Effetti renali e cardiovascolari del prediabete negli USA: analisi dei dati 1988-2014

Cardiovascular and renal burdens of prediabetes in the USA: analysis of data from serial cross-sectional surveys, 1988-2014.

Ali, Bullard, Saydah, Imperatore, Gregg

Lancet Diabetes Endocrinol. 2018 May;6(5):392-403. doi: 10.1016/S2213-8587(18)30027-5. Epub 2018 Feb 27.

Prevenzione e diabete


17 dicembre 2018

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Effetti renali e cardiovascolari del prediabete negli USA: analisi dei dati 1988-2014

Background: l’utilità clinica della diagnosi di prediabete è ancora un tema dibattuto.

Usando i dati ottenuti dai sondaggi raccolti dal US National Health and Nutrition Examination (NHANES) tra il 1988 e i 2014 sono stati studiati e confrontati gli effetti renali e cardiovascolari nel gruppo di persone con prediabete rispetto a gruppi con altre condizioni glicemiche

Metodi: Sono stati analizzati gli studi trasversali condotti dal National Health and Nutrition Examination (NHANES) su adulti non in gravidanza di età maggiore di 20 anni tra il 1988-94, 1999-2004, 2005-10, e tra il 2011-14.

Nello studio sono stati definiti diabetici coloro i quali avevano riportato essi stessi la diagnosi di diabete posta precedentemente da un sanitario; tra coloro che non avevano riportato diagnosi di diabete il prediabete era definito come concentrazioni di glicemia a digiuno (Fasting Plasma Glucose -FPG-) comprese tra 100 e 125 mg/dl (5·6-6·9 mmol/L) o un valore di HbA1c pari a 5·7-6·4% (39-47 mmol/mol); uno stato di diabete non diagnosticato era definito da valori di FPG uguali o maggiori di 126 mg/dl (7·0 mmol/L) o un valore di Hba1c maggiore o uguale a 6.5% (48 mmol/mol), uno stato di euglicemia era definito con valori di glicemia a digiuno inferiori a 100 mg/dl (5·6 mmol/L) e una Hba1c inferiore a 5,7% (39 mmol/mol). Sono state poi ripetute le analisi variando le definizioni di prediabete (FPG 110-125 mg/dL [6·1-6·9 mmol/L] o HbA1c 5·7-6·4% [39-47 mmol/mol], FPG 110-125 mg/dL [6·1-6·9 mmol/L] o HbA1c 6·0-6·4% [42-47 mmol/mol], e FPG 100-125 mg/dL [5·6-6·9 mmol/L] e HbA1c 5·7-6·4% [39-47 mmol/mol]).

Per ogni gruppo nel tempo è stata stimata la prevalenza di ipertensione e dislipidemia e tra gli individui con tali condizioni sono state stimate le proporzioni di che era stato trattato ed aveva raggiunto gli obiettivi di cura.

Nei vari gruppi glicemici erano stato stimati coloro che erano fumatori abituali, sporadici e non fumatori; la media del rischio cardiovascolare a 10 anni (usando le stime del Framingham Heart Study, the United Kingdom Prospective Diabetes Study (UKPDS), and the ACC/AHA ASCVD guidelines); l’albuminuria (media e il rapporto albumina/creatinina ≥30 mg/g), la stima della velocità di filtrazione glomerulare (eGFR; media e <60 mL/min per 1·73m2); nonché la prevalenza di infarto miocardio e di  ictus.

Per tutti i parametri presi in considerazione sono stati calcolati i cambiamenti previsti tra il 1988-94 e il 2011-14 usando modelli di regressione logistica aggiustati per età, sesso, razza od etnia.


Risultati: sono stati ottenuti i dati da 27.971 individui. Nel periodo compreso tra il 2011 e il 2014 nella popolazione di adulti con prediabete il 36.6% (95% CI 32·8-40·5) era iperteso, il 51·2% (47·0-55·3) era dislipidemico, il 24·3% (21·7-27·3) fumava; 7·7% (6·8-8·8) aveva albuminuria; 4·6% (3·7-5·9) presentava un filtrato glomerulare ridotto; e il rischio cardiovascolare a 10 anno era compreso tra il 5% e il 7%.  Dal 1988-94 al 2011-14, gli adulti con prediabete mostravano un aumento significatico dell’ipertensione (+9·7 punti percentuale [95% CI 5·4-14·0]), nessun cambiamento nella dislipidemia; una riduzione del fumo di sigaretta (-6·4 punti percentuale [-10·7 to -2·1]), un aumento nell’utilizzo di trattamenti antipetensivi (54·2% [49·0-59·3] a 81·4% [76·7-85·3], +27·2 punti percentuale [20·5-33·8] p<0·0001) e ipolipemizzanti (6·6% to 40·2%, +33·6 punti percentuale [30·2-37·0], p<0·0001) e un aumento del raggiungimento degli obiettivi terapeutici pressori (25·8% to 62·0%, +36·2 punti percentuale  [30·7-41·8], p<0·0001) e lipidici (1·0% to 32·8%, +31·8 punti percentuale [29·1-34·4, p<0·0001]). Le persone con prediabete inoltre mostravano una riduzione del rischio cardiovascolare (ASCVD -1·9 (ASCVD -1·9 punti percentuale [-2·5 a -1·3] a UKPDS -2·7 [-3·5 a -1·9], p<0·0001) [-2·5 a -1·3] a UKPDS -2·7 [-3·5 a -1·9], p<0·0001) ma nessun cambiamento nella prevalenza di albuminuria, della riduzione del filtrato glomeruale, dell’ infarto del miocardio o di ictus. La prevalenza ed i pattern erano consistenti in tutte le definizioni di prediabete prese in considerazione. Confrontati con gli adulti con pediabete gi adulti con diabete diagnosticato mostravano maggiori miglioramenti nel trattamento del rischio cardiovascolare e renale sebbene nell’abitudine al fumo non vi fossero cambiamenti.


Conclusioni: nel corso di 25 anni della durata dello studio è aumentata la prevalenza non solo del rischio ma anche delle malattie cardiovascolari e renali tra gli adulti con prediabete a prescindere dalla definizione utilizzata. Pertanto, alla luce di questi risultati l’identificazione della popolazione con prediabete potrebbe aumentare la possibilità di ridurre il rischio cardiovascolare e renale.


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