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Tutti i miei sbalzi e diabete

La Storia di Anastasia

Ciao, sono Anastasia, diabetica da quasi 19 anni. Crescere con il diabete per me è sempre stata la routine, infondo ce l’ho da quando avevo 5 anni e non mi ricordo neanche come fosse vivere senza. Ultimamente, però, a prescindere dal Covid-19, mi sono resa conto che, per quanto questo amico/nemico sia sempre stato al mio fianco, diventando appunto la routine, non ho sempre accettato la costante presenza di questo amico, anzi.

La Storia di Anastasia

Probabilmente se leggessi di qualche altro diabetico che scrive qualcosa del genere, il primo pensiero che mi verrebbe sarebbe “beh, come potresti averlo sempre accettato?”; questo, però, è un pensiero che risulta in contrasto con il modo nel quale io vorrei apparire alle altre persone: Forte, perché non voglio che il diabete mi ostacoli e non voglio che mi renda debole alla loro vista. 

Non voglio essere compatita.  

Non voglio neanche che il diabete mi rappresenti come persona: spesso non dico che questo piccolo amichetto è sempre con me perché ho paura che gli altri mi ricordino come “la ragazza con il diabete”. È innegabile, però, che il diabete faccia parte di me e che io debba starci attenta. È altrettanto innegabile che convivere con Lui mi abbia resa quello che sono oggi e mi abbia guidata in molte scelte importanti della mia vita, compresa la scelta dell’Università. 

Comunque sia, nonostante io spesso cerchi di mostrarmi forte, nella mia testa le preoccupazioni sono tante e, sebbene io abbia sempre cercato di essere il più responsabile possibile, solamente negli ultimi quattro anni è cambiato il mio modo di approcciarmi alla convivenza con il diabete. 

Quattro anni fa ho preso paura per una grave ipoglicemia e, per quanto non sia svenuta o altro, questo mi ha portata ad un periodo in cui ero terrorizzata dal fare l’insulina, in particolare la sera. Questo evento ha stravolto completamente la mia vita per 6 buoni mesi; poi, è arrivata l’estate, è arrivato il mare e, piano piano, sono tornata ad essere, almeno in parte, quella di prima, “più spensierata”, sportiva, non più completamente schiava del mio amico e della paura.  

Non posso dire di essere tornata spensierata del tutto, quel momento ha segnato il primo punto di svolta nel mio approccio con il diabete. Il ricordo di quei mesi è ancora vivido nella mia mente, mi fa comunque avere paura.  In questi anni, però, piano piano ho imparato a cercare di gestire la paura e l’ansia, perché, come ho capito soprattutto ultimamente, il peggiore nemico dell’ansia è la consapevolezza. 

La consapevolezza derivante dai calcoli che i medici ci esortano a fare così accuratamente è la peggior nemica della paura e dell’ansia, perché se tu sei conscio di ciò che hai fatto “è matematica, prima o poi la glicemia salirà”; almeno questo è quello che io mi ripeto quando l’ansia cerca di far breccia nella mia mente.  

All’elaborazione di quest’ultimo ragionamento sono arrivata solo nell’ultimo periodo, in questo periodo balordo e difficile, che però, per assurdo, mi sta aiutando con le glicemie.  Nel momento in cui è scoppiato il Covid-19 mi sono ammalata. Mi sono presa una brutta tosse, una tosse che non avevo mai avuto prima, tanto che ho dovuto prendere persino l’antibiotico e fare l’aerosol, cosa mai successa in 24 anni.  

Credetemi, la paura che ho provato in quei giorni è stata paragonabile a quella che provavo quattro anni fa quando ero terrorizzata dalle ipoglicemie. Probabilmente, quel momento ha segnato il secondo punto di svolta nella mia relazione con il diabete: è stato il secondo cambiamento nel mio approccio a questo amico/nemico, mi ha portata a un diverso livello di consapevolezza.  

Questa nuova consapevolezza, motivante al contrario di prima, è arrivata dopo quattro anni dal primo momento di svolta, anni durante i quali la mia glicata non è stata buona, per quanto io mi sforzassi di cercare di essere “brava”. Ci tengo a sottolineare che, nonostante io avessi e abbia tuttora paura delle ipoglicemie, non è che non abbia anche paura delle complicanze tardive del diabete. Da quelle giornate è iniziata in me un’altra lotta, guidata dalla paura delle ipoglicemie, che per me sono sinonimo di “morte imminente”, ma anche dalla volontà di contrastare le iperglicemie, che, in un periodo come questo, hanno assunto la forma delle “possibili complicanze nel caso in cui contraessi questo virus”, tanto temuto da tutti perché non conosciuto.  

