"Variabilità glicemica"

Le glicemie possono variare molto nell’arco della giornata alternando ‘picchi’ iperglicemici, magari brevi, a fasi di ipoglicemia. La terapia dovrebbe quindi tendere non solo a migliorare il compenso glicemico ‘medio’ (misurato dalla emoglobina glicata) ma anche le differenze fra i valori glicemici massimi e minimi all’interno della giornata (variabilità glicemica).

Termini correlati

Glicemia

Concentrazione di glucosio nel sangue. Il valore normale a digiuno è compreso tra i 70 e i 99 mg/dl; tra 100 e 125 mg/dl si parla di 'alterata glicemia a digiuno'; una glicemia al di sopra dei 126 mg/dl, sempre a digiuno, può definire una condizione di diabete. Viene dosata nel sangue attraverso un prelievo ma può essere rilevata anche su sangue capillare attraverso una striscia reattiva e un glucometro.Per la diagnosi di diabete sono necessari ulteriori approfondimenti diagnostici.

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Iperglicemia

Concentrazione elevata di glucosio nel sangue. L'iperglicemia configura una condizione di diabete quando la glicemia a digiuno supera i 126 mg/dl o i 200 mg/dl due ore dopo il pasto. Nella persona con diabete iperglicemie ripetute e prolungate danneggiano i vasi arteriosi, compromettendo la funzione di molti organi e provocando la comparsa delle complicanze.

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Ipoglicemia

Concentrazione di glicemia inferiore a 70 mg/dl. Alcuni farmaci antidiabetici, soprattutto insulina e sulfoniluree, possono abbassare troppo la glicemia. Questo avviene quando si sono assunte dosi elevate del farmaco, quando è stato consumato un pasto a basso contenuto di carboidrati o si è ‘saltato’ un piatto o il pasto intero, dopo aver assunto la terapia. Ogni persona ha la ‘sua’ soglia minima di ipoglicemia, generalmente però quando si scende sotto i 60 mg/dl il cervello – che è il più grande consumatore di glucosio – attiva una reazione adrenergica che si traduce in una prima fase, prodromica (nervosismo, irritazione, fame, difficoltà di concentrazione) e in una seconda fase, motoria (tremito, difficoltà nell’articolare le parole o mettere a fuoco le immagini). Fermare una ipoglicemia in questa fase è semplicissimo: basta assumere l’equivalente di 15 grammi di zucchero cioè mezza lattina di bibita dolce o tre bustine/zollette di zucchero. Se non si interviene, però, possono subentrare convulsioni che rendono necessario un aiuto esterno. A quel punto, ingerire liquidi o solidi potrebbe essere difficile e il modo migliore è una iniezione intramuscolo di glucagone. Se la glicemia continua a scendere (20/30 mg/dl) il cervello per difendersi si ‘spegne’ e la persona entra in coma. Nonostante i suoi aspetti molto visibili e preoccupanti, la crisi ipoglicemica e perfino il coma ipoglicemico, trattati adeguatamente, si risolvono usualmente in poche ore senza lasciare conseguenze permanenti.

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