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Failed recovery of glycemic control and myofibrillar protein synthesis with 2 wk of physical inactivity in overweight, prediabetic older adults

McGlory C, von Allmen MT, Stokes T, et al. Commento di S. Balducci - Dipartimento di Medicina clinica e molecolare, “La Sapienza” Università Roma, Unità per il Diabete, Ospedale Sant’Andrea, Roma

GIDM e diabete


09 dicembre 2019

Failed recovery of glycemic control and myofibrillar protein synthesis with 2 wk of physical inactiv

In questo interessante studio pilota canadese pubblicato sulla rivista della Società Americana di Gerontologia su persone anziane (età 69 ± 4 anni), sovrappeso (BMI 27,4 ± 5), in prediabete (intolleranti al glucosio, glicemia a 120’ dall’OGTT 158 mg/dl) gli autori hanno valutato al basale, dopo 14 giorni di completa sedentarietà (ospedalizzazione, convalescenza) e dopo 14 giorni di  ripresa dell’attività fisica gli step misurati con il pedometro, l’insulino-resistenza misurata con il modello omeostatico (HOMA), l’insulino-sensitività con il Matsuda Index e la sintesi di proteine muscolari. I risultati, in parte noti, ci confermano che passare acutamente da ~ 7000 step al giorno a meno di 1000 in sole 2 settimane conduce a un peggioramento statisticamente significativo  (< 0,05) della glicemia e dell’insulinemia  a digiuno e dopo 2 h,  dell’insulino-resistenza (+23%) e insulino-sensitività (-35%), dell’infiammazione di basso grado (TNFα, IL-6 e CRP), oltre che della sintesi di proteine mio-fibrillari (MPS). I risultati sono innovativi e molto interessanti quando si prendono in considerazione gli stessi outcome dopo 2 settimane di ripristino dell’attività fisica ~ 7000 step al giorno. Contrariamente alla positiva risposta che si ottiene con il ritorno all’abituale attività fisica in soggetti giovani o anziani normo peso e normo tolleranti al glucosio, nella popolazione studiata si assiste invece a un mancato ritorno ai valori basali e quindi al persistere delle condizioni di aumentata insulino-resistenza, diminuita insulino-sensitività e infiammazione cronica di basso grado, predisponendo di fatto questa popolazione a un maggior rischio di sviluppare il diabete tipo 2 e le negative condizioni associate. I risultati di questo studio pilota ci confermano ancora una volta l’importanza di essere fisicamente attivi e di ridurre la sedentarietà nella popolazione anziana con una predisposizione a sviluppare il diabete (sovrappeso/obesi, in prediabete, sedentari) per prevenire o ritardare l’insorgenza del diabete e delle sue comorbidità. Ci suggeriscono inoltre che anche ripetuti brevi periodi di completa sedentarietà possono peggiorare significativamente e cronicamente gli outcome che più facilmente conducono al diabete e alle malattie cardiovascolari e quindi l’impellente necessità di interrompere la sedentarietà con brevi periodi di camminata o attività di resistenza (esercizi calistenici) e rimanere  fisicamente attivi il più a lungo possibile.

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