Secondo uno studio dell’Ohio State University, si può ridurre il rischio che si manifesti il diabete di Tipo 2 coinvolgendo in attività di gruppo, sul posto di lavoro, chi è predisposto al diabete.

Uno studio della University of Hull, nel Regno Unito, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, ha dimostrato come i pazienti con diabete di Tipo 2 in sovrappeso, ma non obesi, tendono a vivere più a lungo rispetto a quelli con diabete di Tipo 2 normopeso o sottopeso.

Si tratta di un “paradosso dell’obesità”, che merita qualche puntualizzazione. È infatti bene premettere che il sovrappeso è causa di per sé di rischio di insorgenza di diabete di Tipo 2 e che le raccomandazione nutrizionali per il trattamento del diabete indicano la «necessità di un calo ponderale per tutti i soggetti adulti in sovrappeso (BMI 25,0-29,9 kg/m2) od obesi (BMI ≥30 kg/m2)».

Ciò premesso, torniamo ai dati emersi da questa ricerca, secondo la quale i diabetici in leggero sovrappeso hanno il 13% in meno di probabilità di morire prematuramente rispetto a quelli di peso normale o agli obesi.
Per lo studio sono stati seguiti, mediamente per 11 anni, 10.568 pazienti con diabete di Tipo 2, classificati principalmente in due gruppi: di peso normale se avevano un indice di massa corporea (BMI) di 18,5-24,9 e in sovrappeso con un’indice di massa corporea di 25-29,9.
Dall’osservazione è emerso che i pazienti in sovrappeso, sebbene più soggetti a infarti ed a ictus come gli obesi, avevano però il 13% in meno di probabilità di morire prematuramente rispetto a quelli di peso normale o ai diabetici obesi. Al contrario, i pochi pazienti in sottopeso osservati sembravano avere la prognosi peggiore, con quasi tre volte il tasso di mortalità dei pazienti di peso normale.
I pazienti in sovrappeso o obesi, dunque, hanno evidenziato una maggiore propensione a sviluppare eventi cardiovascolari, ma quelli in leggero sovrappeso hanno registrato un miglior tasso di sopravvivenza rispetto ai pazienti normopeso o sottopeso.

Tra le ipotesi formulate per capire questo “obesity paradox”, va ricordato che i pazienti obesi o sovrappeso vengono regolarmente sottoposti a test di screening per fare diagnosi precoce di diabete, mentre le persone normopeso o sottopeso si accorgono di aver sviluppato il diabete di Tipo 2 spesso in maniera del tutto casuale e quindi, la patologia ha tempo e modo di produrre danni che possono spiegare la più precoce mortalità.

Fonte: P Costanzo et al. Annals of Internal Medicine. 2015;162(9):610-618.

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