facebook


 	    

 	 	    
 	        
 	    
 	    
 	    
 	    









	
		

Una porta verso il futuro: il sistema di infusione intraperitoneale di insulina

Sardegna e Sicilia sono all’avanguardia nella ricerca e nella terapia per il diabete: qui sorgono gli unici due centri in Italia che utilizzano questa tecnologia. Abbiamo intervistato i protagonisti di queste eccezionali esperienze.

Gestione e terapia e diabete


26 maggio 2017

Scarica magazine n° 46

Scarica magazine n° 46

Una porta verso il futuro: il sistema di infusione intraperitoneale di insulina

GiancarloTonolo.jpg
Giancarlo Tonolo
reparto di diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia

Sardegna, Olbia

Giancarlo Tonolo è responsabile del reparto di diabetologia dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Olbia, in Sardegna. Da vent’anni si occupa di ricerca su pompe per insulina o microinfusori e impianti, e appena se ne è presentata l’occasione si è immediatamente candidato per utilizzare il dispositivo con i pazienti del suo centro.


Dottor Tonolo, quali caratteristiche dovrebbero avere i centri in cui utilizzare una pompa di insulina ad infusione intraperitoneale?

Personalmente mi occupo di pompe impiantabili da vent’anni, quindi ho una grande esperienza. Gli operatori dei centri selezionati devono inoltre avere una notevole attenzione verso il paziente e dimenticarsi dei sabati e delle domeniche. Se c’è qualche problema lo si affronta in giornata.

Come è stata l’esperienza con il nuovo dispositivo?

Abbiamo avuto l’assistenza del team Roche per l’intervento di posizionamento e per il follow-up dei pazienti. Adesso sono in contatto con tutti i centri europei che presentano una casistica maggiore della nostra. Si cerca sempre di migliorare.

Il sistema di infusione intraperitoneale di insulina è composto da un set di infusione percutaneo che, collegato a una pompa esterna, consente di portare con un catetere l’insulina direttamente nella vena Porta e di rilasciarla al fegato, il suo sito primario di azione.

È un sistema che segna un enorme passo avanti nel trattamento del diabete perché imita in maniera quasi fisiologica la funzione del pancreas.

Quali sono i pro e i contro?

Questo dispositivo prevede un cambio dei materiali di consumo. Ha bisogno di un’insulina specifica. È un’insulina che non esiste in Italia, perché qui non è registrata. Ma una volta avviata la pratica, il problema è risolto. Inoltre, questo dispositivo permette di contenere gli sprechi: l’uso dell’insulina si riduce fino al 40%. Il vantaggio maggiore è legato al paziente. Con questo sistema l’insulina raggiunge il fegato in cinque-dieci minuti, ha il picco in venti minuti e termina la sua azione dopo un’ora e mezza.

Come sono stati scelti i pazienti?

È un intervento riservato a una precisa tipologia di pazienti. Un po’ più invasivo della normale terapia e per questo è dedicato a chi ha problemi gravi con l’insulina. Capita che l’insulina a livello della cute si degradi o che ci sia una resistenza cutanea e quindi non funziona o funziona di meno. Al momento, dei nostri quattro pazienti, due soffrono di lipodistrofia e due hanno una resistenza cutanea all’azione dell’insulina.

Quale è stato il risultato ottenuto?

La glicemia è più stabile e, con una terapia mirata, c’è una notevole riduzione della quantità di insulina usata.

Come vi occupate dei pazienti dopo l’intervento?

Il diabete ha come cardini la terapia farmacologica, la dieta come stile di vita e l’attività fisica, che deve essere praticata come piace ai pazienti. È inutile costringerli a fare quello che non vogliono. Li visitiamo e siamo a disposizione ventiquattro ore su ventiquattro; inoltre, seguendo le loro inclinazioni il reparto di diabetologia organizza corsi di vela, di immersione, di ballo.

Il diabete, per quanto mi riguarda, è una malattia, ma una malattia con cui si può convivere.

