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Attività fisica e diabete

Rapporto tra l'attività fisica valutata mediante contapassi e diabete di nuova insorgenza nello studio di NAVIGATOR

Autore: William E Kraus, Thomas Yates, Jaakko Tuomilehto,Jie-Lena Sun, Laine Thomas, John J V McMurray,M Angelyn Bethel,Rury R Holman6

Rivista: http://dx.doi.org/10.1136/bmjdrc-2018-000523

Relationship between baseline physical activity assessed by pedometer count and new-onset diabetes in the NAVIGATOR trial

Rapporto tra l'attività fisica valutata mediante contapassi e diabete di nuova insorgenza nello stud

Obiettivi: L'attività fisica è correlata a risvolti clinici, anche dopo aggiustamento per la massa corporea, ma è raramente valutata in studi clinici randomizzati.

 

Metodi: È stata condotta un’analisi osservazione sui dati del Nateglinide and Valsartan in Impaired Glucose Tolerance Outcomes Research trial, in cui un totale di 9306 persone provenienti da 40 paesi con ridotta tolleranza al glucosio e malattie cardiovascolari o fattori di rischio cardiovascolare sono stati randomizzati per ricevere nateglinide o placebo, in un progetto fattoriale 2-by-2 con valsartan o placebo. A tutti è stato chiesto di partecipare anche a un dettagliato programma di modifica dello stile di vita e ricevere un follow-up di una durata media di 6,4 anni ponendo come endpoint co-primario la progressione verso il diabete. L'attività ambulatoriale di sette giorni è stata valutata al basale utilizzando i pedometri per la ricerca. E’ stato valutato se la l'attività fisica al baseline era correlata al successivo sviluppo del diabete in soggetti con ridotta tolleranza al glucosio.

Risultati: I dati del pedometro sono stati ottenuti su 7118 partecipanti e il 35,0% ha sviluppato il diabete. In un'analisi non aggiustata ogni incremento di 2000 passi nel numero medio di passi giornalieri, fino a 10.000, era associato a un rischio inferiore del 5,5% di progressione verso il diabete (HR 0,95, IC 95% 0,92-0,97), con > 6% di riduzione del rischio relativo dopo l’aggiustamento.

Conclusione: L'attività fisica deve essere misurata obiettivamente in studi farmacologici poiché è un contributo significativo ma sottovalutato ai fini degli esiti del diabete. Dovrebbe essere altresì una componente abituale della pratica clinica.


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