<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?>
<rss version="2.0">
  <channel>
    <title>Diabete News - Novità dalla ricerca scientifica intorno al diabete</title>
    <link>http://www.modusonline.it/</link>
    <description>Ogni giorno nel mondo si pubblicano i risultati di ricerche relative a ogni aspetto del diabete, della sua terapia e del suo rapporto con altre condizioni e patologie. Questo feed difonde le news che appaiano periodicamente sui siti www.accu-chek.it, www.modusonline.it, www.microinfusori.it e www.dm1.it.</description>
    <image>
        <url>http://www.modusonline.it/images/logo_accuchek.gif</url>
        <link>http://www.modusonline.it</link>
    </image>
	<item>
		<title>Obesità e dosaggio dei farmaci antidiabetici</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=402</link>
		<description>Sovrappeso ed obesità modificano i principali parametri farmacologici (concentrazione nel sangue, emivita, distribuzione nei tessuti) degli agenti antidiabetici. È quindi necessario personalizzare il trattamento prendendo in considerazione anche queste condizioni. Ci sono diversi metodi per misurare direttamente la composizione corporea, cioè la proporzione tra massa magra e massa grassa (peso in acqua, plicatura della cute/sottocute, impedenziometria, densitometria a raggi-X) , ma sono strumenti utili per la ricerca clinica più che per la pratica quotidiana. I metodi indiretti, come l'indice di massa corporea (IMC o BMI), la superficie corporea, il peso ideale e così via, sono più semplici, ma inevitabilmente meno accurati. In entrambi i casi, lo scopo è quello di stimare il volume di distribuzione del farmaco e la velocità con cui la molecola viene metabolizzata ed eliminata (la clearance) per poter aggiustare in modo appropriato sia le dosi che gli intervalli di somministrazione.
</description>
		<pubDate>2010/2/25</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>La chiave dell'infiammazione diabetica</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=401</link>
		<description>Nel diabete è presente uno stato di infiammazione latente che è alla base sia della progressiva distruzione delle insule pancreatiche, che di molte delle complicanze associate a questa patologia. Al centro dei processi infiammatori innescati da alterazioni metaboliche sta un gruppo di molecole (NLRP3 o
Nalp3 or Cias1) che controllano la produzione di interleukina-1 (IL-1), citochina prodotta dalle cellule del sistema immunitario che, tra le altre cose, fa innalzare la temperatura corporea durante un'infezione. Il diabete non è l'unica malattia metabolica in grado di innescare processi infiammatori; anche per la gotta, una condizione causata dall'eccesso di acido urico, il processo è analogo. Questa scoperta apre la strada all'identificazione di nuovi farmaci antidiabetici basati su un meccanismo d'azione completamente differente dai precedenti trattamenti
</description>
		<pubDate>2010/2/15</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Insulina e stress ossidativo</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=400</link>
		<description>Il diabete è anche una malattia cardiovascolare, nel senso che il danno che si produce ai piccoli e grossi vasi sanguigni non può essere considerato semplicemente una complicanza, essendo presente, in misura differente, in tutte o quasi le persone diabetiche. Le lesioni vascolari sono indotte da condizioni di protratta iperglicemia (c'è troppo zucchero nel sangue) e di aumentata variabilità glicemica (lo zucchero aumenta e diminuisce determinando escursioni esagerate) che innescano reazioni infiammatorie (stress ossidativo), le quali a loro volta danneggiano le pareti dei vasi sanguigni. L'insulina ha un effetto di protezione verso queste reazioni infiammatorie, indipendente dall'effetto di normalizzazione della glicemia. Questo è quanto suggerisce uno studio francese che ha confrontato persone con diabete di
tipo-2 trattate con ipoglicemizzanti orali verso pazienti trattati con insulina.
