Impatto dei “nuovi” farmaci antidiabetici nella storia naturale della nefropatia

Greco E.V, Bacci S, Palena A.P, Rauseo A, De Cosmo S

GIDM
e diabete


Impatto dei “nuovi” farmaci antidiabetici nella storia naturale della nefropatia

Il diabete mellito tipo 2 (DMT2) è un rilevante problema sanitario per l’elevata incidenza di complicanze. La nefropatia diabetica (ND) è una complicanza cronica del DMT2, e la più comune causa di insufficienza renale cronica terminale (end-stage renal disease, ESRD). I controlli glicemico e pressorio riducono il rischio di ND. La gestione del diabete è complessa, multidisciplinare e costosa nei pazienti affetti da DMT2 e malattia renale cronica (MRC). Nuove opzioni terapeutiche si rendono necessarie per ridurre le complicanze e lo sviluppo di ND. Trial clinici con le terapie a base di incretine hanno dimostrato di ridurre l’albuminuria e rallentare il declino della velocità di filtrazione glomerulare (glomerular filtration rate, GFR) nel DMT2 complicato da MRC. Questi farmaci sembrano avere effetti metabolici ed emodinamici che potrebbero ridurre il rischio di malattia renale diabetica; vi è un crescente interesse nell’identificare queste azioni nefroprotettive. Gli inibitori dei cotrasportatori sodio-glucosio tipo 2 (sodium-glucose cotransporter 2, SGLT2), gli ipoglicemizzanti orali più recenti, avrebbero un effetto nefroprotettivo non solo riducendo la glicemia attraverso l’escrezione di glucosio con le urine, ma anche la pressione arteriosa (PA), ed effetti diretti a livello renale quali riduzione dell’iperfiltrazione e della pressione intraglomerulare. Studi clinici condotti con gli SGLT2 inibitori hanno dimostrato che essi riducono l’emoglobina glicosilata, la PA e l’albuminuria. Da considerare che questi farmaci, a causa del loro peculiare meccanismo d’azione, sono meno efficaci nel migliorare il controllo glicemico nei pazienti con alterata funzione renale. Nonostante ciò, è auspicabile che un precoce e mantenuto controllo sia glicemico che del peso corporeo, in associazione alla riduzione della progressione verso la macroalbuminuria ottenuti con le terapie a base di incretine e gli SGLT2 inibitori, preserveranno a lungo termine la funzione renale con riduzione dei casi di ESRD.


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