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e diabete



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Elisa, essere artefici del proprio destino

Quello che volevo realizzare, l’ho realizzato anche con il diabete.
Elisa ha trentatré anni ed è un’artista. È una ragazza solare, ha lunghi ricci castani e grandi occhi scuri che sembrano parlare. Ha scoperto di essere diabetica all’età di undici anni.

Elisa, essere artefici del proprio destino

La diagnosi è arrivata quasi per caso, mentre mordeva un cioccolatino: racconta sorridendo che quello è stato l’ultimo cioccolatino spensierato della sua vita. All’inizio non si è resa conto di cosa stesse accadendo, non conosceva bene il diabete, pensava che fosse solo questione di cambiare dieta, mangiare i prodotti senza zucchero. In seguito, però, si è palesata tutta la complessità di questa condizione e lei ha deciso di buttarsi a capofitto sull’azione, sul fare tutto ciò che era necessario fare, piuttosto che concentrarsi su ciò che stava succedendo nel suo corpo. In realtà, la sua vita stava cambiando completamente, stavano mutando i rapporti con la famiglia, con gli amici, con la scuola… con qualsiasi cosa.

 

Nonostante fosse poco più di una bambina, da subito Elisa ha sentito la necessità di fare tutto da sola, per riprendere in mano la sua vita, sentirsi indipendente. Ma non è stato facile: “Il diabete richiede una disciplina difficile da mantenere a undici anni. Inoltre, vent’anni fa la gestione della terapia era molto più rigida di oggi, un po’ perché non c’era un rapporto paritario tra medico e paziente, per cui non si diceva quali erano le esigenze e le necessità ma si seguivano le indicazioni terapeutiche e basta, un po’ perché, forse, il mio contesto familiare e culturale di allora non mi lasciava lo spazio per esprimere ciò che provavo”.






Elisa a diciassette anni ha vinto il primo premio del concorso “Disegna con PaKo” indetto da Roche.


Solo a diciotto anni, quando è andata a vivere da sola e a poco a poco si è appropriata anche della sua identità, a prescindere dal diabete, ha capito chi era e cosa voleva, quali erano i suoi interessi e come organizzarsi per portarli avanti nonostante tutto. L’accettazione psicologica è, infatti, avvenuta molto tempo dopo la diagnosi, anche grazie a un percorso terapeutico durato anni con una psicologa del centro diabetologico che capiva a fondo la situazione specifica.

 

Uno strumento importante tramite il quale Elisa è riuscita a parlare di diabete è stata l’arte; a diciassette anni ha vinto il primo premio del concorso “Disegna con PaKo” indetto da Roche, grazie a un disegno in cui ha raccontato la sua esperienza con il diabete. Il soggetto principale del disegno era un mondo fantastico, così com’è la vita di Elisa da quando è riuscita ad accettarsi e a esprimere agli altri cosa significa convivere con una patologia cronica.

 

Anche la scrittura è stata essenziale, in particolare quando Elisa ha scoperto che la figlia Amelia era affetta da diabete come lei. “Quando lo abbiamo scoperto abbiamo attraversato un momento di grande sconforto, non sapevamo cosa fare. Mi ero informata, le statistiche dicono che le probabilità di avere figli diabetici sono molto basse. Non ce lo aspettavamo.” Ma Elisa è una donna che non si arrende mai, riesce sempre a vedere il lato positivo delle cose, e ha deciso che voleva lottare, che voleva essere felice nonostante tutto.

 

Accettare la condizione della figlia è stata una sfida: all’inizio il senso di colpa ha preso il sopravvento, sia perché Elisa pensava che Amelia avesse ereditato il diabete da lei, sia perché aveva aspettato a fare il test. Allora, ha cominciato a cercare qualcosa che potesse aiutare la sua famiglia nella gestione del diabete – e poi della celiachia, che è venuta fuori dopo qualche mese – e ha pensato che “questa cosa” per Amelia, potesse essere il camper, per farle vedere il mondo, conoscere posti, colori e sapori nuovi, ma tutto in totale sicurezza. Ha poi deciso di aprire il blog Poteva andare peggio. La scrittura la aiuta a essere ottimista, e le tante persone che le scrivono, che si identificano con lei e si sentono capite la fanno sentire meno sola e le danno la forza di continuare a raccontare la propria esperienza. “Quello che ha fatto bene a me, potrebbe essere di supporto anche ad altri.”


Chiediamo a Elisa se vuole dire qualcosa a chi ha appena scoperto di avere il diabete: “Non è la diagnosi del diabete a dire come sarà la nostra vita, lo decidiamo noi come sarà. Il nostro futuro lo decidiamo noi. Io mi sento una persona fortunata perché ho tante cose che hanno dato valore alla mia vita, il diabete è qualcosa che si deve mettere a servizio delle nostre intenzioni. E secondo me i nostri figli ce la possono fare”.


	                


	                
	                

        
    

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