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Niente ferro prima del turno

Chi fa i turni di notte dovrebbe evitare il consumo di ferro: sconvolge l’orologio biologico.

Alimentazione e diabete


18 aprile 2015

Niente ferro prima del turno

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Utah (USA), chi lavora di notte dovrebbe evitare di mangiare carni rosse e spinaci prima di cominciare il proprio turno. I cibi ad alto contenuto di ferro sconvolgerebbero l’orologio biologico che regola il sonno, la veglia e la digestione. L’orologio principale del nostro corpo si trova nel cervello ma ogni organo ne ha uno suo e proprio la loro sincronia garantisce il nostro benessere. Al contrario se questi meccanismi non funzionano nel modo corretto ne risente tutto l’organismo e questo è alla base dell’insorgenza di diverse patologie. Il cervello, coordinando gli orologi del corpo, fa sì che se esposti alla luce al mattino riceviamo l’input di svegliarci, se esposti al buio la notte quello di addormentarci. Anche nel fegato è presente un orologio che, durante il sonno, si attiva per tenere costante il livello di glucosio nel sangue, livello che aumenta gradualmente e naturalmente poco prima della sveglia. Questo picco è fisiologico nel ciclo naturale dell’orologio biologico del fegato, ma se si verifica invece in un momento sbagliato, come ad esempio durante un turno di notte, potrebbe provocare un anomalo innalzamento dei livelli di zucchero nel sangue. Nei lavoratori che fanno i turni di notte, l’orologio circadiano del fegato è già fuori sincrono con l’orologio circadiano del cervello, e mangiare ferro potrebbe aggravare questa mancanza di sincronizzazione e portare a malattie come obesità, diabete e ictus. «L’orologio circadiano del fegato è impostato sull’assunzione di cibo e il ferro è come la manopola che imposta la sincronizzazione dell’orologio», sottolineano ancora gli autori dello studio. «Un turnista, mangiando cibi ricchi di ferro, potrebbe esacerbare la mancanza di sincronizzazione tra l’orologio nel fegato e quello principale nel cervello».

Fonte: J. A. Simcox et al., Diabetes, published online 14 October 2014


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