Il diabete doppio: reale entità nosologica?

Autori: Marandola L, Zampetti S, Buzzetti R

GIDM e diabete


21 maggio 2019

Il diabete doppio: reale entità nosologica?

Coniata nel 2003, la denominazione “diabete doppio” indica una forma ibrida di diabete caratterizzata dalla compresenza di elementi sia del tipo 1 (autoanticorpi contro insulina, isole pancreatiche e altri self-antigeni), sia del tipo 2 (sovrappeso/obesità, insulino-resistenza). I dati epidemiologici lasciano un ampio margine di variabilità, ma hanno mostrato che, tra i soggetti in età pediatrica inquadrati con diagnosi di diabete tipo 2, nel 10-74% dei casi è presente almeno un marker di autoimmunità beta-cellulare.


Dalla patogenesi alla diagnosi

Sussistono ancora numerosi dubbi sulla fisiopatologia del diabete doppio, ma la teoria al momento più accreditata è l’“accelerator hypothesis”, secondo cui DMT1 e il DMT2 sono rappresentati dallo stesso disordine metabolico, con un differente background genetico. L’insulino-resistenza, guidata dall’obesità, accelera l’apoptosi, altera la secrezione insulinica e modifica la trascrizione di geni rilevanti per la betacellula.

I criteri diagnostici prevedono dunque la coesistenza di caratteristiche cliniche tipiche del DMT2 (ipertensione, dislipidemia, sovrappeso/obesità) e autoanticorpi betacellulari, seppur a livelli inferiori rispetto al diabete tipo 1, del quale mancano però i sintomi clinici (perdita di peso, poliuria, polidipsia e chetoacidosi).


Approccio e prospettive

Premesso che potrebbe essere utile escludere la presenza di autoanticorpi in un bambino o ragazzo con diabete tipo 2, l’approccio al diabete doppio non è ancora ben codificato. Considerata l’età pediatrica, un regime dietetico restrittivo non sembra raccomandabile, ma risulta preferibile incentivare l’aumento dell’attività fisica per un adeguato calo e controllo ponderale. Per il trattamento farmacologico, mancano attualmente dati da validi RCT per suggerire l’utilizzo di terapie insulino-sensibilizzanti, potenzialmente valide da un punto di vista teorico e patofisiologico. È fondamentale valutare caso per caso le necessità terapeutiche e soprattutto attuare le opportune strategie di prevenzione, con particolare riguardo alle complicanze cardiovascolari.


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