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Una serata etnica col diabete

Oggi vorrei parlarvi di quelle simpatiche serate, di sabato o venerdì sera, quando ti chiama un amico e ti propone di uscire a cena. Ma non al solito posto, alla trattoria o al ristorante locale, con tanti carboidrati simpatici e conosciuti, no. Andiamo in bel locale di cucina etnica!

Una serata etnica col diabete

“Oh mamma!” pensi tra te e te, un po’ tra la curiosità e l’angoscia, e parte la lista dei posti, paesi e sogni. “Potremmo andare al thailandese, all’indiano, al Libanese, oppure al Turco! Ma no, ma meglio il sushi al giapponese!”, mentre si discutono le proposte, tu già sudi freddo. 

Inizi a pensare ai piatti tipici di ogni nazione, i carboidrati, grassi, gli effetti misteriosi sulla glicemia. Sulle salsine dell’indiano, lo sai, è tutto un mistero. Cosa mettono di dolciastro sulle zuppe giapponesi, chi può dirlo!? E nelle polpette speziate libanesi non hai idea di cosa ci sia dentro.

Dici sì, per educazione e giovialità, voglia di provare e spirito di avventura, ma intanto provi a scaricare il conteggio dei carboidrati in cinese. Carichi il serbatoio di insulina e ti prepari alla famosa serata del cibo conteggiato “ad occhio”. E con eleganza e stile, senza che nessuno ci faccia caso, studi il contenuto di ogni portata manco fossi un chimico molecolare o l’ufficio di igiene della Asl.

Alla fine, per mia esperienza, ho notato che in questi casi va: o bene, bene o male, male. E allora non sai più che sperare, ma provi comunque a goderti la serata etnica, sperando che i tuoi amici non ci prendano l’abitudine. Cerchi di ricordare qualcosa di quegli alimenti e dei relativi effetti sulla tua glicemia, come quelle persone organizzate che salvano sul cellulare il conteggio dei carboidrati dei cibi più amati. Beati loro e la loro organizzazione!

E voi come vi muovete in questi territori sconosciuti?

Scrivetemi e raccontatemi la vostra storia se vi va.
Ogni mercoledì vi racconterò la mia!

Aiutaci a divulgare queste testimonianze, affinchè possano lasciare un'impronta, una traccia anche un solo piccolo segno a qualcuno là fuori che con voce silenziosa chiede sostegno e non deve sentirsi solo.

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