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Campo scuola di vela e di diabete

La glicemia? Niente in confronto al mare. Sei tu che governi quella barca, e sei sempre tu che puoi governare anche il diabete.

Sport e attività fisica e diabete


26 maggio 2017

Scarica magazine n° 46

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Campo scuola di vela e di diabete

modus online
Luciano Carboni
diabetologo dell’Ospedale Binaghi di Cagliari

Luciano Carboni il medico che insegna ai sui giovani pazienti ad andare in barca a vela

A ottobre, da qualche anno, presso il centro velico di Caprera si riunisce un gruppo di ragazzini davvero speciali. Sono i bambini con diabete di tipo 1 del dottor Luciano Carboni, diabetologo responsabile del servizio di diabetologia dell’Ospedale Binaghi di Cagliari. L’idea di portare i bambini, gratuitamente, a imparare ad andare in barca a vela gli viene dalla sua amicizia con l’istruttore velico Max Roppolo ed è stata messa in atto con il supporto del Gruppo Educazione Diabete Sardegna, di cui è il presidente.


«Da tanti anni facciamo campi di educazione alla vita e al diabete per bambini e adulti», racconta. «Cerchiamo di far passare il messaggio “prenditi cura di te” attraverso metafore di vita vera.»
I bambini sono quattordici, dai sette agli undici anni, e vengono proposti per il campo dai loro pediatri diabetologi.
«Caprera è un contesto molto particolare» continua il dottor Luciano Carboni «penso che l’unico altro centro velico simile sia Les Glénans, in Francia. Vita spartana, sveglia presto, di corvée a turni, si cerca di simulare il più possibile la vita su una barca a vela.» Ed è proprio per questo che è stato scelto come “campo di istruzione”. «Siamo sempre alla ricerca di stabilità, di certezze, che però nella vita spesso mancano o che comunque non abbiamo sempre. Cosa, più del mare, dello stare su una barca a vela, può dare l’idea di mutevolezza e instabilità?» dichiara.
«Caprera è un contesto molto particolare» continua il dottor Luciano Carboni «penso che l’unico altro centro velico simile sia Les Glénans, in Francia. Vita spartana, sveglia presto, di corvée a turni, si cerca di simulare il più possibile la vita su una barca a vela.»


Ed è proprio per questo che è stato scelto come “campo di istruzione”.

«Siamo sempre alla ricerca di stabilità, di certezze, che però nella vita spesso mancano o che comunque non abbiamo sempre. Cosa, più del mare, dello stare su una barca a vela, può dare l’idea di mutevolezza e instabilità?» dichiara.


I bambini lasciano i genitori sull’isola de La Maddalena in compagnia del dottor Carboni e di una psicologa, la dottoressa Lucia Cogoni. Da quel momento i collegamenti si interrompono per cinque giorni: bambini e parenti si rivedranno e parleranno di nuovo solo alla fine del percorso.

I ragazzi dormono in capanni con sei letti, il bagno è una turca e ci si lava in lavandini situati all’aperto con il mare che ti guarda riflesso nello specchio.
La sveglia è alle sette, si fa un po’ di movimento e poi via in refettorio, dove i ragazzini di corvée hanno già portato in tavola la colazione. Il tutto va di pari passo con il controllo delle glicemie, con le discussioni sul valore glicemico di un biscotto piuttosto che di una fetta biscottata e con la decisione sull’insulina da fare.

«Sono bellissime le conversazioni tra loro sull’indice glicemico degli alimenti della colazione e del pranzo» ricorda il dottor Carboni. «È impressionante, se si pensa che sono bambini: i più piccoli hanno appena sette anni!»

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Cosa, più del mare, dello stare su una barca a vela, può dare l'idea di mutevolezza e instabilità?


Il gruppo è sempre affiancato dalle dottoresse Maria Pia Turco e Luisa Mereu, che li guidano a fare le scelte giuste autonomamente. Insieme a loro ci sono anche due ragazzi grandi, di diciotto anni, che hanno il diabete da tanto tempo e sono il migliore esempio di come, nonostante la patologia, la vita possa essere bellissima e normale.

Dopo la colazione, la misurazione della glicemia e l’insulina, comincia la giornata vera sotto la guida dell’istruttore Max. Un’ora di teoria e poi di corsa ad armare le barche. I bambini si ritovano da soli, in mezzo al mare. «Alla fine ci devi salire su quella barca, prima devi metterla in mare e poi farla muovere e governarla – con gli altri e tu da solo – e quando hai sette, otto, dieci anni e c’è anche lui, il diabete, non sempre hai vicino chi ti dice cosa fare; allora non ti resta che osservare gli altri » racconta. «Quando sei tu al timone» continua «capisci che sei tu che governi quella barca, e sei sempre tu che puoi governare anche il diabete.» I ragazzi imparano in fretta, a Caprera la disciplina è rigida: bisogna mettere a posto il letto, lavare i piatti, tenere in ordine il capanno, cucinare, senza dimenticare la glicemia e l’insulina. Infatti, il pomeriggio è dedicato ancora a qualche ora di lezione in aula: in parte si parla di nodi e di venti e in parte di diabete e carboidrati.

camposcuoldivela_03.jpgEd è questa la metafora scelta dal dottor Carboni: se si deve governare una vela bisogna sapere che il vento non è mai identico, e quindi si deve aggiustare il tiro; lo stesso vale per il diabete. Anche i genitori sull’isola accanto vanno a lezione. Con l’aiuto del dottor Luciano Carboni e della dottoressa Lucia Cogoni imparano a gestire le loro ansie, la rabbia, elaborano il dolore, parlano, ricordano come è stata comunicata loro la notizia, la paura e l’angoscia che hanno provato.

Quando rivedono i loro figli cinque giorni dopo li trovano indipendenti, sicuri di sé e con tanta voglia di fare da soli. «Cinque giorni trascorsi in questo modo sono molto più utili e fecondi di tante visite, incontri, lezioni e raccomandazioni dice convinto il dottor Carboni.

A questo punto è sicuro: il prossimo appuntamento è fissato per ottobre 2017.»









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