Spesso mi capita di parlare della gestione del diabete tipo 1 di 20/30/40 anni fa e confrontarla con quella di oggi. Siamo d’accordo quasi tutti che, senza dubbio, la vita sia sensibilmente migliorata! Se penso a quando non c’era nemmeno il glucometro, mi viene un mezzo attacco di panico.

Eppure, ce la si faceva lo stesso allora, si andava avanti e forse si affinava una maggiore sensibilità verso i segnali del proprio corpo. Non so, è davvero difficile da immaginare. Anche chi accudiva bambini piccoli senza nessun supporto tecnico, probabilmente, riusciva ad essere un grande osservatore. Oggi, come anche in altri campi, la tecnologia ci ha “sgravato” da diversi pensieri.

Abbiamo il microinfusore, che ci aiuta molto con i dosaggi dell’insulina, nelle varie fasce orarie. E il sensore, che ci permette di conoscere l’andamento della nostra glicemia, ogni 5 minuti o anche meno, a seconda del modello. Capita però, a volte, che l’abitudine a questi sistemi (ci sono molte persone che hanno conosciuto il diabete solo in questa fortunata epoca tecnologica) possa creare un senso di panico nel momento in cui ci si ritrovi senza.

Sì perché la tecnologia è una grande alleata, ma, a volte, può capitare che "si guasti" o "si inceppi", anche se solo per poco tempo. E magari per qualche ora ci tocchi tornare "alla vecchia maniera". Ecco, io oggi vi vorrei parlare di questo.

Come vi rapportate alla tecnologia applicata al diabete quando sorge qualche "guasto"?

A volte mi sembra di assistere a scene di panico totale. Spaesamento e paura. Anche io, quando un sensore è rotto, mi sento, inizialmente, completamente persa. Soprattutto, se è quello di mia figlia, che ha 4 anni e non percepisce le ipoglicemie.

Se è il mio, in genere, sono più moderata, avendo alle spalle tanta esperienza ed essendo in grado di riconoscere le mie sensazioni riguardo il diabete. Quando si tratta di mia figlia, invece, ho timore, ma cerco di ricordare come si faceva "alla vecchia maniera", perché per fortuna, abbiamo sempre a disposizione il glucometro.

Così, mentre attendo di risolvere il problema col sensore, posso comunque misurare la glicemia.

Non è facile tornare indietro quando si è abituati alle grandi comodità, ma a volte è necessario (e di solito succede di notte o alla vigilia di un evento importante!). Tanto fa il nostro approccio a questo tipo di imprevisti e il supporto tecnico delle ditte che gestiscono i dispositivi.

L’importante per me è cercare di non farmi prendere dal panico e pensare che, si, sia lodata la tecnologia ma bisogna anche ricordarsi che la testa di tutto questo complicato affare del diabete siamo noi. Ed è grazie a noi se queste tecnologie si comportano bene o male rispetto alla nostra gestione del diabete.

Quindi, no panic, e raccontatemi cosa vi succede quando qualcosa si inceppa!

Scrivetemi e raccontatemi la vostra storia se vi va.
Ogni mercoledì vi racconterò la mia!

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