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Alimentazione e diabete

Zucchero? No grazie!

Autore: M.I. Maiorino 1 3, K. Esposito 2 3 - 1 UOC di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, AOU Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli; 2 Unità di Programma di Diabetologia, AOU Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli; 3 Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche, Neurologiche, Metaboliche e dell’Invecchiamento, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli

Il paradigma delle diete salutistiche più diffuso nella prevenzione cardiovascolare è forse quello che raccomanda una restrizione dell’introito lipidico, come se i grassi – in particolare quelli saturi – siano il principale imputato tra i fattori promuoventi l’insorgenza di malattie.

Zucchero? No grazie!

L’obiettivo dell’articolo, invece, è quello di esplorare gli effetti dannosi dello zucchero, ricordando che i carboidrati non sono tutti uguali e che è necessario riflettere non soltanto sulla quantità, ma anche sulla qualità: gli zuccheri raffinati, in particolare, esplicano effetti dannosi a livello metabolico, ed è pertanto necessario valutare sempre la composizione degli alimenti e prestare la massima attenzione, soprattutto nel caso delle bibite, agli zuccheri aggiunti. In altri termini l’impatto di una caloria è determinato dal suo impatto in termini non soltanto energetici ma anche metabolici, in quanto ogni nutriente, in base alla propria natura, orienta in maniera differente l’organismo verso i processi anabolici, e dunque di accumulo, piuttosto che verso quelli catabolici. Qual è dunque la dieta ottimale? Il modello per eccellenza è quella mediterranea, ma numerosi dati dimostrano che una minore assunzione di glucosio e la riduzione dei cibi processati si associa a un miglioramento dei marker di rischio di malattia cardiovascolari. Le diete chetogeniche, insomma, sembrano quelle dotate di maggiori benefici, oltre che di un effetto più incisivo sul peso corporeo. In mancanza, però, di evidenze sufficientemente solide per poterle considerare un riferimento univoco, già il controllo del consumo di carboidrati risulta un criterio importante ed efficace.


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