</description>
		<pubDate>2010/2/5</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>L'eccesso di peso riduce il testosterone</title>
		<link>http://www.modusonline.it/news/view.asp?ID=399</link>
		<description>Non è più possibile, oggi, considerare il diabete come una patologia specifica del pancreas o come una malattia esclusivamente metabolica. Gli effetti diretti ed indiretti del diabete e delle malattie ad esso, spesso, associate (ipertensione, aterosclerosi, sovrappeso/obesità etc.) sono talmente numerosi e differenti tra loro che, praticamente, nessun organo o apparato del nostro corpo è risparmiato completamente. Nello studio delle cause della riduzione della fertilità maschile osservata negli ultimi decenni nella popolazione dei paesi sviluppati, è stato preso in considerazione anche il diabete. Negli uomini con diabete tipo-2 si osserva piuttosto frequentemente una diminuzione degli ormoni sessuali maschili (testosterone) che potrebbe spiegare, almeno in parte, la ridotta fertilità. Questa alterazione sarebbe comunque dovuta all'aumento del grasso viscerale piuttosto che all'iperglicemia.
</description>
		<pubDate>2010/1/25</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>I livelli di emoglobina sono più alti nel DM1?</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2010&amp;Month=2#ID206</link>
		<description>L'anemia è una delle possibili complicanze del diabete, dovuta almeno in parte al danno renale. Il rene, infatti, produce un ormone, l'eritropoietina, che stimola il midollo osseo a fabbricare nuovi globuli rossi. 
Nelle persone con diabete, però, è possibile anche la condizione opposta, cioè un eccesso di emoglobina e/o di globuli rossi. Questo stato può avere conseguenze sulla capacità di coagulazione del sangue, sulla facilità cioè che si formino dei piccoli coaguli (trombi/emboli) a livello dei vasi sanguigni. Le persone con diabete tipo-1, soprattutto le ragazze durante l'adolescenza, possono avere dei valori di emoglobina più alti di quelli dei loro 'coetanei' non diabetici. Le ragioni di questo aumento non sono del tutto note. Si ipotizza che potrebbe essere dovuto a un effetto 'stimolante' dell'insulina sul midollo osseo, oppure a un aumento dei livelli di testosterone, che a sua volta stimola il midollo osseo.</description>
		<pubDate>2010/2/20</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>L'ipertensione nascosta</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2010&amp;Month=2#ID207</link>
		<description>La pressione alta (ipertensione) è una condizione molto comune, potenzialmente rischiosa (è un fattore che aumenta la probabilità di ictus) e sicuramente dannosa per l'organismo (ne soffrono tutti i vasi sanguigni arteriosi che tendono ad irrigidirsi e a chiudersi, e i reni che col tempo possono funzionare sempre meno). Nelle persone con diabete tipo-1 si possono verificare dei rialzi notturni della pressione sanguigna (oppure non avviene l'abbassamento fisiologico della pressione durante il sonno). Queste alterazioni, spesso, non essendo associate ad un aumento della pressione durante il giorno, comunemente non vengono misurate se non attraverso un monitoraggio continuo (Holter pressorio). Se non rilevate, le alterazioni, non verranno nemmeno trattate, aumentando così il rischio di complicanze (per esempio di retinopatia diabetica).
</description>
		<pubDate>2010/2/20</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Strategie di ottimizzazione dei boli alimentari</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2010&amp;Month=2#ID208</link>
		<description>La terapia con microinfusore permette di modulare la somministrazione dell'insulina adattandola ai singoli individui ed alle varie esigenze che si presentano nell'arco della giornata o della settimana (pasti più o meno abbondanti, attività fisica, etc.). Il concetto fondamentale su cui si basa questo trattamento insulinico è che l'organismo ha bisogno di una quantità minima di insulina costante nelle 24 ore (basale) e di dosi aggiuntive in corrispondenza dei pasti (boli). Questo schema (basale/boli) è stato anche adottato nella terapia multiniettiva e costituisce oggi lo standard di riferimento. 
Il bolo 'a onda doppia' è una soluzione implementata nei microinfusori di ultima generazione composta da due somministrazioni: un'infusione istantanea (bolo vero e proprio) ed una nell'arco di alcune ore (una sorta di basale modificata temporaneamente). Il principale vantaggio è di permettere un miglior controllo della glicemia post-prandiale riducendone le oscillazioni.