I due pazienti del dottor Tonolo sono molto diversi e con due storie altrettanto differenti. Gianfranco è un idraulico, un uomo ottimista, solare, sportivo che soffriva di lipoipertrofia e spesso aveva severe crisi ipoglicemiche che mettevano a rischio la sua vita.


modus onlineSignor Gianfranco, vuole raccontare il suo incontro con il diabete?

Mi hanno diagnosticato il diabete nel 1987, avevo solo trentun anni. Mi ero appena sottoposto alla visita sportiva agonistica, perché giocavo a pallacanestro ad alti livelli, ma avevo anche perso dieci chili in un mese. Siamo andati a Roma con la squadra, il presidente doveva farsi controllare il ginocchio e, già che c’ero, mi sono fatto visitare anch’io. Avevo la glicemia a 340!


Come è arrivato all’impianto del sistema di infusione intraperitoneale di insulina?

Con il microinfusore le cose non sono state sempre semplici. Una volta, mentre stavo lavorando, sono caduto in piscina; ho fatto appena in tempo a togliere il microinfusore e a chiamare il 118. Nel 2015 il dottor Tonolo mi ha proposto questo nuovo impianto e, data la mia situazione, ho accettato immediatamente. Dopo un anno ho avuto delle occlusioni al catetere, abbiamo provato a pulirlo ma non ha ripreso a funzionare, per cui me l’hanno sostituito e da allora non ho più avuto problemi.

Come vive ora?

Oggi ho più elasticità di orari. Così sono più flessibile e uso il 40% di insulina in meno.

 

Il signor Gianpaolo è l’altro paziente del dottor Tonolo. Era resistente all’insulina sottocutanea, ma ha sempre potuto contare sul sostegno di sua moglie Antonietta, che lo ha accompagnato anche in occasione di questa intervista.

Gianpaolo.jpgCome ha scoperto il diabete, signor Gianpaolo?

È stata mia moglie, quindici anni fa, a costringermi a fare una visita specifica per il diabete, perché da un po’ di tempo soffrivo di forte sonnolenza e, facendo l’autotrenista, era molto pericoloso; inoltre ero costretto a fermarmi spesso per andare in bagno. Ho dovuto smettere di lavorare perché era diventato rischioso guidare in quelle condizioni. La mia vita prima di questo dispositivo era una vera condanna: dolori alle ossa, il cervello che non funzionava, la memoria che andava e veniva, un umore pessimo. Non so come mia moglie mi abbia sopportato.

E dopo l’intervento?

Ho visto i benefici già al risveglio, mi sentivo completamente diverso. In poco tempo ho cominciato a perdere peso e i valori della glicemia adesso sono perfetti. Ma rispetto a come è cambiata la mia vita, questi sono dettagli. Adesso riesco ad andare in bicicletta, a giocare con i miei nipoti, per non parlare del mio umore.

Signora Antonietta, ha notato anche lei questo cambiamento?

Dopo l’operazione mio marito ha cominciato a perdere peso e questo è bastato per riuscire a fare una passeggiata al parco, un giro in bicicletta. La sua, anzi la nostra, vita è cambiata in maniera radicale. Prima gli davano fastidio persino i rumori, adesso invitiamo gente a casa in continuazione, tra amici e nipoti. Vedo finalmente un uomo felice.



VincenzoProvenzano.jpg
Vincenzo Provenzano
responsabile dell’ospedale di Partinico

Sicilia, Partinico

Vincenzo Provenzano, responsabile dell’ospedale di Partinico, è giustamente molto orgoglioso dei risultati che è riuscito a raggiungere con il sistema di infusione intraperitoneale di insulina. Il reparto di diabetologia conta venti medici, con circa novecentocinquanta pazienti che usano già il microinfusore.

 Il sistema di infusione intraperitoneale di insulina è composto da un set di infusione percutaneo che, collegato a una pompa esterna, consente di portare con un catetere l’insulina direttamente nella vena Porta e di rilasciarla al fegato, il suo sito primario di azione.
È un sistema che segna un enorme passo avanti nel trattamento del diabete perché imita in maniera quasi fisiologica la funzione del pancreas.

