della glicemia rispetto al limite di normalità che però non supera la soglia per la diagnosi di diabete. In questa fase, da una parte si inizia già a 'maturare' un importante rischio cardiovascolare, dall'altra il successo di interventi, anche solo sullo stile di vita, può bastare a controllare la glicemia in modo adeguato. 
Come diagnosticare il prediabete? Si può ricorrere a un test della glicemia effettuato a digiuno, oppure a una misurazione della glicemia fatta a due ore dal pasto, o meglio dopo un'assunzione controllata di glucosio. Tutto questo richiede un certo impegno per il paziente e finisce per demotivarlo a effettuare lo screening. Secondo uno studio apparso sull'American Journal of Preventive Medicine il test dell'emoglobina glicata (che può essere effettuato con un solo prelievo in ogni momento della giornata) è più accettato dal paziente e può essere ugualmente informativo: infatti livelli di emoglobina glicata compresi fra 5,5 e 6,5% correlano con le soglie glicemiche del prediabete. La rilevazione della HbA1c potrebbe essere inserita 'opportunisticamente' insieme ad altri esami diagnostici da effettuare sullo stesso campione di sangue.</description>
		<pubDate>2012/1/25</pubDate>
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		<title>Metformina nel diabete gestazionale</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=470</link>
		<description>Quando si tratta di prescrivere farmaci alle donne in gravidanza la cautela è massima, ma i risultati di uno studio osservazionale condotto dalla Dott.ssa Janet Rowan (Auckland, Nuova Zelanda) e coll., pubblicato su Diabetic Medicine, forniscono rassicuranti conferme sulla possibilità d'impiego della metformina nel trattamento del diabete gestazionale. 
Lo studio ha confermato i risultati del trial prospettico randomizzato MiG (Metformin in Gestational Diabetes) analizzando gli outcome materni e neonatali delle gravidanze di 1269 donne con GDM, alle quali era stata offerta la possibilità di scegliere di essere trattate con sola dieta, metformina e/o insulina. Nelle 465 donne trattate con metformina (in 249 casi da sola e in 216 in associazione con insulina), sono stati registrati degli outcome significativamente migliori rispetto a quelli delle pazienti trattate con insulina. Non sono state invece registrate differenze rilevanti tra le donne in sola dieta e quelle trattate con la metformina. Lo studio condotto sui dati di un solo Centro, e non prospettico e randomizzato, richiede comunque altre conferme.</description>
		<pubDate>2012/1/15</pubDate>
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		<title>Chi dice donna dice danno (renale)</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=469</link>
		<description>Le donne, si sa, hanno una vita più lunga degli uomini e una maggiore resistenza agli stress cardiovascolari, ma hanno anche più probabilità di avere il colesterolo alto, di essere obese e di avere sviluppato una nefropatia alla diagnosi di diabete di tipo 2 o comunque all'inizio di un percorso terapeutico specialistico. 
Uno studio recente ha mostrato che le donne con diabete di tipo 2 hanno anche un rischio maggiore, rispetto agli uomini, di progredire nella nefropatia. In un follow-up di cinque anni svolto su un campione di 4400 donne seguite da un ambulatorio di diabetologia a Seattle si è visto che esse hanno una maggiore probabilità di passare da uno stadio della nefropatia a quello più avanzato. In parte questo può essere spiegato dal fatto che le donne tendono a perdere peso meno facilmente degli uomini soprattutto durante la terza età. Margaret Yu, della University of Washington a Seattle ha anche provato che le donne sono meno trattate (per esempio meno spesso vengono prescritte loro statine per il colesterolo) e quindi sembrerebbero meno ben curate degli uomini.</description>
		<pubDate>2011/12/25</pubDate>
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		<title>L'apnea ostruttiva complica il diabete</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=468</link>
		<description>Molte persone con diabete di tipo 2 sono anche seriamente sovrappeso e sono quindi a rischio di apnea ostruttiva notturna. Questa condizione porta i tessuti ricchi di grassi posti dietro l'interno del palato e della gola a collassare durante il sonno ostruendo temporaneamente il passaggio dell'aria. Privo di ossigeno dopo alcuni secondi di apnea l'organismo 'si risveglia' attivando meccanismi che riportano tono muscolare a livelli adeguati e quindi le vie respiratorie si riaprono temporaneamente. Il paziente non se ne accorge, ma il suo sonno è continuamente interrotto e questo lo porta a svegliarsi stanco, ad avere momenti di assenza durante la giornata e innalzamenti della pressione e della glicemia nelle ore notturne. Oltre a questi effetti ben noti, uno studio recente ha collegato l'apnea ostruttiva notturna anche a un maggior numero di ipoglicemie. 
