Un piccolo aiuto, un grande coraggio

Per chi deve fare i conti con il diabete, i dettagli sono importanti. Come una piccola punturina.

Ogni giorno e diabete


20 ottobre 2017


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Un piccolo aiuto, un grande coraggio

Anita.jpgAnita, una vita piena di sfide.

Il sole di Lugano oggi è freddo e in questa ventosa mattina di aprile sembra che nulla possa scaldarci. Finché suoniamo il campanello e apre la porta. Lei è Anita e ci accoglie con un sorriso vasto quanto tutto il Canton Ticino, dove è nata e vive ormai da 72 anni. Il suo affetto è contagioso e i convenevoli cedono presto il passo a un fiume di storie incredibili. Storie della sua vita: difficili, complicate, autentiche come lei. Un percorso a ostacoli, in cui ha dovuto affrontare sfide e dolori sempre più grandi, come per vedere se ce l’avrebbe fatta. Una storia per certi aspetti triste e dolorosa, ma sempre raccontata con il suo sorriso dolce, pieno di energia e di grande altruismo.


Energia e altruismo al servizio di persone malate, che Anita visita tutte le settimane come volontaria in ospedale. Ma l’ultima risata spetta a lei, come quella fragorosa che sta facendo ora. Perché la risposta è sì, ce l’ha fatta.
L’ultimo scherzo del destino è stato il diabete. Arrivato all’improvviso e per ragioni nemmeno troppo chiare, forse per una terapia che aveva seguito a base di cortisone. “Una cosa transitoria, mi hanno detto” si schernisce Anita, come se fosse una cosetta da nulla. Invece è pesante, alla sua età, dover far fronte a un’ulteriore terapia.
Ad esempio, la misurazione. Pensiamo che l’utilizzo delle strisce sia banale, una punturina e via, ma chi lo fa tutti i giorni lo sa: il dolore, per quanto leggero, non è piacevole. E chiariamoci, col tempo non migliora. Per fortuna, almeno su questo, ha avuto un aiuto. Il suo medico di famiglia le ha consigliato un glucometro di nuova generazione. Le permette la misurazione con punture indolori.
“Le pennette monouso che usavo prima mi facevano un male… non vi dico!” afferma. “E poi con questo flacone di strisce non ho bisogno di estrarre tutto dall’astuccio, e non rischio che si rovescino tutte le strisce.”
Perché quando una vita è complicata, sono i dettagli a fare la differenza, anche quelli che crediamo siano insignificanti. Ci mostra il suo dispositivo con fierezza, fiammante nel suo astuccio: “E poi guardate, se si schiaccia il pulsante esce la striscia… senza che io la debba toccare, tutta sporca di sangue…”. Siamo esterrefatti, in fondo bastava così poco per migliorare la vita di Anita. Vorremmo conoscere il suo segreto, cosa consiglierebbe a chi, come lei, affronta la sua condizione. Ma di nuovo Anita si schernisce, con il sorriso che ci piace tanto, e la mano che sventola risponde: “Chi, io? Ma niente, che dovrei dire…”.

A noi va bene così, perché la sua storia parla da sola: una donna che, nonostante tutto, ha sempre trovato nel cuore la forza per affrontare ogni sfida a testa alta.