Dottor Provenzano, ci spiega come funziona questo sistema?

L’insulina è un ormone che mantiene in vita l’uomo, contribuisce al battito del cuore, alla respirazione, al benessere dei muscoli e dei polmoni. Finora noi abbiamo cercato di aiutare chi è diabetico, e quindi privo della secrezione di insulina, tentando senza grandi risultati di mimare quello che fa il pancreas. Con il sistema di infusione intraperitoneale, invece, la somministrazione di insulina avviene istante, per istante riproducendo esattamente la funzione del pancreas, perché con il microinfusore possiamo modulare sia la secrezione basale sia il bolo.

Come è stato assistito da Roche nell’impianto?

Roche ha dato l’opportunità di usare il dispositivo a centri con lunga esperienza di microinfusori e con servizi ospedalieri adeguati. L’equipe Roche ha seguito la scelta del paziente, nonché la preparazione all’intervento e la fase successiva all’operazione.

Quali sono i pro e i contro? Come funziona?

È una tecnologia abbastanza semplice. Bisogna allocare un catetere, che viene posizionato nel peritoneo e collegato con l’esterno con una sorta di porta dove entra solo insulina. La valvola è collegata al sistema di microinfusione e così si rispettano meglio i ritmi di sonno-veglia, attività fisica, ciclo mestruale, sbalzi ormonali. Ci sono meno effetti collaterali (come l’aumento di peso) meno ipoglicemie, meno costi da sostenere e anche il controllo metabolico migliora. C’è infine un risparmio dell’insulina fino al 40%.

E il paziente?

Il paziente che abbiamo selezionato per l’intervento convive con il diabete da tutta la vita, con forti crisi ipoglicemiche asintomatiche che lo avevano portato addirittura a episodi di autolesionismo. Nonostante usasse il microinfusore da dieci anni, la situazione non era migliorata. Dopo l’intervento non ha più avuto un’ipoglicemia e la sua aggressività è completamente rientrata. Questa è la nostra certezza che funziona.

Il paziente del dottor Provenzano è anche un infermiere del suo ospedale; si conoscono da anni e si definiscono ormai buoni amici. Il signor Alessandro è uomo alto, magro, con uno sguardo tra il rassegnato e lo speranzoso.

Alessandro.jpgAlessandro infermiere, ma anche paziente

Signor Alessandro, ci vuole parlare del suo incontro con il diabete?

Il mio incontro con il diabete è avvenuto molto precocemente: avevo nove mesi, era il 1956 e io non so cosa voglia dire vivere senza diabete. Ormai tutti lo chiamano il mio compagno di vita, purtroppo. Devo ringraziare moltissimo i miei genitori, che hanno saputo accudirmi in tutte le evoluzioni della terapia. Ho fatto l’insulina in siringhe di vetro, non c’erano le strisce per misurare la glicemia e mi dovevo controllare la glicosuria, che in base a quello che sappiamo oggi non serve a niente.

Come è cambiata la sua vita con il sistema di infusione intraperitoneale?

Durante questi sessant’anni ho accettato qualsiasi tipo di cura mi venisse proposta. Dieci anni fa ho cominciato con il microinfusore, ma anche quello non funzionava. So, da mia moglie e dai miei figli, che quando la mia glicemia non va bene divento molto aggressivo, fortunatamente non verso di loro. Ho anche saputo che mio figlio, quando era a Palermo, non mi chiamava perché lo andassi a prendere in quanto aveva paura che potessi sentirmi male in macchina. Con l’intervento tutti questi problemi sono spariti. L’atmosfera in famiglia è completamente cambiata e io mi sento un uomo diverso.


Hai trovato quello che cercavi?

Se No, vuoi lasciarci un tuo commento?

ARCHIVIO DEI NUMERI PRECEDENTI

Vai all'archivio della rivista Modus e leggi tutti i numeri della rivista in pdf.

VEDI ARCHIVIO