Quest'ultimo risultato non era atteso. “Ci aspettavamo di rilevare più iperglicemie” dovute alla continua reazione di stress del risveglio, ha detto Jennifer Cheng, della Rosalind Franklin University of Medicine and Science di Chicago. Per spiegarlo i medici hanno trovato una stretta relazione tra la frequenza di ipoglicemie e la presenza di neuropatia autonomica (misurata attraverso il prolungamento dell'intervallo QTc nel tracciato dell'elettrocardiogramma), relazione che invece non si è rilevata nelle persone con diabete ma senza sindrome dell'apnea ostruttiva notturna. Le persone con apnea ostruttiva notturna (un disturbo facilmente rilevabile da chi dorme a fianco di una persona che ne soffre) non dovrebbero quindi porsi dei target glicemici troppo ambiziosi.</description>
		<pubDate>2011/12/15</pubDate>
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		<title>I tanti modi in cui lo zucchero fa male al pancreas</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=1#ID280</link>
		<description>Sappiamo che il diabete tipo-1 è una malattia auto-immunitaria in cui l'organismo attacca e distrugge le propre beta-cellule causando un deficit assoluto di insulina. Tuttavia, questo potrebbe essere uno dei meccanismi, probabilmente il più importante ma non il solo, che danno origine alla malattia. Da tempo si sono raccolte evidenze che indicano un effetto 'tossico' dell'iperglicemia sulle beta-cellule. Questo effetto sarebbe mediato dagli AGE (Advanced Glycation End products), molecole 'anomale' che si formano in conseguenza dell'eccesso prolungato di glucosio nel sangue. Evidenze sperimentali (su colture cellulari ed in animali da esperimento) e cliniche indicano che gli AGE possono danneggiare direttamente le beta.cellule pancreatiche giocando un ruolo nella patogenesi diabete tipo-1 (DM1). Questo dato rafforza l'indicazione a preservare, quanto più a lungo possibile, le beta-cellule residue così come ribadisce la necessità di uno stretto controllo metabolico.
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		<pubDate>2012/1/20</pubDate>
	</item>
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		<title>Se non abbiamo confidenza con i numeri</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=1#ID281</link>
		<description>Il diabete è una malattia cronica. Nel caso del diabete tipo-1 dura tutta una vita. Non è sorprendente perciò che, accanto a gli ultimi trattamenti disponibili, richieda molta pazienza e molto 'lavoro' da parte della persona ammalata.  Una parte di questo lavoro consiste nel dare regolarità alla propria vita col diabete: regolarità nel cibo, nell'attività fisica, nei farmaci che si prendono. Per dare flessibilità alla regolarità, per imparare cioè a gestire le irregolarità, potremmo aver bisogno di fare qualche calcolo a mente.  E qui possono esserci dei problemi. Anche se non sempre ce ne rendiamo conto, le abilità e le competenze numeriche possono essere modeste, a volte molto modeste, e questo può avere un impatto negativo sul controllo glicemico.  Per questo è bene che all'inizio della malattia valutare anche questo aspetto e magari tenerne conto quando si prescrivono misurazioni o trattamenti.</description>
		<pubDate>2012/1/20</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Qual è il profilo di chi sceglie il microinfusore?</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2012&amp;Month=1#ID279</link>
		<description>Quali sono i fattori che spingono le persone a scegliere il trattamento con il microinfusore?  I migliori risultati nel controllo metabolico?  La maggiore flessibiltà? La sensazione di 'libertà dalle iniezioni'? E quali sono, se ci sono, le caratteristiche delle persone che scelgono il microinfusore? Esiste un utilizzatore-tipo? Secondo uno studio svedese sembrerebbe di sì: ragazze e donne di giovane età, con livelli di glicata più alti e minore dosaggio insulinico giornaliero, minore livello di creatinina nel sangue(indicatore di danno renale). Questo il profilo di chi sceglie il microinfusore. Questi dati vengono da uno studio svedese che ha coinvolto più di 7mila persone con diabete tipo-1 (DM1).  
