L’eccellenza italiana nella ricerca: il progetto PedArPan

Trenta bambini, trenta genitori, un gruppo di medici appassionati, uniti per trovare una soluzione al diabete di tipo 1.

Gestione e terapia e diabete


26 maggio 2017


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L’eccellenza italiana nella ricerca: il progetto PedArPan

A Bardonecchia, per la prima volta nel mondo è stato testato il pancreas artificiale su bambini con un’età compresa fra i cinque e i nove anni affetti da diabete di tipo 1.

«Il pancreas artificiale è formato da un microinfusore sottocutaneo di insulina e da un holter glicemico real-time che parlano tra di loro attraverso un algoritmo creato dagli ingegneri Lalo Magno e Claudio Cobelli» racconta il dottor Dario Iafusco.


L’obiettivo del progetto

Il progetto PedArPan (Pediatric Artificial Pancreas) ha testato una specifica versione pediatrica dell’algoritmo MMPC (Modular Model Predictive Control) su bambini di età compresa tra i cinque e i nove anni, durante la permanenza in un campo scuola.
Uno smartphone viene svuotato delle sue funzioni normali e ristrutturato con l’algoritmo che, sulla base dei dati forniti dal sensore, permette di regolare le dosi d’insulina attraverso il microinfusore, nel quale sono registrate tutte le informazioni personalizzate sul piccolo paziente. Se il bambino è a riposo, il pancreas artificiale fornirà informazioni per ricevere una dose maggiore di insulina, al fine di abbassare la glicemia; viceversa, se sta giocando a pallone la quantità erogata sarà minore. E il bello è che nessuno deve più intervenire.

I bambini arrivano al campo scuola di Bardonecchia dagli ospedali di tutta Italia, per restarvi una settimana. Sono accompagnati dai genitori, definiti “esperti” dal team medico perché conoscono molto bene la patologia e la sanno gestire ancora meglio, ma questo non basta. Anche i piccoli sono speciali: hanno il diabete da almeno un anno e usano già il microinfusore.

Sono tutti molto eccitati, dai pazienti, ai medici, agli infermieri: in questa settimana si scriverà un pezzo di storia nella cura del diabete.

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I metodi e i materiali della ricerca

Trenta bambini in totale, tra i cinque e i nove anni d’età, con diabete di tipo 1 hanno completato un trial randomizzato in cross over1 e open-label2. Tre giorni con un AP (Pancreas Artificiale) sono stati confrontati con tre giorni di terapia gestita in modalità manuale SAP (Sensor-Augmented Pump, ossia Microinfusore e Sensore).


La giornata è scandita da orari precisi che ripercorrono la vita quotidiana di qualsiasi ragazzino: sveglia alle sette e mezza, colazione, attività tranquille come quelle che si fanno a scuola, pranzo, attività sportive nel pomeriggio e poi tutti a nanna. Questa routine coinvolge tutti, tranne i medici che sorvegliano mamme e bambini ventiquattr’ore su ventiquattro attraverso turni stabiliti. Alla fine della settimana, qualche genitore dirà che per la prima volta da quando è stato certificato l’esordio della malattia nel figlio, è finalmente riuscito a dormire.

Visto da fuori sembra un gruppo di amici in vacanza, si scherza e si gioca a pallone. Qualche volta, però, c’è un bambino che corre a ricaricare lo smartphone-pancreas o un medico che tira in porta con in mano l’algoritmo di chi gli ha passato la palla.
Insomma, un altro importante passo per la ricerca.


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