</description>
		<pubDate>2010/2/15</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Adolescenti con DM1: non è facile imparare a far da sé</title>
		<link>http://www.dm1.it/genitori/news/index.asp?Year=2010&amp;Month=1#ID203</link>
		<description>Nel diabete mellito di tipo-1 (DM1) l'adolescenza è un momento particolarmente critico. Questo, certamente, perché l'organismo vive profonde trasformazioni, ma anche perché i ragazzi e le ragazze devono diventare autonomi nel gestire il proprio trattamento terapeutico. Imparare a gestire la propria malattia non significa semplicemente eseguire le misurazioni glicemiche e le iniezioni di insulina, ma è una fase molto più complessa. E' la fase in cui la gestione della malattia è transitoriamente tripolare: genitori, ragazzi e team diabetologico. Un'analisi dettagliata dei compiti associati al trattamento del proprio DM1 evidenzia più di 600 (seicento) azioni. E' necessario, durante 'il passaggio delle consegne' dai genitori ai ragazzi, un approccio strutturato. Un approccio, ossia, che utilizzi gli strumenti della psicologia evolutiva e che porti ad una 'internalizzazione' graduale delle responsabilità.
</description>
		<pubDate>2010/1/20</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Attesa 'troppo' dolce.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>Prima di pianificare una gravidanza è meglio mettersi a dieta. Diabetes Care lancia l'allarme diabete gestazionale, analizzando la prevalenza di questa patologia nel metà femminile della popolazione. Lo studio ha seguito un vasto campione di 175 mila donne che hanno partorito tra il 1999 e il 2005 e ha rilevato che una forma preesistente di diabete di tipo 1 o 2 era stata diagnosticata nell'1,3% dei casi. Il doppio rispetto ad analoghe statistiche effettuate in passato. Inoltre, il numero di donne con diabete pregresso alla gravidanza cresce nel tempo, un anno dopo l'altro. Nel 1999 era pari allo 0,81 su 100 nascite, nel 2005 era arrivato a 1,82%. Un aspetto interessante è che il tasso di evoluzione del diabete gestazionale vero e proprio non sembra seguire le stesse percentuali di crescita. Nel totale di donne con diabete nei mesi della gravidanza, il 21% della condizione risulta preesistente e il 79% gestazionale. Pochi anni prima il diabete era gestazionale al 90%. Secondo i ricercatori, è un chiaro segno del fatto per cui un maggior numero di donne arriva alla gravidanza già in sovrappeso. Il rischio è che troppe gestanti siano diabetiche in partenza, con gravi ripercussioni in termini di complicanze, aborti spontanei, difetti fetali e parti più dolorosi a causa delle dimensioni del neonato.</description>
		<pubDate>2008/5/30</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Regno Unito: troppa intolleranza al glucosio.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>I medici generici saranno mobilitati in una massiccia campagna di screening voluta dal governo britannico per integrare i normali programmi di valutazione di rischio cardiovascolare con regolari test di misurazione della glicemia. Il Dipartimento della Salute sta valutando l'opportunità di suggerire ai medici di base l'abbinamento dei due tipi di esame dopo aver calcolato la maggior convenienza di uno screening combinato diabete-cuore rispetto alle normali campagne di screening del solo diabete. Lo stesso Ministero è intenzionato a  spingere per una maggiore quota di interventi sullo stile di vita delle persone come misura di prevenzione del diabete, sulla scorta dei risultati degli studi di epidemiologia che attribuiscono ormai una grande efficacia delle iniziative che incidono sulle abitudini alimentari e sulla mobilità. 
Uno degli ostacoli è il carico di lavoro che i medici di base in Gran Bretagna finirebbero per subire. Si calcola infatti che il 20% delle persone sottoposte a screening potrebbe avere una diagnosi di intolleranza al glucosio e richiederebbe in seguito un monitoraggio e una assistenza costanti. Nel marzo scorso, il segretario alla sanità Alan Johnson aveva annunciato che tutti gli individui a rischio di età compresa tra i 40 e i 75 anni avranno la possibilità di effettuare gratuitamente un esame di intolleranza al glucosio (IGT) nel quadro di  una campagna di controllo delle patologie cardiovascolari prevista per il 2009. Il protocollo suggerisce che tutte le persone con livelli di glicemia a digiuno superiori ai 5,7 mmol/l debbano sottostare a una  prova di tolleranza al glucosio orale per una eventuale diagnosi di IGT. Si calcola che il 4% delle persone tra i 40 e i 74 anni abbia una  forma non diagnosticata di diabete ma la percentuale di IGT non riconosciuta sale addirittura al 16%.</description>
		<pubDate>2008/5/30</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Il caffè fa bene al diabete.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>La bevanda più amata dagli italiani, la terza più consumata al mondo dopo l'acqua e il vino, è un'autentica miniera di sostanze antiossidanti 'nemiche' dei radicali liberi. Una porzione di caffè contiene più antiossidanti di vino rosso, tè verde, succo d'arancia, frutti rossi e blu, pomodoro, lattuga e cioccolato. E assunto in ogni sua forma - espresso, americano e 'deca' - anche solo tre volte al giorno al mattino e dopo i pasti, il caffè promette un effetto scudo contro diabete di tipo 2, Parkinson e malattie del fegato. 