Gli stessi autori propongono di verificare questi risultati in altre aree geografiche per valutare,anche, se l'offerta di microinfusori è ottimale.</description>
		<pubDate>2012/1/15</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>DM1: cosa è cambiato negli ultimi 20 anni</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2011&amp;Month=12#ID277</link>
		<description>Un gruppo di ricercatori spagnoli ha scattato due 'fotografie', una nel
1986 e l'altra nel 2007. Entrambe le 'foto' inquadrano bambini con DM1 e ne riportano i principali dati antropometrici (età, genere, anni dalla diagnosi, peso, altezza, indice di massa corporea IMC/BMI e tipo di trattamento insulinico). Il confronto di queste due 'foto' permette di comprendere quanto ed in cosa sono cambiati questi due gruppi di persone con DM1. Il trattamento insulinico intensivo è diventato lo standard negli ultimi 20 anni migliorando il controllo metabolico delle persone con DM1. L'epidemia di soprappeso e obesità (un bambino su 40 nel 1986 contro 1 bambino su 7 nel 2007) ha colpito anche le persone con DM1 che presentano quadri clinici nuovi caratterizzati dalla compresenza di deficit insulinico + insulino-resistenza.
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		<pubDate>2011/12/20</pubDate>
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		<title>Attesa 'troppo' dolce.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>Prima di pianificare una gravidanza è meglio mettersi a dieta. Diabetes Care lancia l'allarme diabete gestazionale, analizzando la prevalenza di questa patologia nel metà femminile della popolazione. Lo studio ha seguito un vasto campione di 175 mila donne che hanno partorito tra il 1999 e il 2005 e ha rilevato che una forma preesistente di diabete di tipo 1 o 2 era stata diagnosticata nell'1,3% dei casi. Il doppio rispetto ad analoghe statistiche effettuate in passato. Inoltre, il numero di donne con diabete pregresso alla gravidanza cresce nel tempo, un anno dopo l'altro. Nel 1999 era pari allo 0,81 su 100 nascite, nel 2005 era arrivato a 1,82%. Un aspetto interessante è che il tasso di evoluzione del diabete gestazionale vero e proprio non sembra seguire le stesse percentuali di crescita. Nel totale di donne con diabete nei mesi della gravidanza, il 21% della condizione risulta preesistente e il 79% gestazionale. Pochi anni prima il diabete era gestazionale al 90%. Secondo i ricercatori, è un chiaro segno del fatto per cui un maggior numero di donne arriva alla gravidanza già in sovrappeso. Il rischio è che troppe gestanti siano diabetiche in partenza, con gravi ripercussioni in termini di complicanze, aborti spontanei, difetti fetali e parti più dolorosi a causa delle dimensioni del neonato.</description>
		<pubDate>2008/5/30</pubDate>
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		<title>Regno Unito: troppa intolleranza al glucosio.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>I medici generici saranno mobilitati in una massiccia campagna di screening voluta dal governo britannico per integrare i normali programmi di valutazione di rischio cardiovascolare con regolari test di misurazione della glicemia. Il Dipartimento della Salute sta valutando l'opportunità di suggerire ai medici di base l'abbinamento dei due tipi di esame dopo aver calcolato la maggior convenienza di uno screening combinato diabete-cuore rispetto alle normali campagne di screening del solo diabete. Lo stesso Ministero è intenzionato a  spingere per una maggiore quota di interventi sullo stile di vita delle persone come misura di prevenzione del diabete, sulla scorta dei risultati degli studi di epidemiologia che attribuiscono ormai una grande efficacia delle iniziative che incidono sulle abitudini alimentari e sulla mobilità. 
