facebook


 	    
 	    
 	        
 	    
 	    
 	    
 	    









	
		

Associazione longitudinale tra le frequenze dell’assunzione di cibo e la HbA1c, i lipidi sferici nel diabete nello studio SEARCH for Diabetes in Youth Study

Longitudinal association between eating frequency and HbA1c and serum lipids in diabetes in the SEARCH for Diabetes in Youth Study

Li C, D'Agostino RB Jr, Dabelea D, Liese AD, Mayer-Davis EJ, Pate R, Merchant AT

Pediatr Diabetes. 2018 Apr 30. doi: 10.1111/pedi.12690. [Epub ahead of print]

Alimentazione e diabete


22 agosto 2019

RICHIEDI ARTICOLO COMPLETO
Per inviare la richiesta devi effettuare il login con il tuo account.
Associazione longitudinale tra le frequenze dell’assunzione di cibo e la HbA1c, i lipidi sferici nel

Background:

Pochi studi hanno valutato l'associazione a lungo termine tra la frequenza dei pasti ed i livelli di HbA1c e i marcatori di rischio di malattie cardiovascolari tra i giovani con diabete.

Obiettivo: Esaminare l'associazione longitudinale a 5 anni tra frequenza dei pasti e HbA1c e livelli sierici di lipidi tra i giovani con diabete di tipo 1 (T1D) o diabete di tipo 2 (T2D).

Metodi:

Sono stati inclusi 1.049 giovani (10-20 anni) con T1D (n = 821) o T2D (n = 228) che hanno partecipato al SEARCH for Diabetes in Youth Study. La frequenza dei pasti (≤3, 4-5 o 6-10 al giorno) è stata misurata al basale e dopo 5 anni tramite un Food Frequency Questionnaire, semiquantitativo, autosomministrato, validato. I livelli di HbA1c e lipidi sierici sono stati misurati 1, 2 e 5 anni dalla visita iniziale.

Risultati:

Tra i giovani con T1D o T2D, circa la metà mangiava 6-10 volte al giorno. I soggetti in questa categoria assumevano più calorie (1966 vs 1774 kcal/die in T1D, p < 0.05; 2185 vs 1704 kcal/die in T2D, p<0.05) rispetto alle altre categorie. Al basale, i giovani con T1D che mangiavano ≤3 volte al giorno avevano livelli di HbA1c più bassi. Nei giovani T1D, l'aumento della frequenza dei pasti a 5 anni si associava ad un maggiore aumento di HbA1c: in coloro che mangiavano ≤3 volte al giorno all'inizio e 6-10 volte al giorno 5 anni dopo l’HbA1c aumentava del 2,77%; invece, in coloro che mangiavano 6-10 volte al giorno all'inizio e ≤3 volte al giorno 5 anni dopo, l’HbA1c aumentava del 1,33%. Queste analisi erano aggiustate per età alla visita iniziale, genere, razza, attività fisica, livello scolastico, copertura assicurativa, BMI, DASH score, terapia per diabete, dislipidemia e intake calorico totale. Tra i giovani con T1D o T2D la frequenza dei pasti non era associata a variazioni dei livelli sierici di lipidi.

Conclusioni

Nel presente studio, nei giovani con T1D che consumavano pasti ≤3 volte al giorno, i livelli di HbA1c al basale erano più alti ma gli incrementi nel tempo della HbA1c erano maggiori se aumentavano la frequenza dei pasti dopo 5 anni, in maniera indipendente dall’intake energetico totale e altri fattori confondenti. Non c'era relazione tra HbA1c e cambiamenti di frequenza dei pasti nei giovani con T2D. La frequenza dei pasti non era associata a variazioni longitudinali dei livelli sierici di lipidi tra i giovani con T1D o T2D. Questo è il primo studio a valutare prospetticamente gli effetti metabolici a lungo termine della frequenza dei pasti nei giovani con diabete.

Commenti:

Alcuni studi della letteratura hanno suggerito che il frazionamento dei pasti si associa ad una migliore insulinosensibilità e a valori di glicemia più bassi in pazienti con T2D, e riduzione dei lipidi plasmatici in soggetti non diabetici. Altri studi invece, condotti in persone con diabete tipo 2, hanno dimostrato che consumare due pasti completi al giorno riduceva il peso corporeo, il contenuto epatico di grasso, la glicemia a digiuno, l’insulinemia e i livelli di glucagone, rispetto ad una dieta a pari contenuto calorico, frazionata in 6 pasti.

In questo studio longitudinale, l’aumento nel tempo della frequenza dei pasti si associava ad un maggiore incremento della HbA1c nei giovani con T1D. Questo potrebbe essere spiegato dal fatto che, sebbene le analisi fossero aggiustate per l’intake calorico basale, coloro che aumentavano la frequenza dei pasti verosimilmente aumentavano anche l’apporto calorico totale nel corso degli anni, peggiorando pertanto il compenso glicemico. Ma a questo bisogna aggiungere che, nei pazienti con T1D, aumentando il numero dei pasti il compenso glicemico diventa più difficile anche per la difficoltà ad adeguare la terapia insulinica a pasti multipli e ravvicinati.


RICHIEDI ARTICOLO COMPLETO
Per inviare la richiesta devi effettuare il login con il tuo account.

Scopri la sezione per i pazienti.

Stile di vita, salute, prevenzione e medicina. Per persone con diabete e non solo.