Questa maggiore forza di volontà forse deriva dal fatto che oggi tutti siamo spaventati da qualcosa di ignoto e proprio questo ignoto mi ha spinta a combattere per cercare di non dover conoscere qualcosa che, per fortuna oggi non conosco, ma che comunque potrebbe venire a voler fare la mia conoscenza un domani, se non cerco in tutti i modi di evitarlo. 

Cosa mi fa più paura del virus? 

La risposta a questa domanda mi ha fatto capire quanto il diabete sia importante per me, nonostante io non lo voglia spesso ammettere ad alta voce.  Dico che la risposta a questa domanda mi ha fatto capire quanto sia importante per me il diabete perché le cose che mi fanno più paura in questo momento sono due: la paura che finisca lo zucchero e la paura che finisca l’insulina. 

Potrebbero sembrare paure stupide magari, però come fanno ad essere stupide, se queste due sono le uniche cose che mi possono salvare la vita ogni giorno?!  Ovviamente nutro anche la paura di ammalarmi, però, finché resto a casa mi sento al sicuro.  

Vivere con il diabete al tempo del virus per me comunque è difficile. È difficile in quanto ovunque tutti continuano a ripetere che questo Covid-19 colpisce maggiormente le persone affette da patologie croniche, quindi mi sento coinvolta, ma cerco di non ascoltare troppo queste notizie, che mi angosciano e basta, non aiutandomi a superare questo momento. Vivere questa situazione, come ho già detto, mi ha spinta a voler stare davvero più attenta, perché l’attenzione è uno degli unici modi con cui mi sento di poter combattere questo momento, brutto per tutti. 

Paradossalmente mi sembra che le mie glicemie vadano meglio adesso rispetto a quando potevo uscire.  Tutta questa situazione mi ha spronata a cercare di dare il meglio di me e, se mi faccio prendere dall’angoscia, metto la musica a palla e inizio a cantare e a saltare, traendone un doppio giovamento, sia dal punto di vista mentale, sia dal punto di vista glicemico.  



Ciao Anastasia,

Tutte queste paure che condividi sono state anche le mie. Pensare che gli anni di diagnosi di diabete ci diano automaticamente l’accettazione della malattia, è una morbida illusione. Fino in fondo, credo, non si possa accettare mai. E va bene anche così.

 

Anche io ho avuto paura per anni che il diabete mi classificasse come un certo tipo di persona agli occhi degli altri e per questo ho fatto sempre a botte tra me e questo ipotetico fantasma che mi ero creata, brutto e cattivo. Ma poi mi sono accorta di fare solo una gran fatica! Che anche se il diabete ci toglie molto spazio nella gestione della nostra vita, i protagonisti siamo sempre noi se lo vogliamo. E quindi, ho smesso di avere paura del giudizio degli altri perché ho smesso di identificarmi col diabete.

 

Le paure delle ipoglicemie ci fanno tremare non solo fisicamente ma anche emotivamente. 

Io ho una bimba piccola col diabete e le sue ipoglicemie notturne sono il mio terrore e quello di molti altri genitori come me, ovviamente. 

 

Ma non rinuncio a vivere e a prendere la vita con quel che mi ha dato, ipoglicemia compresa. Magari prendendomi tutti gli aiuti necessari come i microinfusori e i sensori. La mia paura delle ipoglicemie, infatti, con l’ausilio dei sensori è notevolmente migliorata. 

 

E poi calcoli, calcoli, calcoli e tanta matematica, come dici tu, ci fanno sperare che la glicemia salirà, sì lo farà!

Concludo parlando del Coronavirus.

Spesso viene detto a noi diabetici che siamo esposti a tutti i tipi di mali del mondo più degli altri. Forse è vero. Ma se noi impariamo a gestire bene la nostra patologia e a prenderci cura della nostra salute in toto (cosa che non fanno automaticamente tutti i non diabetici) penso non ci sia ragione di vivere nell’angoscia più degli altri. 

 

Sono sicura che la cosa migliore che ha portato questo virus nella tua vita è la migliore gestione della tua glicemia e, magari, anche più amore verso te stessa.

Se poi ci metti su pure la musica e balli e ridi a questa strana vita dell’ultimo mese, sono sicura che tu possa essere in grado di affrontare davvero tutto!

Daje

Un abbraccio

Elisa

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