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Ipogliemia e la necessità di fermarsi un attimo

Oggi, a “furor di popolo”, parleremo di ipoglicemia . Studiosi, poeti e letterati, hanno parlato tanto e cercato di spiegare cosa sia. Ma nemmeno un poema epico ne spiegherebbe sufficientemente bene la complessità, poiché ogni persona ha la sua sintomatologia ed è difficile trovare un modo per esprimerlo agli altri in maniera universalmente precisa e definita.

Ipogliemia e la necessità di fermarsi un attimo

C’è chi dice di provare tremori interni, palpitazioni, sudori freddi, cuore accelerato, confusione mentale, mal di pancia e fame inumana, chi percepisce alcuni di questi sintomi e chi tutti insieme.

Purtroppo, l’unica cosa che vale per tutti, è che in ipoglicemia si sta male, e spesso, intorno a noi, nessuno lo capisce veramente bene. Anche la varietà dei sintomi, insieme alla sua invisibilità, rende questa cosa difficile da comprendere, a parte quando mangi mezza dispensa. A quel punto, quando chi vive con te, inizia a trovare resti e briciole dappertutto, ha ben chiaro che hai passato una brutta ipoglicemia notturna. Ah, per inciso, non c’è niente di peggio di quando l’ipoglicemia ti sveglia di notte, ma anche questo è difficile da spiegare per chi prova fatica a svegliarsi, anche solo per andare a fare la pipì. 

Spesso, quindi, si affronta questa battaglia senza che l’altro possa veramente capire che cosa sta succedendo dentro di noi. In qualche modo chi ci sta vicino si deve fidare. Sì, si deve fidare, ed è un buon esercizio da mettere in pratica. Credere in noi, che non siamo “esagerati” né inutilmente ansiosi. Il problema per molti diabetici, soprattutto da ragazzi, è esternare alle persone vicine queste brutte esperienze che a volte ci capita di fare. 

Alle persone che sono amiche ma anche a quelle che non lo sono. Quante volte ci siamo diretti verso un bar, per cercare un succo di frutta, ed abbiamo imprecato trovando il barista più lento del mondo nel passarci il nostro agognato elisir? Quello che per noi non è un comodo piacere, ma una vera e propria medicina. Oppure, ricordo, quante volte lasciando mia figlia a scuola e andando verso il supermercato, con il presentimento di avere sbagliato dose a colazione, mi è capitato di incontrare due, tre, quattro persone che mi “attaccavano bottone” facendomi perdere tempo preziosissimo. Maledizione, fatemi andare via a procacciare carboidrati!

Allora, che fare? Urlare al Mondo: “toglietevi tutti di mezzo sono in ipoglicemia!!” ?

A volte può essere necessario anche quello, dobbiamo imparare a dire agli altri che abbiamo un’esigenza. Che possiamo essere vulnerabili per quei 15 minuti e quindi abbiamo bisogno di uno stop. Chiaramente occorre sempre portarsi dietro tutto il necessario per risolvere un’ipoglicemia, ma anche avendo l’antidoto con sè, il nostro corpo sente la necessità di fermarsi un attimo. 

In questo mondo che corre, salta e non si ferma mai, ma soprattutto che non accetta fragilità e l’esposizione dei propri sintomi fisici, noi come ci posizioniamo? 

Voi come fate?
Io ho deciso di mostrarmi per come sono, con i miei capelli “schizzati”, le mie cicatrici e il diabete, senza alcuna vergogna. Ho deciso che “vergogna” non è nemmeno un vocabolo idoneo a questo tipo di situazioni. È sempre difficile discostarsi dal mondo, fare un passo in là, ma l’ipoglicemia è proprio quella condizione di emergenza che non ci possiamo permettere di mettere “in attesa”, per cui dobbiamo agire e velocemente. Dobbiamo pensare a noi stessi, ai nostri bisogni, senza sentirci in colpa se non siamo efficienti h24. Non c’è assolutamente nulla di male.

Non siamo mica robot! Siamo fatti di carne, sangue, zucchero, poco zucchero, troppo zucchero, ma soprattutto di relazioni umane. Ed è anche il modo di approcciare il nostro diabete con il resto del mondo che può fare la differenza, rispetto all'accettazione di questo scomodo compagno da parte nostra, ma anche da parte degli altri. 

Chissà se raccontando e parlando di più ai “non diabetici” di ciò che proviamo, non ci capiti di trovare qualcuno che poi ci faccia compagnia durante le nostre "correzioni"! 

In fondo, fermarsi un attimo, non può che far bene a tutti! No?

Scrivetemi e raccontatemi la vostra storia se vi va.

Ogni mercoledì vi racconterò la mia!

Aiutaci a divulgare queste testimonianze, affinchè possano lasciare un'impronta, una traccia anche un solo piccolo segno a qualcuno là fuori che con voce silenziosa chiede sostegno e non deve sentirsi solo.

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