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Fake news e salute: un matrimonio che (NON) s’ha da fare

A. Boaretto - Founder & CEO Personalive

GIDM e diabete


09 dicembre 2019

Fake news e salute: un matrimonio che (NON) s’ha da fare

2013: nascono BUTAC e Bufale.net, tra i siti/pagine social più famose tra quelle dedicate all’identificazione delle fake news.

23 novembre 2018: il virologo Roberto Burioni, insieme ad altri medici, apre ufficialmente MedicalFacts, un sito dedicato allo smantellamento delle “bufale” della medicina.

11 maggio 2019: 23 pagine Facebook italiane, che diffondevano notizie false e contenuti d’odio in violazione delle regole della piattaforma, vengono chiuse su segnalazione della ONG Avaaz tramite un apposito report. In totale contavano circa 2 milioni e mezzo di follower, registrando negli ultimi 3 mesi circa 2 milioni e mezzo di interazioni.

Il fenomeno delle fake news, cioè tutte quelle informazioni in parte o del tutto non corrispondenti al vero, è sempre più attuale e sulla bocca di tutti.

Anche in Italia il problema è molto sentito, come emerge dal 52° Rapporto del Censis: tra i principali problemi legati all’era digitale, la manipolazione delle informazioni attraverso le fake news raggiunge il terzo posto (dopo cyberbullismo e pericoli per la privacy), con il 40,4% degli intervistati che si definisce preoccupato del problema.

Nel corso del 2018 in Italia la disinformazione ha interessato l’8% dei contenuti informativi online prodotti mensilmente e ha riguardato soprattutto argomenti di cronaca e politica (nel 53% dei casi) e notizie di carattere scientifico (18% dei contenuti di disinformazione) 4.

Se già nel 2017 l’85% degli Heavy eShopper italiani – cioè gli utenti internet maggiormente consumanti notizie e contenuti online avendo una frequenza di acquisto online di uno o più acquisti al mese – affermava di aver riscontrato almeno una volta una fake news 5 durante la propria esperienza di navigazione, a oggi il fenomeno è in costante escalation, fino a guadagnarsi l’attenzione della Commissione Europea, che per il 2019 ha stanziato 5 milioni di euro per il contrasto delle fake news in occasione dell’anno delle elezioni europee, con un aumento vertiginoso rispetto ai 1,9 milioni dell’anno precedente 6.

Ma chi sono i soggetti che cadono vittima delle fake news?

Stando a una ricerca americana pubblicata su Science Advances nel gennaio 2019 7, le persone con più di 65 anni tendono a condividerle fino a 7 volte tanto rispetto ai giovani, dimostrando di avere meno “anticorpi” rispetto alle insidie della navigazione online.

Ma pensare che ci caschino solo gli anziani è sbagliato, come testimoniato dal 14° Rapporto Censis sulla comunicazione: più della metà degli italiani ci casca almeno una volta, con la percentuale di quanti credono alle fake news che si attesta al 51,9% tra le persone più istruite, e sale fino al 58,8% tra i giovani under 30 8.

Come nascono le fake news?

Pensare che le fake news al giorno d’oggi si generino automaticamente sarebbe quantomeno riduttivo, e un assaggio del lungo e intenzionale processo di generazione e diffusione delle fake news ci arriva ancora una volta dal report di Avaaz in cui si osserva il cambio di nome progressivo di una pagina Facebook creata per altri scopi e poi usata impropriamente per diffondere fake news come si osserva dell’esempio in Figura 1.

Figura 1. Fake news: il lungo processo di nascita delle pagine su Facebook.

Ma il cambiare progressivamente nome alla propria pagina una volta raggiunta una massa critica di follower non è l’unico trucchetto usato, il manuale della perfetta creazione di fake news conta metodologie ormai consolidate e volte da un lato alla diffusione diretta dei contenuti, e dall’altra al conferimento della credibilità necessaria alla loro condivisione da parte di terzi (inconsapevolmente): creazione di profili “Fake”, utilizzo di fonti fittizie, spam, ricorso al clickbait, decontestualizzazione delle affermazioni ecc.

Il punto per il mondo healthcare

“Nel 2017 quasi 9 milioni di italiani sono stati ‘vittime’ di fake news nel campo della salute, in particolare in oncologia e sulle vaccinazioni 9”.

L’ISS ha aperto una sezione ad hoc sul proprio sito dedicata a “Bufale e falsi miti”, identificando già oltre 150 fake news.

Focalizzandosi sul diabete si evince che quest’ultimo ambito non ne esce decisamente indenne, considerando che, secondo uno studio pubblicato a novembre 2018 10, tra i primi 100 fatti a tema diabete espressi nei post più virali, 60 sono completamente errati dal punto di vista medico-scientifico, 8 sono parzialmente veri e solo 32 attendibili.

