Quando ero piccolina, poco dopo aver scoperto del mio diabete, non capivo cosa fosse quella strana sensazione di tremore che provavo quando facevo troppa insulina. Ho dovuto impararlo col tempo, con tutti gli altri segnali del corpo, come quelli legati anche all’iperglicemia.

La cosa che mi faceva più paura però era l’ipoglicemia. Quella sensazione di terrore e morte che poteva prendermi in qualsiasi momento.

25 anni fa non esistevano i sensori e tutto era una sorpresa. Per questo, per tanti anni, ho fatto un uso spropositato di striscette per misurare la glicemia.

Avevo bisogno di stare tranquilla.

Di cercare di prevenire una possibile ipoglicemia soprattutto in momenti importanti della mia vita.

Durante l’esame di terza media, ma anche di maturità. Al primo incontro col fidanzato o la pizza con le amiche. Avevo paura di andare in ipoglicemia, di mostrare la parte più evidente del diabete, ma, soprattutto, di stare male, improvvisamente, magari nel bel mezzo del divertimento, della spensieratezza, della felicità.

Sono stati anni difficili, a ripensarci adesso. E i miei polpastrelli erano veramente dei colabrodi a furia di bucarli.

Ora le cose sono cambiate.

E anche dal punto di vista della paura per l’ipoglicemia mi sento molto più tranquilla. Il sensore mi avverte per tempo e posso anche frenare l’insulina per cercare di non andare troppo in basso.

Il sensore per me, terrorizzata dalle ipoglicemie, è stata una vera rivoluzione. Un gran cambio di rotta che ha avuto risvolti positivi su tutta la mia vita.

Per cui dico: abbasso la paura e viva la tecnologia!

Voi che ne pensate? Chi altro è terrorizzato dall’ipoglicemia come me?

Scrivetemi la vostra storia.

Io vi racconterò la mia!

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