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Aspettativa di vita e prognosi di prediabete senza progressione verso il diabete

Lifetime Prevalence and Prognosis of Prediabetes Without Progression to Diabetes

Echouffo-Tcheugui, Niiranen, McCabe, Jain, Vasan, Larson, Cheng

Diabetes Care. 2018 Jul;41(7):e117-e118. doi: 10.2337/dc18-0524. Epub 2018 May 3

Prevenzione e diabete


02 agosto 2019

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Aspettativa di vita e prognosi di prediabete senza progressione verso il diabete

L’alterata glicemia a digiuno anche definita prediabete è in costante incremento ed è associata ad un incremento del rischio cardiovascolare. I rischi cardiovascolari attribuiti al prediabete possono portare primariamente al passaggio da prediabete a diabete. Ad oggi sono presenti pochi dati in letteratura su coloro che pur non sviluppando il diabete dal prediabete presentano comunque un elevato rischio cardiovascolare. In questo studio è stata studiata la frequenza delle morti per accidenti cardiovascolari rispetto a quelle non attribuibili ad accidenti cardiovascolari nelle persone che hanno sviluppato prediabete a insorgenza precoce e tardiva ma in cui non c’è mai stata la progressione verso il diabete.

Sono stati utilizzati i dati del Framingham Heart Study raccolti sui partecipanti dell’ “Offspring Cohort” di età compresa tra 18 e 77 anni al momento della valutazione iniziale della glicemia plasmatica a digiuno (FPG) (1983-1987) e sui quali sono state poi effettuate ripetute misurazioni della FPG e ripetute valutazioni per la determinazione delle cause specifiche di mortalità. Come applicato in precedenti indagini epidemiologiche , è stato usato un disegno caso-controllo incentrato sull'esito causa-specifico della morte cardiovascolare per ridurre al minimo i problemi legati a fattori di rischio intercorrenti che si sarebbero incontrati nel corso dell’ analisi “time-to-event”. Per concentrarsi sui risultati associati a un determinato stato glicemico mantenuto costante nel tempo, le analisi sono state limitate solo ai partecipanti per i quali i dati erano disponibili nel corso della vita e fino alla morte. Sono stati inclusi i partecipanti che hanno partecipato a sette controlli consecutivi  fino alla fine della loro vita, e la cui morte era riconducibile a cause cardiovascolari rispetto a non cardiovascolari (fino al 31 dicembre 2014). Sono stati esclusi gli individui con età sconosciuta al momento del riscontro dell’ alterazione glicemica (cioè, età ≥50 anni con prediabete o diabete al momento dell’inclusione nello studio). Il diabete è stato definito come FPG ≥126 mg / /dL o l'uso di farmaci ipoglicemizzanti e il prediabete come FPG 100-125 mg / /dL (5). La presenza di prediabete o diabete è stata definita sulla base della presenza dei criteri sopra riportati in ≥2 esami consecutivi (per garantire la stabilità dei fenotipi glicemici nel tempo) e l'esordio precoce come diagnosi di prediabete o diabete a meno di 50 anni di età.

Sono state analizzate le mortalità causa-specifiche, correlando le esposizioni variabili nel tempo con il rischio per un evento nel corso della vita. Sono stati correlati i fenotipi glicemici alle cause di morte cardiovascolari Vs non cardiovascolari utilizzando un disegno caso-controllo, in cui i casi sono stati definiti come individui deceduti per malattia cardiovascolare (morte per ictus, insufficienza cardiaca o altri eventi vascolari) o malattia coronarica (CHD) e i controlli erano quelli che morivano per altre cause. E’ È stata usata la regressione logistica per esaminare il rischio di morte per malattia cardiovascolare o CHD rispetto a morte per altre cause attraverso i seguenti fenotipi glicemici: 1) mai diabete o prediabete, 2) prediabete ad esordio precoce e mai diabete, 3) prediabete ad insorgenza tardiva e mai diabete, e 4) mai diabete. E’ stato aggiustato per età al momento del decesso, al sesso e ad altre covariate (stato di fumatore, colesterolo totale, ipertensione e BMI) valutate all'ultimo esame disponibile. Le curve LOESS sono state adattate per i valori medi di FPG osservati a 30-70 anni per illustrare l’andamento  longitudinale di FPG in ciascun fenotipo glicemico.

L'età media dei partecipanti all'arruolamento era di 42 ± 7 anni (43% donne). L'età media alla morte era di 73 ± 10 anni. Nel campione complessivo (inclusi casi e controlli), la prevalenza una tantum della disglicemia (prediabete o diabete) era del 50% (n = 602), e la prevalenza di individui che sviluppavano prediabete ma che non progredivano fino al diabete era del 69% (n = 414). In confronto ai controlli, i rischi di morte cardiovascolare e di morte correlata a CHD erano aumentati attraverso lo spettro dei fenotipi glicemici nella vita. Quando confrontato con soggetti che mantenevano il FPG ottimale per tutta la vita il non aver mai sviluppato il diabete era era associato a probabilità considerevolmente aumentate di morte cardiovascolare e coronarica rispetto a morte per altre cause. Per quanto riguarda i prediabete senza progressione verso il diabete, sia il prediabete ad esordio precoce che ad insorgenza tardiva era associato a probabilità significativamente aumentate di morte coronarica, ma non a probabilità più alte di morte cardiovascolare.

In questo studio, circa la metà delle persone ha presentato problemi di glicemia nel corso della vita, e due terzi delle quali hanno sviluppato prediabete ma mai diabete. Questi soggetti avevano una minore mortalità cardiovascolare rispetto a quelli che sviluppavano successivamente il diabete, anche se l'insorgenza del prediabete era precoce. Tuttavia, le persone con prediabete ad esordio precoce, nonostante non diventassero diabetiche, presentavano una maggiore propensione alla morte cardiovascolare o coronarica rispetto a cause di morte non cardiovascolari rispetto a coloro che mantenevano lo stato di glucosio normale per tutta la vita.

Il Prediabete è un'entità eterogenea. Mentre alcune forme di prediabete sono precursori del diabete, altri tipi di prediabete non progrediscono mai nel diabete, ma conferiscono ancora una maggiore propensione alla morte per cause cardiovascolari. I risultati di questo studio, indicano un maggior rischio  di morte per accidenti cardiovascolari con il prediabete ad insorgenza precoce rispetto a prediabete ad esordio tardivo: Tali risultati suggeriscono che sono necessarie ulteriori indagini per determinare se interventi che possono ritardare l'età di insorgenza di prediabete possono, a loro volta, ridurre il peso complessivo della malattia cardiovascolare .


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