Ogni giorno
e diabete



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Il coraggio di tornare a sorridere.

Le storie di due donne coraggiose, che ci insegnano a non mollare mai.
Klaudeta, coraggio e forza di volontà.
Stefania, una vita a passo di danza.

Il coraggio di tornare a sorridere.

Klaudeta, coraggio e forza di volontà

È stato importante potermi confrontare con altre persone come me



Una giovane ragazza ci accoglie con un grande sorriso sulle labbra. Klaudeta ha il diabete. Lo ha saputo quando di anni ne aveva solo sette. Scoprire di essere diabetica per lei è stato particolarmente traumatico: dove è nata, in Albania, la conoscenza di questa malattia era ancora scarsa all’epoca e lei, che era solo una bambina, si è sentita confusa e spaventata. “Di quel giorno” ci racconta “ricordo solo che c’era un sacco di gente vestita di nero, il colore che da noi si indossa quando si va a un funerale. Così io, per anni, ho pensato al giorno della scoperta del diabete collegandolo a quelle persone vestite a lutto: come se fossi morta. Solo in seguito ho scoperto che era da poco morto mio nonno, per questo le persone erano in nero.”

Accettare il diabete non è stato semplice anche a causa delle poche informazioni di cui Klaudeta disponeva. Nessuno le aveva spiegato di che cosa si trattasse e cosa comportasse convivere con il diabete. All’inizio si è preoccupata poco di ciò che accadeva al suo organismo, finché, un giorno, una forte crisi ipoglicemica le ha aperto gli occhi: “Mi sono vista passare la vita davanti e qualcosa in me è cambiato. In quel momento ho deciso che era arrivata l’ora di reagire.” È stato solo l’inizio, però: il processo di accettazione è spesso lento e faticoso, ma prendere coscienza è il primo passo per riuscire a convivere con la malattia e acquisire controllo sulla propria vita. Sono state poi la sua tenacia e la sua forza di volontà, a portare Klaudeta a convivere serenamente con il diabete; e questo anche grazie al percorso psicologico che ha deciso di intraprendere una volta arrivata in Italia, all’età di diciotto anni.



Le cose sono migliorate ulteriormente quando Klaudeta è passata alla terapia insulinica con microinfusore. Da quel momento l’andamento delle sue glicemie è cambiato, dandole una stabilità che prima non poteva nemmeno sognare. Distribuendo l’insulina nell’arco delle ventiquattro ore, il microinfusore le ha permesso di gestire il diabete in modo più efficace, migliorando nettamente la qualità della sua vita.




Anche se, va detto, non è stato tutto rose e fiori: l’inizio con il microinfusore è stata una vera sfida, perché bisogna abituarsi a convivere con un oggetto sempre attaccato al corpo. “Una notte ho strappato l’ago e mi sono svegliata con la glicemia altissima: è stato un po’ uno shock, perché credevo che sarebbe andato tutto bene fin da subito.” Ma, nonostante la giovane età, Klaudeta decide di non arrendersi e di continuare a provare, dimostrando tutto il suo coraggio e la sua forza. E appena pochi giorni dopo la prova con il microinfusore, decide che sarà proprio lui il suo primo complice nella “lotta” contro il diabete.





Chiediamo a Klaudeta se ha consigli da dare a chi ha scoperto da poco di avere il diabete. “Quello che mi sento di consigliare è di seguire un percorso psicologico: scoprire di avere il diabete non è una passeggiata, anche se in un primo momento si potrebbe pensare che non cambi nulla. Le conseguenze, anche dal punto di vista psicologico, sono numerose, e parlarne con qualcuno è di grande aiuto.” Confrontarsi e scambiare esperienze e consigli con altre persone nella sua stessa situazione ha rappresentato, per Klaudeta, un importante momento di crescita lungo il percorso della consapevolezza, che l’ha aiutata a sentirsi meno sola e abbandonata. Venire a patti con il diabete non è certo semplice, ma Klaudeta ha imparato che, con i dovuti accorgimenti e tanta energia positiva nell’affrontare le difficoltà, si può tornare ad avere una vita felice.