Uno degli ostacoli è il carico di lavoro che i medici di base in Gran Bretagna finirebbero per subire. Si calcola infatti che il 20% delle persone sottoposte a screening potrebbe avere una diagnosi di intolleranza al glucosio e richiederebbe in seguito un monitoraggio e una assistenza costanti. Nel marzo scorso, il segretario alla sanità Alan Johnson aveva annunciato che tutti gli individui a rischio di età compresa tra i 40 e i 75 anni avranno la possibilità di effettuare gratuitamente un esame di intolleranza al glucosio (IGT) nel quadro di  una campagna di controllo delle patologie cardiovascolari prevista per il 2009. Il protocollo suggerisce che tutte le persone con livelli di glicemia a digiuno superiori ai 5,7 mmol/l debbano sottostare a una  prova di tolleranza al glucosio orale per una eventuale diagnosi di IGT. Si calcola che il 4% delle persone tra i 40 e i 74 anni abbia una  forma non diagnosticata di diabete ma la percentuale di IGT non riconosciuta sale addirittura al 16%.</description>
		<pubDate>2008/5/30</pubDate>
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		<title>Il caffè fa bene al diabete.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>La bevanda più amata dagli italiani, la terza più consumata al mondo dopo l'acqua e il vino, è un'autentica miniera di sostanze antiossidanti 'nemiche' dei radicali liberi. Una porzione di caffè contiene più antiossidanti di vino rosso, tè verde, succo d'arancia, frutti rossi e blu, pomodoro, lattuga e cioccolato. E assunto in ogni sua forma - espresso, americano e 'deca' - anche solo tre volte al giorno al mattino e dopo i pasti, il caffè promette un effetto scudo contro diabete di tipo 2, Parkinson e malattie del fegato. 
A decretare la rivincita della tazzina - vista spesso con sospetto per le proprietà eccitanti della caffeina - è un'ampia rassegna di studi scientifici analizzati e riproposti dalla Nutrition Foundation of Italy (NFI)-Centro studi dell'alimentazione in un incontro presieduto dal  numero uno della NFI, Rodolfo Paoletti, Francesco Visioli della NFI e dell'Université Pierre et Marie Curie di Parigi; Augustin Scalbert, direttore del Laboratorio 'Micronutrients, metabolism and biological  signatures' dell'Institut national de la recherche agronomique (Inra) francese, e Andrea Poli, direttore scientifico NFI. 
Una ricerca olandese indicherebbe per esempio che consumare almeno 7 caffè al giorno dimezza la probabilità di ammalarsi di diabete di tipo 2. E un altro studio sul gentil sesso in post-menopausa suggerisce addirittura che il pericolo diabete cala ancora di più se il caffè è decaffeinato (-33% per 6 tazze al giorno, rispetto a -21% col caffè normale). «Sembra che gli antiossidanti del caffè inibiscano l'assorbimento del glucosio nell'intestino e aumentino il consumo energetico», sottolinea  Visioli, che tranquillizza i fan della tazzina anche sugli indizi di un possibile link fra consumo di caffè e colesterolo alto: "Non è vero, per nessuna varietà", assicura. «La sua componente più abbondante sono i polifenoli e, in particolare, gli acidi clorogenici, presenti esclusivamente nel caffé.»</description>
		<pubDate>2008/4/30</pubDate>
	</item>
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		<title>Glicemia più bassa se il respiro notturno è più regolare.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>Chi soffre di diabete di tipo 2 e contemporaneamente di apnea notturna occlusiva (uno stato presente nei grandi russatori e nelle persone sovrappeso) può trarre beneficio e soprattutto vedere ridotti i propri livelli glicemici nel corso della notte, dal trattamento basato su una macchina che eroga un flusso di ossigeno mentre si dorme. Chiamata CPAP, Continuous Positive Airway Pressure machine (ventilatore continuo), la cura è stata al centro di un apposito studio svolto dal Centro dei disordini del sonno e della ventilazione presso la Università di  Chicago, dove un team guidato da James Herdegen ha misurato i livelli di glicemia prima e dopo il trattamento. L'apnea notturna è provocata da un'improvvisa ostruzione delle vie aeree. Per quanto temporanei, gli episodi di mancanza d'aria possono avere effetti visibili sullo stato di salute generale. Chi soffre di questa sindrome corre nove volte più rischi di contrarre il diabete. Il dormiente trattato con macchine CPAP deve indossare una mascherina che fornisce un flusso costante d'aria. Dopo almeno quattro ore di cura lo studio del dottor Herdegen, pubblicato su Archives of Internal Medicine, ha evidenziato un significativo calo dei livelli di glicemia. Il ricercatore suggerisce la possibilità di sottoporre a screening  tutte le persone con diabete 2 che manifestano una certa propensione  alla sonnolenza diurna e sono forti russatori. Ovviamente, anche una dieta che affronti l'importanza del fattore meccanico dell'apnea (il sovrappeso) può essere molto indicata.</description>
		<pubDate>2008/4/30</pubDate>
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