Meglio allodole che gufi

Una ricerca coreana dimostra che i nottambuli corrono maggiori rischi di sviluppare diabete, sindrome metabolica e sarcopenia (perdita di massa muscolare) rispetto ai mattinieri. Dunque meglio essere allodole che gufi.

Ogni Giorno e diabete


Meglio allodole che gufi

Non è vero che sia sufficiente raggiungere almeno 7 ore di sonno per stare bene.
Secondo i dati raccolti da uno studio della Korea University College of Medicine di Ansan, pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, il rischio di diabete è, infatti, molto più alto nei nottambuli a prescindere da quanto sonno recuperino.
Quello che conta dunque non sarebbe la quantità di sonno ma la sua qualità che per i “gufi”, quelli che dormono poco la notte, spesso non è così alta. Recuperare 4 o 5 ore di sonno nel pomeriggio, tra voci, rumori, telefonate, traffico e via discorrendo, non è la stessa cosa che dormire nella quiete della notte.

I ricercatori coreani hanno esaminato 1.620 persone di età compresa tra i 47 e i 59 anni, prendendo in considerazione grasso corporeo, qualità dell’alimentazione, movimento e riposo. Circa 480 partecipanti erano “allodole” (cioè abituati a vivere più di giorno che di notte) mentre 95 erano “gufi”, gli altri partecipanti avevano abitudini di sonno equilibrate.

I nottambuli, pur essendo mediamente più giovani, avevano livelli di grasso corporeo e di trigliceridi talmente elevati da equipararli a molti anziani, che sviluppano il diabete per il decadimento dell’organismo. E non solo: i nottambuli sono ad altissimo rischio di sarcopenia (perdita di massa muscolare), malattie cardiache, ictus e, in particolare per le donne, di accumulo di grasso nelle parti addominali.
Secondo i ricercatori, il maggior rischio dei “gufi” di sviluppare il diabete sarebbe dunque dovuto all’eventuale carenza di sonno, alla scarsa qualità del sonno e all’alimentazione inadeguata che potrebbe provocare, a lungo andare, cambiamenti metabolici dannosi per l’organismo.

Fonte: JH Yu et al. Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. 2015;100(4):1494-502.


Scrivici / Richiedi informazioni