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Lettera al mio diabete


Sei entrato nella mia vita nell’aprile di diciannove anni fa.
Non ti aspettavo.
Non ti ho potuto rifiutare e ho dovuto da subito adeguare la mia vita alla tua presenza costante.
Non capivo perché era successo, ma sapevo che non era giusto.
Mi sentivo sperduta, non sapevo che fare.
Negli anni mi sono dovuta abituare a te, ma era l’unica cosa da fare, senza alternative, nessun compromesso.
Per colpa tua molte persone mi hanno compatito, discriminato, evitato.
Spesso vuoi averla vinta tu e,anche se cerco di tenerti testa, non sempre ci riesco.
Quando, malgrado i miei sforzi, sono costretta ad arrendermi, mi arrabbio: con te, con il destino.
Ci sono periodi in cui filiamo d’amore e d’accordo e l’equilibrio che raggiungiamo è buono, ma tutto questo ha un prezzo: la mia libertà, la mia spontaneità, i miei orari, il mio sonno.
Siamo decisamente inseparabili, tu ed io, ma non per scelta.
Ci addormentiamo assieme la sera, magari dopo aver condiviso uno spuntino notturno e ci svegliamo assieme al mattino.
So che sarai il mio fardello per sempre, presenza discreta ma ingombrante allo stesso tempo, di cui non mi posso mai dimenticare, neanche per una vacanza.
Anche se la qualità della mia vita è buona, è certo che se non ci fossi stato tu, la mia vita sarebbe stata diversa, più spensierata e più rilassata, ma il destino ha voluto decidere diversamente.





 

 
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