È stata per me la liberazione dai pasti prefissati e il cibo sempre uguale. È stata come una rivoluzione felice, qualcosa che mi ha fatto nascere per una seconda volta.

La conta dei carboidrati mi ha dato la possibilità di partecipare alla vita sociale in maniera rilassata e al pari degli altri.

Pochi giorni fa mi ha contattata la mamma di una ragazza adolescente con il diabete per dirmi che aveva iniziato a fare la conta dei carboidrati e la figliola finalmente era tornata ad essere felice e più serena.

E ci credo!

Mangiava solo pollo alla piastra e insalata! Che, per carità, va benissimo se uno ne ha voglia, ma sempre quello anche no. Per cui la ragazzina stava diventando triste e, dall’avere una malattia prettamente fisica, stava passando a soffrire dal punto di vista psicologico.

Così, ci siamo confrontate, abbiamo parlato anche della mia esperienza di 25 anni fa e, a fine telefonata, ho ragionato un po’ su quello che ci eravamo dette e, davvero, ho pensato che la conta dei carboidrati abbia veramente restituito a noi diabetici la libertà, soprattutto quella alimentare e sociale e, quindi, un buon equilibrio psicologico.

Molte app ci aiutano a fare calcoli sempre più precisi e, calcolatrice alla mano, anche un pranzo di matrimonio o Natale può diventare un enigma risolvibile e senza effetti devastanti sulla glicemia.

Questa è libertà. E salute psicologica.

Voi che cosa ne pensate?

Scrivetemi la vostra storia.

Io vi racconterò la mia!

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