A decretare la rivincita della tazzina - vista spesso con sospetto per le proprietà eccitanti della caffeina - è un'ampia rassegna di studi scientifici analizzati e riproposti dalla Nutrition Foundation of Italy (NFI)-Centro studi dell'alimentazione in un incontro presieduto dal  numero uno della NFI, Rodolfo Paoletti, Francesco Visioli della NFI e dell'Université Pierre et Marie Curie di Parigi; Augustin Scalbert, direttore del Laboratorio 'Micronutrients, metabolism and biological  signatures' dell'Institut national de la recherche agronomique (Inra) francese, e Andrea Poli, direttore scientifico NFI. 
Una ricerca olandese indicherebbe per esempio che consumare almeno 7 caffè al giorno dimezza la probabilità di ammalarsi di diabete di tipo 2. E un altro studio sul gentil sesso in post-menopausa suggerisce addirittura che il pericolo diabete cala ancora di più se il caffè è decaffeinato (-33% per 6 tazze al giorno, rispetto a -21% col caffè normale). «Sembra che gli antiossidanti del caffè inibiscano l'assorbimento del glucosio nell'intestino e aumentino il consumo energetico», sottolinea  Visioli, che tranquillizza i fan della tazzina anche sugli indizi di un possibile link fra consumo di caffè e colesterolo alto: "Non è vero, per nessuna varietà", assicura. «La sua componente più abbondante sono i polifenoli e, in particolare, gli acidi clorogenici, presenti esclusivamente nel caffé.»</description>
		<pubDate>2008/4/30</pubDate>
	</item>
	<item>
		<title>Glicemia più bassa se il respiro notturno è più regolare.</title>
		<link>http://www.accu-chek.it/it/rewrite/newsArchive/it_IT</link>
		<description>Chi soffre di diabete di tipo 2 e contemporaneamente di apnea notturna occlusiva (uno stato presente nei grandi russatori e nelle persone sovrappeso) può trarre beneficio e soprattutto vedere ridotti i propri livelli glicemici nel corso della notte, dal trattamento basato su una macchina che eroga un flusso di ossigeno mentre si dorme. Chiamata CPAP, Continuous Positive Airway Pressure machine (ventilatore continuo), la cura è stata al centro di un apposito studio svolto dal Centro dei disordini del sonno e della ventilazione presso la Università di  Chicago, dove un team guidato da James Herdegen ha misurato i livelli di glicemia prima e dopo il trattamento. L'apnea notturna è provocata da un'improvvisa ostruzione delle vie aeree. Per quanto temporanei, gli episodi di mancanza d'aria possono avere effetti visibili sullo stato di salute generale. Chi soffre di questa sindrome corre nove volte più rischi di contrarre il diabete. Il dormiente trattato con macchine CPAP deve indossare una mascherina che fornisce un flusso costante d'aria. Dopo almeno quattro ore di cura lo studio del dottor Herdegen, pubblicato su Archives of Internal Medicine, ha evidenziato un significativo calo dei livelli di glicemia. Il ricercatore suggerisce la possibilità di sottoporre a screening  tutte le persone con diabete 2 che manifestano una certa propensione  alla sonnolenza diurna e sono forti russatori. Ovviamente, anche una dieta che affronti l'importanza del fattore meccanico dell'apnea (il sovrappeso) può essere molto indicata.</description>
		<pubDate>2008/4/30</pubDate>
	</item>
  </channel>
</rss>
