Secondo uno studio finlandese, pubblicato su “PlosOne”, trascorrere venti minuti in meno al giorno seduti aiuta a preservare la massa muscolare e ad abbassare i livelli del glucosio a digiuno nel sangue, riducendo così il rischio di diabete di Tipo 2.

Un intervento formativo di venti settimane, basato su un adeguato programma di allenamento fisico migliora la capacità aerobica (la capacità dell’organismo di mantenere un ritmo medio/veloce per un determinato periodo di tempo) e la funzione ventricolare sinistra in adolescenti con diabete di Tipo 1. Lo dimostra uno studio pubblicato su Diabetes Care, condotto dall’Università di Auckland in Nuova Zelanda.

Gli Autori hanno esaminato l’impatto di venti settimane di allenamento con esercizio fisico aerobico sulla funzione ventricolare sinistra e, secondariamente, sul controllo glicemico in 53 adolescenti con diabete di Tipo 1. I partecipanti, in tutto 75 (53 adolescenti con T1DM e 22 adolescenti non diabetici), sono stati divisi in due gruppi: il primo, che seguiva il percorso di allenamento fisico comprendente 38 adolescenti, con diabete di Tipo 1 e 22 adolescenti non diabetici, ed il secondo gruppo che non seguiva alcun programma di allenamento fisico composto da 15 adolescenti con diabete di Tipo 1. I ricercatori hanno scoperto che nel gruppo di allenamento, l’esercizio ha migliorato la capacità aerobica (10%), tale aumento è stato inferiore nel gruppo con diabete di Tipo 1 rispetto ai controlli. In termini di compenso glicemico, nel gruppo di adolescenti con diabete di Tipo 1 che hanno seguito il programma di allenamento si è osservata una riduzione del fabbisogno insulinico giornaliero di circa il 10% a fronte del mancato cambiamento dello stato glicemico.

«Negli adolescenti, la diminuzione della funzionalità ventricolare sinistra associata al diabete di Tipo 1 può essere migliorata, anche se non normalizzata, con una regolare attività fisica intensa», scrivono gli Autori. «Importante: la disfunzione diastolica, un meccanismo comune che causa l’insufficienza cardiaca nei soggetti più anziani con diabete, sembra essere parzialmente reversibile in questo gruppo di età».

Fonte: S Gusso et al. Diabetes Care. September 2017; 40(9).

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