Gruppo sanguigno e rischio diabete

Diabete più raro nel gruppo sanguigno 0: lo dimostra un recente studio francese condotto su oltre 80mila donne

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27 aprile 2015

Gruppo sanguigno e rischio diabete

Le donatrici universali, ovvero le donne che hanno gruppo sanguigno 0 e fattore Rhesus negativo, correrebbero rischi minori di ammalarsi di diabete rispetto alle altre. Questa è la conclusione di un team dell’Istituto francese per la ricerca medica Inserm impegnato presso l’Institut Gustave Roussy-(Villejuif, Val-de-Marne). Lo studio, pubblicato in Diabetologia, prova una forte associazione tra gruppo sanguigno (A, B, AB, O) e la probabilità di sviluppare il diabete di Tipo 2.
Più di 80mila donne (82.104) sono state seguite per 18 anni (dal 1990 al 2008) con questionari sottoposti ogni due-tre anni riguardanti il rapporto tra il gruppo sanguigno e il diabete. «Abbiamo dimostrato per la prima volta in una grande popolazione, che le donne con sangue di tipo 0 (circa il 43% della popolazione francese ed il 40% di quella italiana) hanno un minor rischio di sviluppare il diabete di Tipo 2», sintetizza Guy Fagherazzi, epidemiologo presso Inserm e coautore dello studio. Infatti, rispetto al gruppo 0, i gruppi A, B e AB presentano rispettivamente il 10%, 17% e 21% di rischio più elevato di diabete, indipendentemente dallo stile di vita.
Quando viene preso in considerazione il fattore Rhesus (Rh positivo o negativo), risulta che la probabilità di sviluppare il diabete è molto bassa nel donatore universale 0-negativo. Al contrario, le donne partecipanti del gruppo B-positivo hanno fatto registrare un rischio più elevato del 35%. E ancora, rispetto alle donne con sangue 0-negativo, il rischio di diabete è stato del 17% maggiore tra le donne A-positivo, il 22% più elevato tra le donne A-negativo, il 26% maggiore tra le donne AB-positivo, e il 35% più alto tra le donne B-positivo.
Questa associazione, almeno per ora, non ha valore clinico ma solo sperimentale. «Speriamo che questo risultato possa orientare nuovi studi: c’è bisogno di replicare questi dati in altre popolazioni con altro patrimonio genetico, con altre caratteristiche rispetto al nostro campione», conclude Guy Fagherazzi.

Fonte: G Fagherazzi et al. Diabetologia. Published online 23 December 2014.


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