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La Dolce Vita di Daniela

Sono Daniela Bernardi e ho pensato di raccontare una piccola parte della mia bellissima vita: nell’ottobre del 1963, all’età di 4 anni, avevo così tanta sete che bevevo l’acqua dei sottovasi; un giorno ho persino pensato di attaccarmi al rubinetto della damigiana che vedevo mia nonna riempire ogni giorno. Ho bevuto tanto che i miei genitori mi hanno dovuto portare all’ospedale con una bella sbornia!

La Dolce Vita di Daniela

Sono stata in coma per 3 giorni e mi hanno diagnosticato il diabete; il primario disse a mia madre che solo un miracolo poteva salvarmi, e lei fece un voto a sant’Antonio da Padova.
Ma io ce l’ho fatta, e dopo 2 mesi di ricovero sono stata dimessa e hanno insegnato a mia madre come farmi l’insulina.
In seguito sono andata a vivere con la mia nonna materna, perché mia madre lavorava e il medico le aveva detto che ci voleva una persona che mi monitorasse costantemente.
Non c’era ancora il “ben di Dio” che c’è ora per l’autocontrollo!
Mia nonna mi aveva insegnato, se qualcuno mi avesse offerto una caramella, a mettere le manine dietro la schiena e dire: “No, grazie!”.
Alle elementari ero spesso assente a causa dei ricoveri, ma all’ospedale ero ormai una di casa: le infermiere mi portavano in giro per i reparti caricata sul carrello delle medicine. Io intanto pensavo di essere la più brava a scuola, perché stavo sempre nel primo banco… in realtà era perché la maestra doveva tenermi sempre sott’occhio per scongiurare ipoglicemie e altri problemi!
Verso i 17 anni ho avuto un periodo di crisi, ho inziato a mangiare patatine e bere aranciate e altre bevande zuccherate, pensavo che i medici non se ne sarebbero accorti… ma con la glicata non puoi raccontare bugie! E ho capito che sgarrando freghi solo te stessa, non i medici.
A 22 anni mi sono sposata con Luigi, che mi ama molto, ho lavorato come parrucchiera per 42 anni e ora da poco più di un anno sono in pensione.
Nel 2003 ho pensato di festeggiare i miei 40 anni di diabete, ho scelto il 9 ottobre, la data del primo ricovero nel ’63. Ho invitato tutte le persone che in questi lunghi anni mi hanno aiutato e la torta era a forma di siringa!
Nel 2007 ho avuto un infarto… ma io mi sento comunque fortunata, il mio motto è: sorridi alla vita! Perciò poi ho deciso di festeggiare anche i 50 anni di diabete!
Ora sono arrivata a 55 anni con il diabete, per un totale di 80.200 iniezioni, e la mia speranza è quella di poter festeggiare i 100! Nella vita bisogna essere ottimisti e allegri… questa sono io, sempre sorridente!

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Cara Daniela, la tua lettera non poteva che essere la prima di questa rubrica! È strepitosa! Carica di entusiasmo e di energia.

Un archivio di sacre memorie sul diabete. È come se tu avessi aperto la teca di un museo per tutti noi. Dopo averla letta sono stata bene, sono stata ottimista e positiva verso il futuro!
Questa è la meravigliosa storia di una bimba, poi donna e ora donnissima con ben 55 anni di diabete alle spalle e un sorriso senza fine. Dovremmo leggere le tue parole ogni sera. Tu hai avuto una vita splendente. Ce l’hai fatta quando tutti ti davano per spacciata. E ora sei qui a scrivere a tutti quelli che ti sono stati vicini durante il tuo mezzo secolo di malattia.
L’idea della festa è fantastica! Mi sono immaginata te da bambina, in piedi sul carrello degli infermieri, reparto dopo reparto, in un’epoca antica. In qualche modo mi hai ricordato il mio esordio, nel 1997, a Palermo. In 4 in una stanza minuscola, un via vai di mamme e nonne, una sorta di processione laica, ma non senza sofferenza.
Cara Daniela, quanti sospiri, quanti pianti, quante glicate avrai fatto in 55 anni di diabete!?
Anche io, a 20 anni, fingevo che tutto andasse bene e scrivevo nei famosi “diari glicemici” solo le glicemie buone. Le altre, quelle brutte, le mettevo una tantum. Per sembrare più credibile. Poi ho messo la testa a posto e, come te, ho capito che il torto lo facevo solo a me stessa.
Oggi, grazie alle nuove tecnologie, abbiamo molti strumenti che ci aiutano e la nostra vita è innegabilmente più semplice.
C’è da dire che anche l’aiuto dei propri cari, degli affetti e dell’amore di chi ci sta vicino ci aiutano e stimolano a fare sempre di più. Chissà come avresti fatto senza tuo marito Luigi!
Dovresti fare una torta anche per lui. Un’altra festa grande.
Cara Daniela, quello che io spero per te è che con tutti questi ausili tecnologici, l’amore e il tuo radioso entusiasmo tu possa arrivare a festeggiare 100 anni di diabete e oltre!
Ma sarei ancora più felice se, in quell’occasione, io (ottantenne) e te ci prendessimo un drink ricordando di quando avevamo il diabete… perché saremo realmente guarite. Lì la festa sarebbe grossa, sarebbe un tripudio di girelli e pannoloni, ma sono certa che, anche in quel caso, saresti la regina della festa e io sarei felicemente al tuo fianco.

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