Rally, che passione!

La storia di Claudio ci insegna a inseguire i nostri sogni, nonostante tutto

Sport e attività fisica e diabete



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Rally, che passione!

Claudio, rallysta per sfida

Sono riuscito a fare tutto ciò che avevo progettato e sognato per la mia vita.


Claudio ha trentatré anni, è un tecnico termoidraulico di Udine, è sposato, ha un bambino di sei anni e una bambina di due.

Il diabete gli fu diagnosticato venticinque anni fa, quando ne aveva sette. “All’epoca della diagnosi”, ci racconta Claudio, “il medico del reparto pediatrico mi mostrò dei fogli con sopra dei disegni che spiegavano che il corpo è come un motore, a cui serve una chiave per accendersi e andare avanti: quella chiave era l’insulina.” Quel ricordo è radicato nella sua mente, eppure da allora Claudio ha fatto molta strada.

“Per anni, ho avuto un rifiuto nei confronti della malattia: pur convivendo con essa, non riuscivo ad accettarla del tutto. Nonostante ciò, ero determinato a vivere una vita comune, a dimostrare di essere in grado di farlo al pari degli altri.”

Questa è sempre stata la sua più grande motivazione: “Tuttavia, con alcune persone non è stato affatto semplice; ancora oggi qualcuno non conosce il diabete e come si manifesta.


Non mi arrendo al fatto che alle persone venga impedito di seguire il proprio sogno.


Qualcuno pensa perfino che sia contagioso. Alle scuole superiori, per esempio, qualche professore mi considerava inadatto a svolgere certe attività, così come, in seguito, è capitato che qualche medico volesse darmi l’inabilità per il tipo di lavoro che dovevo svolgere”.
In realtà, Claudio fa il suo mestiere da quindici anni senza avere mai avuto alcun problema, ma la sua è stata una conquista: “Sono stato costretto a dimostrare che potevo farcela”.
Claudio non si arrende al fatto che alle persone venga impedito a priori di seguire il proprio sogno, senza conoscere la loro storia o ciò che quel sogno rappresenta per loro.
“Nel mio caso, una grande spinta è stato lo sport. La passione per l’automobilismo è stata la motivazione che mi ha sostenuto nell’intento di ottimizzare la terapia, per poterlo praticare allontanando il rischio di incorrere in problemi, per me e per gli altri.”
È una cosa abbastanza rara che una persona con la sua patologia si dedichi al rally:
“Era considerato un tabù, una cosa impossibile da fare, per un diabetico. Eppure ho abbattuto quel tabù, raggiungendo un altro traguardo che considero importante non solo per me stesso ma anche per altre persone con la mia stessa malattia”.
Nel tempo sono cambiate tante cose, la ricerca fornisce alle persone con diabete la possibilità di poter gestire la propria malattia al meglio e quindi migliorare la propria qualità di vita, senza negarsi nulla. In tutto questo, la tecnologia è stata protagonista e Claudio lo sa bene: “Ho vissuto in prima persona il suo sviluppo, percorrendone tutte le tappe”.
Oggi, il sensore impiantabile per la misurazione in continuo della glicemia è la realizzazione di un sogno: “Un diabetico vent’anni fa nemmeno sognava di avere un sistema di monitoraggio in grado di avvisarlo, in modo preventivo, sull’andamento della sua glicemia. Questi sistemi hanno cambiato la vita a tanti pazienti, facendoli stare bene”.
A completare questo cambiamento c’è la trasformazione della componente medico-paziente: oggi il medico è diventato un amico, una persona su cui contare. “Nel mio caso, mi ha seguito sia nella quotidianità, sia nello sport. Oggi i medici sono molto più preparati dal punto di vista psicologico, e questo è un aspetto determinante per il paziente.”


Oggi Claudio è una persona soddisfatta: “Sono riuscito a fare tutto ciò che avevo progettato e sognato per la mia vita. Il diabete non deve essere un ostacolo. Si può fare tutto ciò che si vuole, serve solo un po’ più di impegno. È importante non chiudersi in se stessi per paura, perché comincia una nuova vita, diversa ma comunque bella, con tutte le soddisfazioni che possono avere le altre persone”.


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