Hai scelto di leggere il racconto di emy una donna di 32 anni
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Non una malattia, ma uno stile di vita


Raccontare, raccontarsi, sembra che sia terapeutico, un modo per rielaborare e condividere il nostro vissuto. Forse per questo motivo ho voluto scrivere un pezzettino della mia vita.
Un giorno dopo tanto tempo, finalmente ho trovato la forza di telefonare e ho prenotato una visita diabetologica, ho dovuto usare tutto il mio coraggio per farlo; forse era arrivato proprio il momento giusto.
All'ospedale ho incontrato una diabetologa nuova che m'è piaciuta molto e che mi ha saputo ascoltare. Dopo 18 anni per la prima volta sono riuscita a raccontare la mia storia, così semplicemente senza paura. Erano 7 anni che non andavo più in un centro diabetologico, che non facevo controlli della glicemia, che non seguivo una dieta.
Ho fatto 4 Day Hospital in un mese, con analisi e controlli vari, incluso quello del fondo dell'occhio che mi terrorizzava. Non credevo, sinceramente, che le analisi sarebbero state "perfette", l'emoglobina glicata era 7.2, chi l'avrebbe detto!
Evidentemente la mia vita doveva andare così, dovevo arrivare fin quì nonostante tutto.
Quando mi hanno detto a 14 anni, che avevo il diabete ho pianto tutto il pomeriggio sul letto di mia madre, e lei mi ha consolata, ma poi non è più riuscita ad essere mamma, ad accettare che io non sarei più stata perfetta.
Poco tempo dopo è arrivata la ‘luna di miele’ e io non ho quasi più fatto l'insulina per un anno, e lei ha voluto pensare che ero guarita, che il mio diabete non sarebbe tornato più; ma non è stato così...
Per anni ho dovuto fare digiuni forzati per non far salire la glicemia, diete naturali, visite dall'omeopata, dall'iridologo, dal pranoterapeuta per guarire da una malattia che non può guarire.
A volte se avevo la glicemia alta venivo punita. Ho iniziato a mentire, a mangiare di nascosto la notte, ad avere paura che qualcuno scoprisse che avevo il diabete.
A 17 anni i miei mi hanno vietato di fare l'insulina, per un periodo sono riuscita a farla, ogni tanto, senza essere vista, ma poi m'hanno scoperta... e io ho ceduto, non mi sono opposta più, mi sono arresa. Ho pensato che presto sarei morta e che forse sarebbe stato meglio così.
La diabetologa ha detto che il mio pancreas produce ancora una minima quantità di insulina dopo i pasti, altrimenti sarei morta dopo una settimana.
Per un anno ho vissuto con l'iperglicemia, non sono andata a scuola, non sono quasi più uscita di casa, ho perso tutti i miei amici che non sapevano cosa mi fosse successo; dormivo quasi sempre, a volte, avevo dei vuoti di memoria, delle allucinazioni e dei crampi improvvisi alle gambe.
Quello che mi ha tormentata di più è la sete infinita e interminabile; ancora oggi, dopo tutti questi anni, a volte, ho paura di restare senz'acqua e di riprovare quella sete.
Oggi ho 32 anni e finalmente posso dire a tutti che ho il diabete, che faccio l'insulina, che ho un'ipoglicemia e devo prendere lo zucchero, posso occuparmi di me stessa senza sentirmi in colpa, posso scrivere su internet quello che m'è successo.
Quando sono riuscita a raccontare tutto alla mia diabetologa, ho avuto la sensazione di perdere mia madre, forse è stato proprio così, ma adesso, il mio diabete non è più una malattia e io mi auguro di non guarire mai.


 

 
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