Progetto Diabete Sommerso

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Sport e attività fisica e diabete



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Progetto Diabete Sommerso

Il dottor Giovanni Careddu – Diabetologia Asl di Genova – ci racconta del progetto Diabete Sommerso (per il quale fa parte del comitato scientifico), nato dall’iniziativa del dottor Matteo Bonomo, responsabile di Diabetologia dell’ospedale Niguarda di Milano. Partito come esperimento e diventato poi un progetto e un’associazione Onlus.


Diabete Sommerso ha l’obiettivo di avviare alla pratica delle immersioni subacquee con autorespiratore persone con diabete mellito.


Alla base di questa iniziativa sta la convinzione che, analogamente ad altre discipline sportive tradizionalmente considerate off limits per le persone con diabete, anche l’attività subacquea possa essere praticata in sicurezza, grazie a un’attività di formazione che integra la didattica affrontata nei corsi diving tradizionali con temi specifici centrati sulla malattia.
Per dimostrare che questo tipo di attività non è preclusa alle persone con diabete, l’associazione organizza corsi in piscina (il primo dei quali è stato fatto nel 2004) e in alcune località di mare: “Le lezioni di immersione vengono affiancate da un corso specifico atto a formare le persone a gestire la propria glicemia in modo da non correre rischi aggiuntivi durante la pratica dell’attività subacquea”.
A questo scopo è stato sviluppato un protocollo, una serie di regole di condotta che consentono di immergersi in sicurezza; ci spiega il dottor Careddu: “Questo si ottiene misurando la glicemia 60, 30 e 10 minuti prima dell’immersione: in base all’andamento della glicemia, si procede alle correzioni opportune al fine di ottenere valori che permettono di immergersi evitando l’insorgere di problemi. Il rischio più grande che si corre durante un’immersione, in caso di diabete, è l’ipoglicemia, perché l’attività fisica aumenta la sensibilità all’insulina e anche il consumo di glucosio”. Partendo dalla motivazione della persona con diabete a confrontarsi con un’attività affascinante e impegnativa come la subacquea,


Il progetto è arrivato a configurarsi come un percorso educativo all’autogestione consapevole della malattia.


Il protocollo non è, quindi, utile solo al momento delle immersioni, ma diventa anche uno strumento per migliorare l’educazione delle persone alla gestione del diabete, perché imparando a capire le proprie glicemie in condizioni così estreme, diventa più semplice farlo anche nel quotidiano.
Oltre alla glicemia, prima dell’immersione sono da tenere in considerazione anche fattori legati alla nutrizione, all’idratazione e all’aspetto psicologico: oltre agli istruttori di immersione (a loro volta formati per essere in grado di intervenire in aiuto della persona con diabete in caso di problemi) e al diabetologo, dunque, sono sempre presenti durante le lezioni anche un dietista e uno psicologo.
Le persone con diabete, in particolare i più giovani, capiscono che in determinate condizioni, impegnandosi per imparare ad autogestirsi e facendo le cose in maniera corretta e in sicurezza, nessun traguardo è precluso a priori. Questo, ha un effetto sull’autostima, per alcuni diventa quasi una rivalsa: nonostante il diabete si riescono a raggiungere importanti obiettivi, anche sportivi, e a fare esperienze uniche che un tempo sarebbero state negate.


Se vuoi avere più informazioni vai su www.diabetesommerso.org


					                
				
					
				
				
					
				
				
					
					
					
					
					
					
					
					                
					                
				
				

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