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Stefania

una vita a passo di danza



La storia di Stefania ci insegna che bisogna sempre combattere e reagire davanti alle difficoltà che ci si presentano; bisogna imparare a rialzarsi dopo essere caduti, e ritrovare sempre la forza per andare avanti. Stefania è di Firenze. Adora danzare e viaggiare, ha una vita intensa, fitta di impegni e passioni. Ma per ottenere questa stabilità ha dovuto lottare a lungo. Talassemica dalla nascita – una malattia che la costringe a sottoporsi a continue trasfusioni di sangue sin dalla giovane età – e, come diretta conseguenza della sua malattia, a diciannove anni scopre di avere il diabete. “Quando l’ho scoperto è stata dura: con la talassemia avevo già cominciato a convivere, mentre il diabete ha portato con sé un profondo sconvolgimento della mia esistenza. A quell’età si va a scuola, si esce con gli amici, si fa sport… e di colpo queste cose ti sembrano impossibili da fare. Devi imparare a gestire la tua alimentazione, le punture, le dosi di insulina.”



Oggi, grazie all’aiuto di medici specializzati che l’hanno seguita e le hanno insegnato come mangiare in modo calibrato per esercitare un controllo perfetto sulla sua glicemia, Stefania conduce una vita normale. Una dottoressa, in particolar modo, è stata fondamentale in questo percorso: l’ha coinvolta in prima persona, dandole lo stimolo giusto per capire la malattia e gestirla al meglio.



“Ho acquisito consapevolezza e mi sono messa a studiare, perché non puoi esercitare un buon controllo sul diabete se non sei ben informata su tutti i passaggi che riguardano l’alimentazione. Questo ha cambiato tantissimo la mia vita, perché io mangiavo e, in base alla glicemia che avevo, correggevo, ma è un modo di procedere assolutamente sbagliato: bisogna cercare di evitare sbalzi e picchi glicemici.” Ciò che è importante, dunque, è creare un dialogo profondo tra paziente e medico, fondato sulla fiducia reciproca, oltre che una sinergia tra ogni specialista coinvolto nel processo, dal diabetologo allo psicologo.

Stefania ci racconta del suo amore per il ballo, e del timore di non poter continuare a coltivare la sua passione a causa del diabete. Fortunatamente la danza non le ha mai dato problemi, anzi: per Stefania ha rappresentato la salvezza, una distrazione e anche un modo per abbassare la glicemia. Ed è riuscita a realizzare il suo sogno più grande: partecipare alle gare di ballo a Cuba. Come lei, tantissimi atleti diabetici continuano a praticare sport, a riprova del fatto che una terapia correttamente modulata può diminuire i disagi e restituire alle persone una vita normale.





L’esperienza di Cuba è stata importante nella vita di Stefania: le ha dimostrato che poteva vivere una vita felice e realizzare i suoi desideri. Questa avventura è stata possibile anche grazie all’introduzione del microinfusore, che Stefania ha scelto su consiglio del suo medico quando, nel 2010, le è stato diagnosticato un carcinoma al fegato e al pancreas. Oggi il microinfusore è per lei “come un fidanzato”: è sempre con lei, non la abbandona e non la tradisce mai. “Gli devo la vita” ci racconta. È stato proprio il microinfusore, a restituirle la serenità che aveva perso. Grazie a questo piccolo strumento la vita di Stefania è decisamente migliorata: avere un buon controllo del diabete significa anche sentirsi bene, e dire addio alla stanchezza e al nervosismo che spesso caratterizzano gli sbalzi glicemici. “Invito tutti a non vedere il microinfusore come un ostacolo: io viaggio molto e pratico anche sport estremi. Deve diventare una specie di seconda pelle” ci spiega Stefania.

Stefania è entusiasta, positiva e piena di energie: trova la forza di prendere ogni difficoltà come una sfida e di sorridere, persino nelle circostanze più drammatiche. Non trattiene le risate nemmeno mentre ci racconta di aver da poco preso un gatto, che “si è divertito per tre volte a mangiare il cateterino del microinfusore, per cui la mattina mi sono svegliata con 400 di glicemia”. Stefania è fatta così: un’inguaribile ottimista. Riesce a ridere anche di queste cose. Dovrebbero tutti provare a farlo. È questo il consiglio che Stefania vuole regalare a tutti noi.



Cerco sempre di trasmettere positività alle altre persone che sono rimaste bloccate, in balia della paura e dello scoramento.


	                


	                
	                

        
    

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