Gli argomenti principe cercati online in relazione al diabete sono diversi: in primis suggerimenti sull’alimentazione (38%), seguiti dai tutorial che spieghino come affrontare la malattia (18%) e da informazioni su dispositivi medici (17%), chiudono le attività di confronto sui sintomi (12%), le cause (9%), e gli stili di vita (8%).

Ma quali sono le fake news più comuni che circolano in rete sul diabete? 11 12

Gli argomenti sono molteplici, dall’alimentazione (dieta paleolitica, diete in base al gruppo sanguigno, la causa da ricercare nell’eccesso di dolci, fino ad arrivare addirittura alla possibilità di guarire tramite la sola dieta) alle cure alternative (DiaRemedium cinese, diabete protocollo, insulina non necessaria per i diabetici tipo 1) fino all’utilizzo di composti naturali dalla dubbia efficacia per il contrasto dei sintomi (dall’utilizzo di nutraceutici ai ceci per combattere il diabete).

Ma perché caschiamo così frequentemente nelle fake news?

Tralasciando gli aspetti psicologici legati a credenze e preconcetti, la realtà sembrerebbe un’altra: ci caschiamo perché siamo pigri 13.

Questo è quanto emergerebbe da una ricerca pubblicata su Cognition 14, in cui 3.000 utenti sono stati sottoposti a un test chiamato Cognitive Reflection Test (CRT), che misura la capacità di ciascuno di mettere in discussione le proprie “reazioni di pancia”. Un test focalizzato sui “bias cognitivi”, cioè tutti quegli errori di giudizio e automatismi della mente che possono distorcere la nostra percezione della realtà.

Se ci facciamo adescare dalle bufale non è (tanto) per i nostri pregiudizi, quanto perché non resistiamo alle scorciatoie mentali. Anche nel ragionamento, non vogliamo fare fatica 13”.

Infatti, gli utenti maggiormente riflessivi hanno dimostrato una maggior resilienza alle pratiche legate alle fake news, dimostrando di essere maggiormente in grado di riconoscerle ed evitarle.

Come sarà dunque il futuro?

Grigio.

Da un lato le nuove tecnologie porteranno a fenomeni sempre nuovi, introducendo nuove possibilità di manipolazione dei contenuti. Un caso che ha iniziato a circolare parecchio in rete ultimamente è quello dell’alterazione dei movimenti facciali tramite ricostruzioni con intelligenza artificiale 14.

Figura 2. AI e fake news: nuovi pericoli in arrivo? 15.

Dall’altro i cambiamenti sociali, che sottolineano come la fruizione di notizie sia sempre più immediata e veloce, con la crescente preferenza verso contenuti visuali e la soglia di attenzione che cala sempre più: adesso non dura più di 8 secondi di media, meno dei pesci rossi – nel 2000 era di circa 12 secondi.

Ma è in questo scenario all’apparenza catastrofico che si registrano le iniziative di contrasto di cui abbiamo parlato in apertura di articolo.

La strada per l’annientamento delle fake news è da combattere da un lato riorganizzando le fonti di informazione – in modo da avere fonti di informazione affidabili, ma al contempo di sicuro appeal verso il pubblico, – e dall’altro utilizzando i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia anche a scopo di contrasto delle fake news, processo da poco intrapreso anche dai big del mondo digitale, Facebook e Google in primis 16.

Il primo passo, d’altronde, è già stato fatto: cominciare a parlarne.

Bibliografia

1 https://www.medicalfacts.it/2018/11/26/medical-facts-roberto-burioni

2 https://avaazpress.s3.amazonaws.com/ITNetworks-ExecSumm-11_05_2019.pdf

3 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/dicembre 2018.

4 1° Osservatorio sulla disinformazione online, AGCom, dicembre 2018.

5 Experience Matters 2017, Personalive, POLI.Design e GreatPixel.

6 https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/action_plan_against_disinformation.pdf

7 Guess A, Nagler J, Tucker J. Less than you think: prevalence and predictors of fake news dissemination on Facebook. Science Advances, gennaio 2019.

8 14° Rapporto Censis sulla comunicazione/ottobre 2017.

9 Il valore socio-economico dell’automedicazione. Censis, Assosalute, 2018.

10 Ricerca “Diabete & Rete”. Brand Reporter Lab, AMD, Sanofi, novembre 2018.

11 Diabete, le 10 fake news e i falsi miti più diffusi pericolosi per chi ha la glicemia alta. Corriere della Sera, novembre 2017.

12 Se un diabetico adotta la dieta paleolitica e rinuncia ai carboidrati può eliminare l’insulina? Corriere della Sera, febbraio 2018.

13 Fake news: ci caschiamo perché siamo pigri. Focus, luglio 2018.

14 Pennycook G, Rand DG. Lazy, not biased: susceptibility to partisan fake news is better explained by lack of reasoning than by motivated reasoning, Cognition 2019.

15 Fake news e video manipolati: ecco il lato oscuro dell’intelligenza artificiale. IlSole24Ore, marzo 2019.

16 Intelligenza artificiale e fake news. CICAP, 2019


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