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Panzironi: cosa nasconde la sua dieta "miracolosa"?

Scopriamo i retroscena e la verità sulla dieta più in voga del momento. C’è chi, senza alcun titolo che lo autorizzi a pronunciarsi su temi medico-scientifici, propone un regime alimentare, chiamato Life 120, a base di integratori che promettono di far vivere fino a 120 anni e di curare molte patologie, tra cui il diabete.

Gestione e terapia e diabete


01 novembre 2019

Scarica magazine n° 53

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Panzironi: cosa nasconde la sua dieta

Il caso è quello di Adriano Panzironi, che ha ricevuto una multa di 264 mila euro dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) per aver trasmesso “informazioni pubblicitarie potenzialmente lesive della salute”, una denuncia dell’Ordine dei medici di Roma per esercizio abusivo della professione medica e una sospensione dall’Ordine dei giornalisti del Lazio. 

La Società italiana di diabetologia (Sid) ha sottolineato la pericolosità del fenomeno mediatico innescato da Panzironi, perché potenzialmente capace di disincentivare la popolazione dalla corretta aderenza alle uniche terapie riconosciute dalla scienza.


Abbiamo chiesto alla dottoressa Chiara MolinariMedico Chirurgo, Specialista in Endocrinologia e Malattie del ricambio presso IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – di approfondire insieme a noi questa notizia.


È possibile curare il diabete solo con l’alimentazione?
Per rispondere alla domanda è necessario fare una distinzione tra le diverse tipologie di diabete. Il diabete di tipo 1, meno frequente, colpisce generalmente le persone nelle prime decadi di vita ed è di tipo autoimmune. 
Quando ciò avviene, il sistema immunitario riconosce come estranee le cellule del pancreas che producono insulina e per “difenderci” le attacca e le distrugge. In questo caso, trovandosi il soggetto senza insulina prodotta dal pancreas, deve assumerla dall’esterno. 
Nel diabete di tipo 2, invece, quello più frequente e che colpisce più avanti con l’età (anche se sono in netto aumento i casi anche in età giovane adulta e adolescenziale), alla base del disturbo c’è un fenomeno chiamato insulino-resistenza: il nostro organismo non utilizza l’insulina in modo efficace e vi è pertanto una maggiore richiesta di insulina. Quando il pancreas non riesce più a sopperire alla aumentata richiesta di insulina, la glicemia si alza e si sviluppa il diabete. 
Alla base dell’insulino-resistenza, a sua volta c’è una componente genetica e soprattutto fattori di rischio come sovrappeso/obesità e stile di vita sedentario. In questo specifico contesto, l’alimentazione, insieme all’attività fisica, ha un ruolo cruciale: è il cardine della terapia. E lo rimane anche quando si devono assumere dei farmaci. La dieta mediterranea può prevenire il diabete di tipo 2 e può essere la sola terapia nelle fasi iniziali della malattia, portando in alcuni casi a una remissione della iperglicemia.


Quindi, in sintesi: nel diabete di tipo 1 non è possibile curare il diabete solo con l’alimentazione perché manca l’insulina; nel diabete di tipo 2 è possibile in casi iniziali e selettivi che una dieta studiata sulle necessità del singolo paziente possa da sola portare a una remissione della iperglicemia. Nei soggetti che però presentano, nonostante l’adeguata alimentazione, valori di glicemia non controllati, i farmaci sono indispensabili per prevenire tutte le complicanze legate alla glicemia alta nel tempo.
In entrambe i casi, il suggerimento è quello di condividere sempre il piano alimentare con il diabetologo e il dietista/nutrizionista.


Ci sono integratori che possono effettivamente aiutare?
Un certo numero di erbe e spezie è stato studiato nel corso degli anni per valutarne l’effetto sulla glicemia. Alcuni componenti – come flavonoidi, alcaloidi, fenoli e tannini – hanno dimostrato la capacità di modulare la secrezione di insulina, oppure l’assorbimento di zuccheri dall’intestino o lo stato infiammatorio. Anche l’integrazione di alcune vitamine è stata studiata per valutare l’effetto sull’andamento del diabete. Alcuni studi hanno dato risultati incoraggianti, da cui la stampa ha tratto titoli sensazionali.
Purtroppo, al momento non esistono studi in grado di valutare se questi integratori siano efficaci e soprattutto sicuri quando assunti per lunghi periodi (ovvero anni, come si fa per le medicine per il diabete). Inoltre, le preparazioni a base di integratori alimentari e/o erbe medicinali, diversamente per quanto avviene per i farmaci, hanno controlli meno rigorosi e regole più elastiche sulla composizione. 
La quantità e la purezza del “principio attivo” possono variare molto da una preparazione all’altra, e questo incide sulla efficacia e sulla possibile tossicità. Il rischio principale di prodotti erboristici e integratori alimentari è che il paziente è tentato dal fai-da-te, senza sorveglianza medica.

Come possiamo proteggerci da queste false notizie?
In primo luogo bisogna diffidare dei rimedi che promettono miracoli… e prima di assumere qualsiasi integratore chiedere informazioni alla équipe diabetologica o al medico di famiglia.

Quanto è pericoloso che vengano diffuse tali bufale per la salute delle persone? 
Il pericolo purtroppo è alto. Da un lato si tratta di pubblicità ingannevole, che fa leva sulla parte emotiva di scarsa accettazione del diabete e sulla fatica quotidiana della gestione della malattia. Dall’altra, molto più grave, può indurre le persone con diabete a sospendere la terapia farmacologica a favore di integratori o sole regole alimentari. Questo, nel diabete di tipo 1 per esempio, può portare a gravissime conseguenze.
Inoltre, talvolta queste fake news si associano alla vendita web di libri, corsi e prodotti “miracolosi” dal contenuto “naturale” e misterioso, creando un giro d’affari molto rilevante.

Come si possono contrastare le bufale? 
Il primo punto è sicuramente quello di diffondere positivamente la cultura scientifica e medica. Alcuni professori di diabetologia e le società scientifiche stanno producendo molto materiale informativo, utilizzando proprio gli stessi canali delle fake news, ovvero internet e i social network. Spiegare in termini comprensibili i meccanismi alla base delle malattie e delle terapie può aiutare chi non è del mestiere a sviluppare un senso critico verso simili notizie o pubblicità. 
Più capillarmente, nei centri diabetologici si potrebbero studiare momenti di aggiornamento con i pazienti sulle tematiche più “in voga”. 
Le associazioni dei pazienti, inoltre, possono lavorare attivamente con gli specialisti per promuovere una cultura positiva che si opponga alle fake news. La Giornata Mondiale del Diabete rappresenta un’occasione per mettere in campo queste strategie.
Da un punto di vista più generale, sarebbe utile insegnare già dalla scuola come verificare le informazioni e le fonti.


					                
				
					
				
				
					
				
				
					
					
					
					
					
					
					
					                
					                
				
				

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