Quello che ho capito in questi anni, soprattutto dopo l’esordio del diabete di mia figlia, è che difficilmente si riesce a spiegare agli altri cosa significa vivere una malattia cronica.

Se sdrammatizzi, ti senti rispondere allora tu non c'hai nulla: “Che sarà mai? Guarda come ride?”
O ancora peggio: “Guarda com'è bellina! Non può essere mica cosi malata!”
Come se la malattia venisse solo ai brutti e schivasse completamente tutti i candidati di Miss. e Mr. Italia.

Non hai dato le opportune spiegazioni. Non va bene.
Se ti butti in spiegazioni difficili, con particolare attenzione alle terrificanti complicanze del diabete. Allora tu sei un "poverino". Accidenti che paura!
E la gente scappa alle tue spiegazioni più terrorizzata che dopo un horror di Dario Argento.

Troppe spiegazioni.
La gente si spaventa.
Bene, ma allora, questo diabete, per essere presi sul serio, come si deve raccontare?

Come la pubblicità del formaggio? Che diceva: sì, un po' di più. No, aspetta, un po' di meno. Un po' di lato. Un po' più a destra.
Io, non l’ho ancora capito!
E voi?
Che approccio usare?
Sereno o catastrofistico?

E chi vi ascolta, riesce a capire davvero le vostre difficoltà?
Scrivetemelo e raccontatemi la vostra storia se vi va.
Ogni venerdì vi racconterò la mia!

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