Sempre in pole position

Manuela - Volontaria

Da quando nel 2001 le hanno diagnosticato il diabete, è sempre stata attenta alle nuove tecnologie. È stata infatti la prima in Italia a provare il sistema impiantabile per il monitoraggio in continuo, che ha ricevuto presso l’Azienda Ospedaliera di Padova.

Com’è stato scoprire che avevi il diabete?

All’inizio è stato sconvolgente. Mia figlia aveva un anno e mezzo, e pensare di dover badare a Questa patologia…Ma il medico che mi ha ricoverata mi ha fatto capire che dovevo imparare a gestirla proprio per lei, perché aveva bisogno di me. Così, dopo i primi mesi di Scombussolamento, sono diventata padrona di me stessa. Ho iniziato da subito a studiare il diabete, a conoscerlo. Andavo a convegni e conferenze, volevo avere coscienza di quello che mi stava accadendo e come affrontarlo.

Un cambiamento davvero rapido! Come ci sei riuscita?

La chiave di tutto era che avevo accettato la mia nuova condizione. È il primo passo e il più importante. Puoi essere bravo a gestire la quotidianità della terapia, puoi avere a disposizione i dispositivi più sofisticati, ma se non hai accettato che la tua vita ora è questa, è inutile. Capisci che è come se fosse nata una nuova persona ed è quella a cui devi badare ora. Esattamente come capire che devi accettare che non hai il controllo completo su di essa: ci sono picchi o ipoglicemie che non riuscirai a ricondurre a qualcosa che hai fatto, inutile sbatterci la testa. Io sono una persona che vorrebbe avere tutto sotto controllo, ma ci sono talmente tanti para metri… devi accettare che a volte ti può essere sfuggito qualcosa. Insomma, hai iniziato un approccio molto “scientifico” al diabete…Esatto, ed è stato proprio durante i convegni di cui vi parlavo che ho scoperto l’esistenza del microinfusore. Lo chiamavano “la Ferrari del diabete”. Ho subito chiesto al mio medico se potevo averlo: io sono fatta così, voglio sempre il meglio. Ha visto che ero molto preparata e ha acconsentito. E questo è molto importante, perché per sfruttare le potenzialità di questa Ferrari devi essere un bravo “pilota”. C’è voluto un po’, ma ora ce l’ho da 11 anni e non ne farei mai a meno. Dopo il microinfusore è stata la volta del sensore impiantabile per il monitoraggio del glucosio, proposto dal mio medico. Ho accettato subito e così sono diventata la prima paziente in Italia con questo impianto.

E com’è andata?

È stata una nuova rivoluzione! Rispetto ai sistemi precedenti questo ha tante cose in più, come gli allarmi predittivi che ti avvisano prima che avvengano le ipoglicemie e le iperglicemie. Inoltre, puoi impostarlo in modo da non usare suonerie ma vibrazioni, cosa che preferisco molto per mantenere la mia privacy.

Nel tuo percorso quindi la tecnologia ha un ruolo fondamentale.

È importante, ma non è il punto di partenza. Alla base di tutto c’è l’educazione del paziente: il bravo medico è colui che ti sa rendere indipendente ed è quello che ha fatto il mio diabetologo.

Devi saper camminare da solo, saper gestire i piccoli imprevisti in autonomia. Certo, non è sempre facile, per vari motivi. Innanzitutto, oggi le risorse sono limitate, ci sono pochissimi diabetologi, quindi il tempo che possono dedicare a un paziente e alla sua educazione è ridotto.

Inoltre, per sfruttare al meglio questi dispositivi, occorre una cultura tecnologica che non tutti possono avere. Ci sono però pazienti che non sanno nemmeno quanto dura l’insulina! E l’informazione non può pesare tutta solo sul medico, occorre sì farsi guidare da lui, ma rimboccarsi le maniche e imparare!

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